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Pandemia e nuovi poveri: anche commercianti e agricoltori chiedono aiuto alla Caritas

Durante la prima ondata si è assistito a una gara di solidarietà, con 80mila euro raccolti in poco tempo. In questa seconda fase le donazioni arrivano allo 0,5 per cento

 

BRINDISI – Nonostante la pandemia da Covid e le restrizioni, la solidarietà non si ferma, ma rallenta. E cambiano anche i beneficiari: i nuovi poveri hanno visto la propria situazione peggiorare anche a causa del Coronavirus, del primo lockdown e delle attuali restrizioni. Ci sono anche piccoli imprenditori, agricoltori, gente che lavorava in nero tra coloro che si rivolgono alla Caritas di Brindisi e alla Casa di Zaccheo di Mesagne, un centro che aiuta gli indigenti e coloro che soffrono la solitudine. BrindisiReport ha incontrato padre Andrea Giampietro, direttore della Caritas dell'arcidiocesi di Brindisi-Ostuni e don Pietro De Punzio, che gestisce la Casa di Zaccheo a Mesagne. 

E' giovane, padre Andrea Giampietro, ha solo 33 anni e da settembre è operativo come nuovo direttore. Ma ha già il quadro della situazione ben presente. In genere i volontari della Caritas preparano quotidianamente circa 180 pasti da asporto in questo periodo. Ha potuto notare come molti dei beneficiari dei servizi Caritas adesso siano anche commercianti, che hanno dovuto chiudere le proprie attività. La generosità durante il primo lockdown è esplosa nel cuore dei brindisini, ma adesso c'è un po' più di stanchezza, nota padre Andrea. Quasi che il perdurare della situazione avesse fatto perdere smalto alle opere di carità da parte dei brindisini, sempre generosi. Nella prima fase della pandemia anche chi aveva poco, offriva il poco che aveva, magari attraverso opere. Il rischio è che il perdurare della situazione porti a forme eccessive di individualismo, generate dal senso di fatica, dice padre Andrea Giampietro. 

A Mesagne, invece, è attiva da anni la Casa di Zaccheo. Don Pietro De Punzio ha visto con i suoi occhi i cambiamenti portati alla società da Covid e relativo lockdown: se a febbraio erano una quindicina i pasti preparati quotidianamente, adesso sono 70. Una crescita esponenziale dovuta anche qui al proliferare di “nuovi poveri”, fondamentalmente una categoria composta da chi lavorava in nero e ha perso il lavoro. E la possibilità di ricevere sussidi statali. Durante la prima ondata della pandemia si è assistito a una gara di solidarietà, con 80mila euro raccolti in poco tempo. In questa seconda fase le donazioni arrivano allo 0,5 per cento. Il motivo di questa evidente flessione, per don Pietro De Punzio, è sempre da ricercare nella stanchezza che la situazione genera negli animi, unita all'impossibilità oggettiva di poter donare come nella prima ondata. La Casa di Zaccheo è un centro d'ascolto, che offre diversi servizi ai bisognosi: mensa (da asporto in questo periodo), accoglienza in generale. E' una realtà che si rivolge fondamentalmente a chi è povero non solo economicamente, ma è anche solo. Qui costoro possono trovare un rifugio per sfuggire a una piaga ancora peggiore della povertà: la solitudine.

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