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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

"Dietro ogni difetto di Brindisi sussiste l’egoismo di chi non lavora per gli altri"

Una breve vacanza fuori dall’Italia fornisce sempre spunti di riflessione, ti permette di vedere casa tua dall’alto e non dal corridoio

BRINDISI - Dici estate e pensi Puglia, o almeno tale è il trend che, da alcuni anni a questa parte, fa incetta di turisti in tutti gli stabilimenti balneari e borghi turistici. E così, via: tutti felicissimi di condividere i propri scatti più panoramici, il mare cristallino, il sole al tramonto che, come abile artista, dipinge di rosso cinabro l’orizzonte. L’amore per la nostra terra è una qualità che decantiamo, come un buon vino che si mantiene e migliora col passar degli anni. Ma è effettivamente così?

Prima di scrivere questa righe ero incerto se valesse la pena spendere minuti per un articolo dedicato a tematiche sociali inflazionate ma, al tempo stesso, inascoltate. Una breve vacanza fuori dall’Italia fornisce sempre spunti di riflessione, ti permette di vedere casa tua dall’alto e non dal corridoio. Prospettive diverse, per rendersi conto che il familiare non è più necessario, il colore delle pareti non è scontato così come ciò che si conosce non dev’essere forzatamente un frattale piegato su sé stesso. 

Insomma, la consuetudine non può essere eterna ma può e necessita di essere spezzata, proprio come i vizi e le debolezze ataviche della nostra città. Questa opinione, insieme a un articolo del Corriere del Mezzogiorno (*), che pone Brindisi nella Top Ten dei centri pugliesi da cui i giovani fuggono, mi ha spinto a condividere il mio disappunto sul lungo tunnel in cui la nostra città è intrappolata.

Più del 10 per cento degli under 30 fugge dalla città, in cerca di studi e occasioni lavorative che non siamo capaci di offrire. Un’enorme ricchezza persa nel nulla. Eppure vediamo navi che partono (quasi) ogni giorno colme di turisti, osserviamo decine di mercantili diretti verso il nostro porto da tutto l’Adriatico ed il Mediterraneo. Come se non bastasse, da queste navi si può ammirare lo spettacolo di atterraggi e decolli di tantissimi aerei che sfiorano le abitazioni dei quartieri Casale e Sciaia. La nostra città sembra connessa col mondo.

In aggiunta, lo sguardo che contempla tutto ciò viene accarezzato da un sole che irradia il Castello Alfonsino, fortezza unica, che saluta i tanti turisti che approdano nel nostro porto. Purtroppo, basta spostare lo sguardo di 180° per notare che il Castello di Mare non gode dei paesaggi più suggestivi: comignoli fumanti, vapori e fiamme di una zona industriale, in parte dismessa e più grande della stessa Brindisi, incombono sulla parte sud del litorale e del porto. Un’enorme distesa di terra svenduta troppo facilmente alcuni decenni fa e che non si ha la voglia di recuperare e restituire alla città. Ed i giovani fuggono.

Il centro storico, il nucleo fondamentale di ogni città, ciò da cui si costruisce l’identità di un centro abitato, in che condizioni si trova? In Italia e altrove, gli scorci migliori vengono valorizzati, guai a imbrattarli (si osservi la Chiesa del Cristo), guai ad offenderne la bellezza (prendiamo come esempio i Corsi e le piazzette disastrate e segnate da macchine e smog) e guai a mostrare noncuranza e spazzatura su ciò che rende orgoglioso un abitante della sua città (…fermiamoci qui che è meglio!).

Tutto è frutto delle nostre scelte, dei nostri atteggiamenti, del modo in cui assoggettiamo il bene comune ad un nostro uso personale, egoistico e fondamentalmente incivile. Ed i giovani fuggono.

La politica non può creare posti di lavoro ma può agevolare le condizioni per le quali una società esprime tutto il suo potenziale: il politico che promette un posto di lavoro usa la res pubblica a proprio vantaggio, al contrario del politico che amando la sua città, sacrifica sé stesso pur di regalare qualcosa alla terra a cui appartiene. Dietro ogni difetto di Brindisi sussiste l’egoismo di chi non lavora per gli altri ma lavora per sé stesso e impoverisce la nostra città ed il nostro futuro. Se si proseguirà in questa direzione, ai giovani converrà certamente scappare. 

Eppure, da quella nave sospinta dalla tramontana da cui ho osservato la città, rimane imperterrito il desiderio di vedere una città migliore, di osservare una Colonna Romana che accompagnato Brindisi durante il suo massimo sviluppo, e che ora compatisce i suoi concittadini che l’ammirano ancora, in cerca di una guida. In cerca dell’orgoglio con cui poter cambiare il proprio futuro e dire NO ai soliti vizi ed errori. Così i giovani ritorneranno. 

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