Martedì, 18 Maggio 2021
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A cura di Blog Collettivo

Lo shock dimissioni a Roma scuote anche le certezze attorno al M5S

“Abbiamo dato fastidio ai poteri forti”. La teoria del complotto è , come era previdibile, la cortina fumogena utilizzata dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, per nascondere una gravissima crisi che si è aperta nel governo della capitale d’ Italia

Virginia Raggi e Luigi Di Maio

“Abbiamo dato fastidio ai poteri forti”. La teoria del complotto è , come era previdibile, la cortina fumogena utilizzata dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, per nascondere una gravissima crisi che si è aperta nel governo della capitale d’ Italia. In un solo giorno si sono dimessi il suo capo di Gabinetto , Carla Raineri, e l’assessore al Bilancio, il barese Marcello Minenna. Insieme a loro sono hanno lasciato il loro posto Alessandro Solidoro, Armando Biandolese e Marco Rettighieri, tutti e tre ai vertici di importantissime municipalizzate quali Ama e Atac.

Si tratta di uno shock a vene aperte per il Movimento 5 Stelle, che meno di tre mesi fa festeggiava a squarciagola per le vie capitoline la vittoria della Raggi. Mentre il neo sindaco si barrica dietro un silenzio tombale, la Raineri ha affermato una cosa davvero molto pesante : “Ero convinta di garantire la legalità, ma non era cosi”. Dietro le quinte del palcoscenico del Campidoglio (ormai si può dire di essere a teatro per quello che sta accadendo) ci sarebbe una resa dei conti interna al Movimento 5 Stelle, tra una corrente politica composta dai fedelissimi della Raggi e con un‘ altra facente capo al vice presidente della Camera, Luigi di Maio. Una corrente “istituzionale” che, come era prevedibile, avrebbe comunque voluto dire la sua nella composizione della squadra di governo di Roma capitale.

“Se falliamo a Roma fallisce tutto” ha detto di Maio. Mentre il re Mida, Beppe Grillo, ha scaricato  la Raggi ed insieme ai vertici pentastellati ha fatto serpeggiare la voce di aver minacciato, addirittura, di toglierle l’uso del simbolo del movimento. Anche Marco Travaglio, giornalista che sino a poco tempo fa aveva dimostrato simpatie per il 5 Stelle, ha parlato di “spettacolo inverecondo”, aggiungendo che a Roma “sembra di essere all’ asilo”. Muto come un sarcofago, invece, un altro attore di prima fila dei grillini, Alessandro Di Battista. Mentre la senatrice Paola Taverna afferma che “continueremo a sostenere il sindaco , ma nessuna lettera per dare carta bianca”.

Ma cosa sta davvero accendendo nella “capitale a 5 stelle” ? E’ innegabile il fatto che Roma sia in una situazione disastrosa, in quanto la sua amministrazione è stata nel corso degli anni letteralmente sbranata dalla politica e dai suoi interessi. L’inchiesta “Mafia capitale” , che ha colpito in maniera trasversale esponenti sia del centro-sinistra quando del centro-destra, è stata l’epilogo di questa drammatica situazione. Assunzioni clientelari, affitti a basso costo per le sua case che sono state poi riservate a parenti ed amici di questo o quel politico, abusi sui finanziamenti statali di ogni tipo hanno contribuito poi a formare la grande voragine di debiti in cui è sommerso il Campidoglio.

Un debito di oltre 14 miliardi di euro caricato sulle spalle di una città che ha ancora tantissimi problemi nei settori del trasporto pubblico e dello smaltimento dei rifiuti. Nessuno ha di certo la bacchetta magica, è vero. E questi problemi richiedono anni ed anni di serie politiche di risanamento, oltre che ad un azione precisa di concerto con il governo nazionale. Non è  quindi assolutamente facile governare Roma, come ha detto lo stesso di Maio. Ma avrebbe fatto forse meglio a dirlo anche in campagna elettorale.

La vera notizia non è la crisi di una giunta comunale. E’ quella che riguarda l’immagine che i 5 Stelle si sono da sempre voluti cucire addosso su misura. Quella di essere “ diversi”, di essere un “ movimento e non un partito”, e di definirsi una comunità di “ cittadini”. Un immagine che non è per nulla veritiera, in quanto quello che  sta accadendo a Roma è la stessa identica cosa che è sempre successa nell’ era del potere partitocratico: lotte tra le correnti interne e dissidi tra un sindaco ed i vertici del suo partito. Nulla di più.

Per questo, al di là del fatto se la Raggi riuscirà ad uscire da questo pantano in cui è letteralmente immersa sino al collo, il Movimento 5 Stelle farebbe bene ad iniziare a dire la nuda e cruda verità ai suoi elettori: l’olio santo della perfezione politica non lo detiene proprio nessuno.

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