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L’ansia generazionale: dal genitore al bambino

Tra i tanti bambini che seguo, quelli ansiosi sono quelli che vorrebbero con fatica nascondere questo peso fastidioso, inconsapevoli della loro stessa pena. E come usualmente si pensa l’angoscia perenne si origina dalle dinamiche famigliari

Tra i tanti bambini che seguo, quelli ansiosi sono quelli che vorrebbero con fatica nascondere questo peso fastidioso, inconsapevoli della loro stessa pena. E come usualmente si pensa l’angoscia perenne si origina dalle dinamiche famigliari. Ma come? Possiamo dire che una prima ragione è la qualità del rapporto di coppia coniugale. Si, pare che uno scarso supporto reciproco tra i genitori, conflittualità intrafamiliare ed un generale malfunzionamento intrafamiliare siano significativi nello sviluppo e mantenimento dell’ansia. Questo perché i più piccoli apprendono qualità comunicative basate sullo scarso calore e fiducia nell’altro. Se c’è uno scarso supporto tra i coniugi, uno dei due inconsapevolmente riversa l’amore verso il figlio, ma in modo invadente, intrusivo, ossessivo. 

In generale, sicuramente, stili e comportamenti genitoriali ipercontrollanti, vigilanti, con un’eccessiva regolazione e/o limitazione dell’autonomia del bambino nelle attività e nelle routine quotidiane, porta ad accentuare l’ansia nei piccoli, specie se già hanno un temperamento insicuro. L’atteggiamento genitoriale fa pensare al bambino di non farcela, che il mondo è cosi cattivo, pericoloso e che avrà sempre e comunque bisogno di qualcuno per superare le difficoltà.

L’insicurezza e l’idea di incontrollabilità del mondo esterno fa abbassare la percezione di autoefficacia e l’autostima. Anche uno stile genitoriale caratterizzato da mancanza di calore e approvazione, contribuisce a creare nel bambino idee negative e distorte sul mondo, su di sé e sul futuro, poiché diminuisce l’autopercezione positiva nel riuscire, la fiducia viene meno. 

Ma cosa porta il genitore ad agire in un certo modo? Il suo stesso carattere ansioso automatizza i comportamenti di controllo poiché dettati dalla paura, dalla visione negativa del mondo. In questo senso fattori cognitivi come credenze ed attribuzioni genitoriali hanno un ruolo fondamentale nella trasmissione intergenerazionale dell’ansia. Nello specifico, attraverso un apprendimento basato sull’osservazione, il bambino impara quel modello di risposte comportamentali e lo ripropone in simili situazioni future. Inoltre si viene a creare un circolo viziosi che si auto-rinforza se il piccolo presenta alti livelli di emotività che stimolano nel genitore (specie quello ansioso) a comportarsi conseguentemente con ipercontrollo, intrusività, paura costante del pericolo. Al ché il bambino impara proprio questo e lo ripropone, aumentando il suo già presente livello di ansia. 

Possiamo dire pertanto che l’ansia tra generazioni è dato da fattori di tipo ambientale come il legame di attaccamento, il funzionamento e la struttura familiare, lo stile educativo e comportamentale del genitore, le credenze e le attribuzioni genitoriali. Pertanto, il primo passo da compiere sta nella consapevolezza della propria ansia come persona, sulla quale lavorare per evitare di trasmetterla alle nuove generazioni. Inoltre se il nostro rapporto coniugale non ci soddisfa, occorre curarlo in modo sereno senza fughe, per dare a se stessi e al bambino la possibilità di essere liberi e felici. 

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