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A cura di Blog Collettivo

Guerra in Ucraina: "Da non sottovalutare minaccia di olocausto nucleare"

Nuovo intervento di Michele Miraglia sugli sviluppi del conflitto

Il fondato timore che si sia giunti a un punto di non ritorno e le forti preoccupazioni, che aleggiano tra le popolazioni, per una incombente catastrofe nucleare, evidenziata, tra l’altro, dall’acquisto da parte del governo Usa di una maxi-fornitura di farmaci contro le radiazioni, dovrebbe indurre le maggiori potenze del pianeta, per la funzione di grande responsabilità che loro compete, ad impegnarsi a svolgere un ruolo più concreto per indurre i contendenti nella guerra in corso in Ucraina a deporre le armi per giungere ad  una pace onorevole, accogliendo finalmente gli accorati ed insistenti appelli di Papa Francesco.

Finora gli insuccessi accumulati dall’autocrate del Cremlino, che improvvidamente e con baldanza, aveva invaso l’Ucraina nel febbraio scorso, promettendo una facile conquista, sono molti e di notevole portata. Innanzitutto, egli ha provocato, nonostante le comuni origini e le analogie di lingua, una frattura insanabile e duratura tra la Russia e l’Ucraina dopo le devastazioni, distruzioni e morte inflitte dalle armate russe a quel paese, spingendolo di conseguenza e con determinazione ad aderire al blocco dei paesi occidentali, fattivamente solidali nell’aiuto ai resistenti per sostenerli nella difesa del suolo patrio, nella giusta considerazione che  senza il loro sostanziale soccorso, come avvenuto in precedenza in altre situazioni, di fronte alle pretese e prepotenze di Putin si sarebbe accentuata la tendenza del Cremlino ad estendere le mire imperialistiche  ad altri paesi confinanti.

Inoltre, a causa dell’aggressione e contro le intenzioni di Putin, l’isolamento della Federazione russa in Europa si è accentuato, verificandosi che nazioni in passato neutrali, come la Svezia e la Finlandia, seguite da altre confinanti, come la Moldavia e la Georgia, hanno aderito o chiesto di far parte della Nato, l’alleanza militare difensiva dell’occidente, determinando in tal modo il temuto accerchiamento del paese invasore. Tale isolamento è vieppiù accresciuto, dopo le severe sanzioni inflitte dai paesi occidentali a molti prodotti commerciali e strategici destinati alla Russia, che sta accusando la loro mancanza in molti settori della vita produttiva e del consumo da parte della popolazione. Infine, ma non per ultimo, la perdita del più importante partner commerciale e dei consistenti introiti di valuta pregiata, provenienti dalla vendita all’Europa di materie prime, gas e petrolio, soprattutto, imputabile alla totale inaffidabilità manifestata dal paese esportatore, costringendo gli importatori a rivolgersi ad altre fonti di approvvigionamento e ad aggiornare in parte l’apparato produttivo delle fonti di energia.

Tuttavia, se questo è quanto, la vulnerabilità e debolezza accusata in questa fase dall’autocrate del Cremlino, specie dopo la controffensiva dell’esercito ucraino, realizzatasi con la riconquista di molti territori persi all’inizio dell’invasione, sta accentuando la pericolosità delle sue azioni. Aver programmato ed essere partiti da una facile annessione dell’Ucraina e trovarsi, invece, con un pugno di mosche in mano con il rischio di perdere anche il conquistato, dopo i consistenti insuccessi in politica estera sopra documentati, non è una posizione facile da mantenere. Da qui, il ricorso minacciato all’arma nucleare, come arma risolutiva del conflitto, ben sapendo l’autocrate del Cremlino che i dittatori, come la storia insegna, difficilmente sopravvivono ad una sconfitta militare in aggiunta a quella in altri campi.

E’ pur vero che in passato, dal 2014 in poi, più volte Putin ha usato la minaccia nucleare come strumento di intimidazione verso l’occidente, senza riuscirci, pur valutando di trarre più rischi che benefici dal ricorso a quell’arma micidiale, in quanto essa, usata in campo di battaglia, provocherebbe una moltitudine di morti tra gli stessi soldati russi, oltre a rendere inabitabili ed improduttivi anche vasti territori rivendicati dagli invasori. Ma, tant’è, il personaggio è imprevedibile e gli insuccessi, via via accumulati, potrebbero spingerlo a tentare il tutto per tutto ed a ricorrere ai gesti estremi, l’olocausto nucleare, pur di non subire l’onta della sconfitta.

Nei vari tentativi di pace esperiti e per evitare l’inevitabile, sin da prima dell’aggressione, i più autorevoli leaders dei paesi occidentali in ripetuti viaggi a Mosca avevano scongiurato il Cremlino dall’iniziare le ostilità e di trovare una soluzione onorevole al dissidio con il paese confinante, incontrando la netta opposizione di Putin, ormai deciso all’invasione con piani particolareggiati. Eppure, esistono soluzioni accettabili al problema in questione, ancora senza sbocchi, in quanto in molti paesi del mondo coesistono in armonia popolazione diverse per lingua, tradizioni, etc. Per concludere, un esempio illuminante da seguire lo abbiamo in casa nostra, dove, a seguito dell’accordo De Gasperi – Gruber del passato, abbiamo un Alto Adige con popolazione mista italiana ed austriaca, che vive in pace e prosperità.

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