Braccio di ferro lavoratori-Edipower: domani nuova assemblea in centrale

BRINDISI - Se non fosse per la normativa che regolamenta le modalità di sciopero nelle centrali elettriche, oggi i lavoratori Edipower avrebbero già intrapreso la strada dell'astensione dal lavoro. L'azienda infatti non molla di un centimetro sul ricorso alle ferie forzate in questo primo semestre del 2010, e dopo l'assemblea di questa mattina ne è stata perciò indetta un'altra per domani alle 8 allo scopo di concordare una azione di risposta.

La centrale Edipower di Brindisi Nord

BRINDISI - Se non fosse per la normativa che regolamenta le modalità di sciopero nelle centrali elettriche, oggi i lavoratori Edipower avrebbero già intrapreso la strada dell'astensione dal lavoro. L'azienda infatti non molla di un centimetro sul ricorso alle ferie forzate in questo primo semestre del 2010, e dopo l'assemblea di questa mattina ne è stata perciò indetta un'altra per domani alle 8 allo scopo di concordare una azione di risposta.

Le novità delle ultime ore. Tra i tanti dubbi e perplessità riguardo il piano industriale ripresentato da Edipower e sui tempi e gli ostacoli autorizzativi presunti per la realizzazione del carbonile coperto (opera che, secondo l'azienda, dovrebbe normalizzare le attività produttive dell'impianto), questa mattina la rappresentanza sindacale unitaria non ha voluto aggravare le tensioni e ha proposto alla società, incontrando il direttore della centrale di Brindisi Nord, Tonino Maglio, di poter consumare il pacchetto ferie stabilito non nei due turni fissati da Edipower, ma da qui al 7 giugno sia pur tenendo conto delle esigenze poste dagli interventi di manutenzione programmata sui gruppi termoelettrici fermi.

La risposta fatta pervenire da Milano è la seguente: per discutere il piano del ricorso alle ferie obbligate è necessario riaprire la trattativa con le segreterie regionali dei sindacati, interrottasi alcuni giorni fa in Confindustria. Ma intanto il programma resta invariato. Considerando che la rottura era giunta proprio perchè Edipower non accettava soluzione di mediazione, la cosa ha il sapore di un circolo vizioso. L'assemblea stamattina dovrà discutere di ciò.

Edipower ricorre alle fermate perchè ritiene non competitiva sul mercato dell'energia la produzione del suo impianto di Brindisi, che sostiene di voler ammodernare e ambientalizzare proprio per ridurre i costi di funzionamento. Tra le soluzioni ipotizzate, sostengono alcune fonti, anche quella dell'acquisto di carbone più economico, ma più inquinante, resa possibile dal montaggio di desolforatori.

Ma sia dall'interno, che dall'esterno, aumentano le pressioni per chiudere la centrale Edipower di Brindisi Nord. Lo chiedono il Partito Democratico e i partiti della sinistra, lo chiede il sindacato Cobas (molto forte in Edipower) che propone il passaggio all'organico Enel di Cerano dei 120 di Brindisi Nord, lo chiederanno il 10 aprile quelli del movimento No Carbone con una manifestazione nel pomeriggio davanti ai cancelli della centrale per protestare anche contro il ventilato ritorno dell'uso di combustibile ad alto tenore di zolfo. La centrale di Brindisi Nord è molto vicina al centro urbano e a ridosso del porto commerciale.

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