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I "No al Carbone" polemizzano con la vicepresidente Capone

BRINDISI - La vicepresidente della Regione Puglia, nel corso di un convegno a Lecce sulle energie alternative, ha anticipato che sulla base delle riduzione dell'impiego di carbone del 10 per ceto, si potrebbe anche portare a buon esito il confronto - ancora da riavviare - con Enel riguardo i futuri impatti ambientali della centrale di Cerano. Con ciò ha provocato sorpresa e irritazione in aòcuni settori del moviento ambientalista brindisino, e soprattutto nel movimento No al carbone, che oggi ha diramato una nota in cui critica l'atteggiamento dell'asssesore regioanle allo Sviluppo economico.

BRINDISI - La vicepresidente della Regione Puglia, nel corso di un convegno a Lecce sulle energie alternative, ha anticipato che sulla base delle riduzione dell'impiego di carbone del 10 per cento, si potrebbe anche portare a buon esito il confronto - ancora da riavviare - con Enel riguardo i futuri impatti ambientali della centrale di Cerano. Con ciò ha provocato sorpresa e irritazione in alcuni settori del movimento ambientalista brindisino, e soprattutto nel movimento No al Carbone, che oggi ha diramato una nota in cui critica l'atteggiamento dell'assessore regionale allo Sviluppo economico.

Il gruppo No al Carbone giudica gravi ed offensive per il territorio di Brindisi le dichiarazioni del Vicepresidente della giunta regionale Loredana Capone, la quale ha dichiarato che le convenzioni con l'Enel si stanno per chiudere con la riduzione del 10% del carbone bruciato a Cerano, portandolo quindi, secondo le cifre dichiarate dalla Capone, a 5 milioni di tonnellate l'anno. Se così stanno le cose è evidente che queste convenzioni appresenterebbero l'ennesima legittimazione ad inquinare che amministratori compiacenti farebbero all'Enel.

I membri "No al Carbone", definiti dalla stessa Capone "estremisti dell'ambientalismo dediti al no", hanno avanzato in quest'ultimo anno ben altre proposte che, se attuate, darebbero il senso di una inversione di rotta in un territorio che ha pagato un tributo altissimo in termini di vite umane alle grandi industrie della chimica e dell'energia. "No al Carbone" chiede:

- una riduzione immediata del 30% dell'uso del carbone, con un consumo che scenderebbe subito a 3,85 milioni di tonnellate e una conversione dell'intero impianto a gas da attuarsi nei prossimi 5 anni, per liberare completamente dal carbone l'intero Salento;

- l'istituzione di un osservatorio "Salute ed Ambiente" che effettui campagne epidemiologiche ed ambientali in grado di monitorare lo stato di salute delle popolazioni della provincia di Brindisi e le reali emissioni della centrale di Cerano.

- misure economiche compensative quantificabili in 21 mln di euro all'anno utilizzabili per diverse finalità tra le tante ipotesi attuabili (occupazionali, ambientali e sociali) che evidentemente la dottoressa Capone, esponente ed estremista del "si a prescindere", ignora.

- l'avvio di una seria e sistematica raccolta differenziata per arrivare ad un 70 % di differenziata e rinunciare in tutta la Puglia alla scorciatoia dell'incenerimento dei rifiuti anche sotto la forma di cdr.

Si può quindi evincere che il gruppo "No al Carbone" è contraddistinto da proposte chiare e concrete, a differenza di quelle esposte dalla vicepresidente Capone e dall'amministrazione, che, riprendendo le proposte Enel di un anno fa, spacciano per vittorie delle gravi sconfitte.

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