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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Ambiente

Pericolo erosione, adesso la Regione riconosce il rischio e vuole correre ai ripari

BRINDISI - A cinque mesi dalla morte del ricercatore 29enne Paolo Rinaldi, stagista di Universus-Csei travolto dal crollo della falesia nell’oasi di Torre Guaceto il 21 ottobre scorso, si torna a parlare di Piano costiero regionale (Pcr). Previsto per domani un incontro presso palazzo De Leo, sede dell’amministrazione provinciale, con Antonio Felice Petrillo del Politecnico di Bari, direttore scientifico del Pcr, Giuseppe Spilotro dell’Università degli Studi della Basilicata e Antonio Rosario Di Santo, segretario generale dell’Autorità di Bacino che incontreranno il presidente della Provincia Massimo Ferrarese e l’assessore ai Lavori pubblici della Regione Fabiano Amati per fare il punto sullo stato di salute delle coste brindisine. Passato, presente e futuro prossimo, memento che potrebbe risultare interessante anche per la procura che non ha ancora messo il punto sulle indagini intorno alla morte del ricercatore.

BRINDISI - A cinque mesi dalla morte del ricercatore 29enne Paolo Rinaldi, stagista di Universus-Csei travolto dal crollo della falesia nell'oasi di Torre Guaceto il 21 ottobre scorso, si torna a parlare di Piano costiero regionale (Pcr). Previsto per domani un incontro presso palazzo De Leo, sede dell'amministrazione provinciale, con Antonio Felice Petrillo del Politecnico di Bari, direttore scientifico del Pcr, Giuseppe Spilotro dell'Università degli Studi della Basilicata e Antonio Rosario Di Santo, segretario generale dell'Autorità di Bacino che incontreranno il presidente della Provincia Massimo Ferrarese e l'assessore ai Lavori pubblici della Regione Fabiano Amati per fare il punto sullo stato di salute delle coste brindisine. Passato, presente e futuro prossimo, memento che potrebbe risultare interessante anche per la procura che non ha ancora messo il punto sulle indagini intorno alla morte del ricercatore.

Il passato recente, almeno dal punto di vista burocratico, quello è chiaro. Il Piano costiero pugliese commissionato dall'ente regionale ai tre studiosi che domani relazioneranno sullo stato dei luoghi, costato non meno di un milione di euro, fu adottato il 6 agosto 2009 (data della pubblicazione sul Bur). I circa 860 chilometri di costa pugliese, dissero sostanzialmente i tecnici incaricati dalla Regione, erano in buona salute. Del tutto antitetico il punto di vista dei "soggetti interessati", fra cui Comuni, geologi, associazioni ambientaliste, associazioni imprenditoriali attive nel settore balneare, che presentarono un monte di 72 osservazioni al Pcr, pubblicate con enorme ritardo e comunque integralmente respinte al mittente dalla Regione stessa.

L'atto ufficiale con cui l'ente pugliese respingeva le osservazioni porta la data del 17 agosto 2010. Non è l'unico ritardo accumulato, a dirla tutta, dato che il Piano stesso avrebbe dovuto essere licenziato a un anno dall'entrata in vigore della legge in materia, varata il 23 giugno 2006: avrebbe dovuto dunque essere approvato non più tardi del 2007. Ad oggi, quel Piano risulta essere adottato ma non ancora approvato, gli scienziati e la politica, spiegheranno domani finalmente perché.

Una chiosa a parte merita il caso brindisino. Nelle more dell'adozione del piano, il Comune di Brindisi consegna alla Regione uno studio sulle coste, siamo a luglio dello scorso anno. In quello studio, commissionato dall'amministrazione comunale guidata dal sindaco Domenico Mennitti, si avvertiva la Regione della necessità di intervenire per bloccare i continui crolli della roccia e il degrado gravissimo della costa brindisina, la più vulnerabile proprio perché la più sabbiosa e calcarenitica: fu rigettato perché presentato con troppo anticipo. Tutto vero. Caddero nel vuoto dunque le osservazioni e gli allarmi lanciati dai geologi interpellati dall'ente locale: il litorale salentino, e quello brindisino in particolare avvertivano gli studiosi, è sottoposto a un fenomeno di erosione sempre più grave da almeno trent' anni a questa parte. Situazione visibilmente peggiorata negli ultimi cinque anni.

A ottobre muore Paolo Rinaldi, vittima di un sinistro presagio o, più banalmente, cronaca di una tragedia annunciata. Il pubblico ministero Antonio Costantini commissiona un articolato studio agli ispettori dello Spesal che rilevano una serie di omissioni sul piano della sicurezza del lavoro. Ma quella di Paolo, giovane ricercatore di origini tarantine, laureato a pieni voti e precario in cerca di futuro, non può essere archiviata nel solo, drammatico novero delle morti bianche, per lo meno non soltanto. La relazione del Nucleo operativo e ecologico dei carabinieri avverte la procura, contestualmente, di una serie di falle sul piano della sicurezza della costa stessa.

Quella mattina, per inciso, Paolo Rinaldi stava misurando l'erosione del litorale, attività prevista dal corso "Tecnico Gis per la gestione delle coste e delle aree rurali" bandito dall'Universus Csei leccese, lungo quel tratto di costa pericolante, notoriamente soggetta a crolli: pericolo di cui non si ravvisa traccia nel Piano costiero regionale adottato un anno e due mesi prima. Il ricercatore 29enne stava mettendo a punto studi utili a cristallizzare quel pericolo in dati. Non ne ha avuto il tempo.

A questo punto è il caso di prestare qualche attenzione alle date. A un mese o poco più dalla tragedia l'assessorato ai Lavori pubblici della Regione convoca due incontri con i comuni costieri pugliesi. Il 30 novembre scorso il direttore scientifico Felice Petrillo spiega che quel Prc è uno studio relativo alle sole coste basse, informazione ribadita il primo dicembre successivo in un altro incontro, convocato dallo stesso assessorato, in cui si avverte che il Piano relativo alle coste alte (fra cui quella brindisina) è in fase di elaborazione ed è stato assegnato a Giuseppe Spilotro.

Nel frattempo la Regione corre ai ripari e pone una serie di vincoli relativi ai 35 chilometri di costa messapica, per una superficie complessiva pari a circa due milioni- due milioni e mezzo di metri quadrati. Le proposte (attenzione: non vincoli) di perimetrazione arrivano al Comune di Brindisi esattamente a fine gennaio 2011.

Questa la cronaca del percorso accidentato del Piano costiero, in calce al quale stanno una serie di quesiti. Primo: perché suggerire la perimetrazione della costa solo adesso, se è vero come è vero che in quello studio ufficiale, commissionato dal sindaco Domenico Mennitti, i geologi avevano già avvertito dei pericoli relativi al crollo della falesia? Secondo: perché suggerire e non intimare? Terzo: dove sta scritto che il primo piano adottato nell'agosto 2009 era uno studio relativo alle sole coste basse? Quarto: perché quel piano monco, costato un milione di euro, non era completo? Quinta ma non ultima domanda: se è vero come è vero che la tragedia che ha colpito Paolo Rinaldi poteva essere scongiurata, chi sarebbe dovuto correre ai ripari per tempo e perché non lo ha fatto? Le risposte a questi interrogativi sono un atto dovuto, al mondo della ricerca, al territorio brindisino tutto, e soprattutto agli amici e ai genitori di Paolo Rinaldi che a cinque mesi dalla tragedia, in silenzio, aspettano di sapere la verità.

Postille. Alla vigilia dell'incontro provinciale sul Piano costiero regionale, l'amministrazione comunale lancia l'idea: otto per mille da destinare al recupero di Torre Testa e di Torre Punta Penna, patrimonio architettonico che versa in uno stato di profondo degrado, come ha avvertito da tempo il Gruppo archeologico brindisino. "Questo intervento - ha precisato il sindaco Domenico Mennitti - va letto in un più generale intervento di riqualificazione della costa brindisina e costituisce solo un primo passo verso questa direzione. Le torri costiere, tra l'altro, rappresentano una testimonianza importante della nostra storia e come tale vanno recuperate e rese fruibili". L'otto per mille per una opera non solo buona, ma anche lungimirante. Già. Non se ne abbiano a male i superstiziosi né l'amministrazione se qualcuno avverte che quelle torri, rimesse a nuovo in un domani che si spera quanto più prossimo possibile, potrebbero restare travolte dall'ennesimo crollo della costa, e che bisogna correre ai ripari subito, prima di qualsiasi restauro. Incrociare le dita, o destinare l'otto per mille al recupero delle torri cadenti, non basta.

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