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C’è un’aria strana in città

Intervento a firma di Vincenzo Casone, coordinatore de "L’Agorà della Sinistra" di Brindisi

C’è un’aria strana in città. Tornano in giro vecchi discorsi, quei discorsi che escono dal chiuso degli uffici e prendono forza ogni volta che si affacciano all’orizzonte investimenti di una certa consistenza, solitamente estranei alla programmazione dello sviluppo della città disegnata in loco. Editoriali, dichiarazioni di politici, sino ad ora per lo più estranei alle problematiche del capoluogo, dichiarazioni di Associazioni diverse, dichiarazioni di neo nati gruppi comunali. Partiamo da una questione di cui si è parlato in città prima e dopo dell’8 ottobre, data in cui è stato presentato il progetto dell’Edison per la costruzione a Costa Morena Est di un impianto di rifornimento del gas alle navi di nuova generazione, alimentate a gas anziché a gasolio.

In quella riunione tutti i soggetti rappresentativi di Brindisi (associazioni del settore, Comune, imprenditori ) hanno fatto presente che l’allocazione in quel sito dell’impianto avrebbe procurato gravi danni alla movimentazione di altra tipologia nel porto oltre a contrastare con opere già effettuate ed opere progettate per la qualificazione infrastrutturale di Costa Morena. Inoltre importanti associazioni ambientaliste hanno fatto proprie queste motivazioni 'funzionali', oltre ad importanti riferimenti  normativi e procedurali,  per suggerire una modifica del progetto, modifica che non risulta essere stata respinta dalla stessa Edison, l’unica abilitata alla reimpostazione del proprio progetto.

Malgrado ciò si sono alzate quelle voci di cui prima, che fanno cenno ad un ambientalismo che blocca lo sviluppo della città, ad istituzioni che sanno dire solo 'no' o che, se esprimono riserve, lo fanno per bloccare i progetti. Queste voci invece sollecitano a far presto sempre e comunque. Tali tipi di pressioni e di più o meno dotte argomentazioni ci ricordano tanto quelle sul rigassificatore, sull’uso del carbone, sui carbonili. Invece questa città ha il diritto, ed il dovere se pensa alle generazioni successive, di progettare il suo futuro con una visione lunga, non ostativa né pregiudiziale a ciò che già esiste ma attenta alle ricadute (visto il passato) di tutto ciò che viene prospettato, specie se quest’ultimo spunta all’improvviso e da esigenze di grandi soggetti imprenditoriali o da esigenze di interesse nazionale.

E qui arriviamo all’altra questione: quella della Tap e all’ipotesi di riconoscimento di risarcimenti ai territori di Lecce e Brindisi per i lavori fatti per quell’opera che ha attraversato chilometri e chilometri di costa e di campagna, rispetto alla quale i due Comuni capoluogo avevano espresso serie riserve. I sindaci delle due Città, rispetto ad un tavolo di trattative dirette con Eni e Snam proposto dalle stesse e supportato da un autorevole consigliere regionale, hanno fatto presente che il loro interlocutore è lo Stato centrale che quelle opere ha voluto nell’interesse nazionale e le  ha imposte ad un territorio preoccupato per le ricadute negative, un territorio già sventrato ed inquinato  da cinquanta anni. Anche qui prendono luce 'saggi' inviti a non perdere tempo, ad acchiappare subito quei soldi che ci arriveranno, (bontà loro!) dalle due aziende. Invece non si tratta solo di 'risarcimenti finanziari'.

Il territorio, e le istituzioni che lo rappresentano, devono discutere e trattare con il governo quali ricadute progettuali e finanziarie devono interessare  lo stesso per aiutare uno sviluppo adeguato alle sue oggettive potenzialità, per avere una nuova attenzione alle sue caratteristiche ambientali, per recuperare una centralità diversa nello sviluppo regionale e nazionale. Due occasioni in cui Brindisi può e deve imprimere una svolta, come detto prima,  al suo sviluppo che vada al di là del contingente, specie se dovesse essere succube di chi ci considera ancora un territorio da conquistare a mani basse, uno sviluppo che costruisca una città, una provincia  secondo le nuove logiche di ecosostenibilità, che attragga le progettazioni ed il lavoro delle giovani generazioni, assorbendo gradualmente quanto vi è di vecchio destinato alla fisiologica estinzione, magari aiutata con un impegno illuminato di reinvestimento adeguato.

Ultimiamo queste nostre considerazioni con un invito, già più volte avanzato in due anni di amministrazione: il Comune si renda parte attiva per l’insediamento di un tavolo in cui le diverse Istituzioni interessate, le forze sociali e produttive, l’associazionismo sociale, le associazioni ambientaliste verifichino gli specifici progetti, le specifiche visioni, le attuali esigenze. Acoltiamoci e progettiamo insieme in una visione che esalti le diversità in un quadro complessivo in cui inserire e canalizzare i diversi investimenti, ma ponendoci come soggetto unico, coeso ai diversi tavoli istituzionali e di settore competenti. Tanto ancor più in vista delle risorse e della progettazione del più volte citato Recovery Fund, che preferiamo ricordare col suo nome ufficiale New Generation Eu, che esprime tutta la sua forza innovativa.

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