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Peppino Caldarola 2

Peppino Caldarola 2

Che errore mortificare l'orgoglio delle città. Le province vanno abolite e basta

Oltre quarant’anni fa, eravamo fra il ‘70 e il ‘71, il Mezzogiorno si infiammò per le rivolte seguite all’indicazione di capoluoghi regionali. Si rivoltò Reggio Calabria, si ebbero moti all’Aquila. Non penso, tanto meno spero, che accada la stessa cosa nel ridisegno delle province ma non è detto che qualcuno non ci provi a sobillare le popolazioni e a soffiare sul fuoco. Viviamo su una polveriera sociale e può bastare ben poco per far saltare tutto.

Oltre quarant'anni fa, eravamo fra il '70 e il '71, il Mezzogiorno si infiammò per le rivolte seguite all'indicazione di capoluoghi regionali. Si rivoltò Reggio Calabria, si ebbero moti all'Aquila. Non penso, tanto meno spero, che accada la stessa cosa nel ridisegno delle province ma non è detto che qualcuno non ci provi a sobillare le popolazioni e a soffiare sul fuoco. Viviamo su una polveriera sociale e può bastare ben poco per far saltare tutto.

Quelle rivolte furono guidate dalla destra, ebbero un forte seguito popolare, si infransero contro il Pci che resistette bene a Reggio meno bene all'Aquila. Ne nacque una grande discussione e l'organizzazione meridionale seppe fare un salto di qualità. Oggi di fronte al prezzo richiesto a diverse comunità di fronte alla riaggregazione delle province c'è bisogno di due cose: stoppare le spinte campanilistiche ma anche dare voce alle voci di dissenso.

La decisione del governo si presta a numerose critiche. Se è opinabile nella Puglia del nord aggregare Andria a Foggia, è del tutto irreale trasformare in un città dauna Trani o Barletta. Nella Puglia centrale gli stessi dubbi possono essere sollevati mettendo assieme Brindisi e Taranto. La sensazione è che i provvedimenti del governo vogliono determinare un riassetto che creerà numerosi problemi senza risolverne alcuno. C'è un'altra via. La via vera da scegliere comporta una più coraggiosa riforma istituzionale che prenda di petto il tema del superamento delle province. Si è scelto invece di ridurne il numero e di creare aggregati amministrativi che mettono in tensione comunità orgogliose della propria identità.

Questo elemento soggettivo delle nostre comunità non va demonizzato. L'orgoglio di far parte di una comunità piuttosto che di un'altra non va demonizzato. E' un pezzo della nostra storia e tradizione. Dare il primato a una città rispetto ad un'altra crea lesioni nell'immaginario collettivo difficilmente sanabili.

Se ha un senso l'indicazione di un capoluogo di regione piuttosto che un altro, ha meno senso dare a città legate alla propria storia una sorta di dipendenza da città vicine di cui non si riconosce il primato. Se in cambio vi fosse un miglioramento dell'attività amministrativa tutto ciò sarebbe comprensibile, se avviene tenendo in piedi un livello istituzionale che molti considerano superato invece si rischia di fare un danno.

E' molto meglio dire "tana liberi tutti" e affidare il governo delle nostre comunità alle città e alla Regione. E' probabile invece che nei prossimi mesi assisteremo a veri e propri scontri inter-cittadini calati in una situazione già abbastanza accesa che non richiede nuova benzina sul fuoco. Meglio meno ma meglio, diceva Lenin. Meglio nessuna provincia che province abborracciate in cui città orgogliose si sentano sminuite nella loro storia e tradizione in cambio praticamente di nulla. Io la penso così.

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