menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Se il dubbio sulla relazione sentimentale diventa disturbo ossessivo

Cosa accade quando entrano in gioco le vulnerabilità personali e le credenze relative alla relazione e al proprio valore personale

“Lo amo abbastanza?”, “Forse non è la donna giusta per me” o ancora “Come faccio ad esser sicura dei miei sentimenti?”. Difficilmente queste riflessioni sono assenti all’interno della nostra vita affettiva. L’analisi della compatibilità del nostro partner è un processo lungo e pieno di insidie, ma anche ricco di potenziali soddisfazioni!

Finché questi pensieri occupano una parte ragionevolmente marginale della nostra vita tutto procede bene, ma ci sono casi in cui essi occupano uno spazio troppo vasto nella vita psicologica di una persona, arrivando a limitarne il benessere ed il funzionamento sociale.

In questi casi gli esperti tendono a parlare di un funzionamento ossessivo-compulsivo da relazione, cioè la presenza di una sintomatologia ansiosa che si concentra sulle relazioni intime, con dubbi amplificati e rimuginazioni. Lo start di questo disturbo può sopraggiungere quando si riceve una proposta matrimoniale, in seguito alla chiusura di un rapporto sentimentale, o durante lo svolgimento di un normale storia d’amore.

Pensieri come “sarà un bravo marito?” oppure “era la donna giusta per me” tendono a essere continui, innescando domande e ricerche di prove che non fanno altro che aumentare dubbi, disagi e nuovi interrogativi. Il più delle volte i dubbi coinvolgono il partner o la relazione in quanto tale.

Quando i sintomi ossessivi coinvolgono il partner, montano pensieri valutativi sulle sue qualità personali, sulle abilità lavorative o affettive; gli interrogativi sulla relazione riprendono temi sulla capacità di provare i giusti sentimenti in un rapporto che viene “sezionato”, alla costante ricerca di significati che puntualmente non arrivano.

Così non è improbabile affidarsi a consigli di amici e familiari, con opinioni che possono aumentare ancora di più le proprie incertezze. La causa di questo malessere, sovrapponibile nei casi più estremi al disturbo ossessivo compulsivo, è da ricercare nei significati e nei funzionamenti psicologici della persona che vive di questi dubbi.

Le ricerche sostengono che i margini d’intervento sono vasti e riguardano le vulnerabilità personali, le credenze relative la relazione ed il proprio valore personale e, come per le altre forme di disturbo ossessivo-compulsivo, anche nel Doc da relazione il trattamento cognitivo-comportamentale risulta efficace.

Il percorso di crescita personale consiste nella creazione di nuovi schemi più funzionali, scindendo ideali utopici dalla realtà, senza per questo rinunciare agli elementi centrali dei propri affetti. Un buon legame col proprio partner, in effetti, si basa su molteplici caratteristiche valutate con il giusto mix di emotività e razionalità. Elementi alterati in chi soffre di Doc da relazione.

In conclusione, il processo curativo passa dal cambiamento delle valutazioni in atto, per cui si lascia l’ossessivo e onnipresente tormento “Sto davvero bene con lui/lei?”, per abbracciare il più logico pensiero: “Sono in grado di capire cosa voglio e a cosa posso rinunciare”.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

BrindisiReport è in caricamento