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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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I numeri della crisi: la politica faccia cose nuove, non propaganda

Ci sono dati statistici che evidenziano giorno per giorno l'aggravarsi di una crisi che dura ormai da 4 anni e da cui non si sa se o quando si uscirà. Quelli ultimi sulla disoccupazione forniti l'altro giorno dall'Istat sono drammatici e più indicativi di quelli sullo spread. I disoccupati aumentano in tutta Italia, aumentano di più nel Sud e raggiungono livelli mai toccati tra i giovani e le donne. La disoccupazione aumenta perché l'economia va male. Tutti i sacrifici richiesti e fatti fare ai ceti produttivi e soprattutto a futuri pensionati e ceti medi, con le misure di rigore e di risanamento decise dal governo Monti, non hanno prodotto alcun risultato perché non accompagnate ancora da misure per lo sviluppo e la crescita. Il malessere, il disagio sociale che questa situazione sta creando è tale che se non si interviene con nuove politiche di sviluppo e a sostegno dei ceti più deboli, si rischia anche dal punto della credibilità istituzionale e democratica.

Ci sono dati statistici che evidenziano giorno per giorno l'aggravarsi di una crisi che dura ormai da 4 anni e da cui non si sa se o quando si uscirà. Quelli ultimi sulla disoccupazione forniti l'altro giorno dall'Istat sono drammatici e più indicativi di quelli sullo spread. I disoccupati aumentano in tutta Italia, aumentano di più nel Sud e raggiungono livelli mai toccati tra i giovani e le donne. La disoccupazione aumenta perché l'economia va male. Tutti i sacrifici richiesti e fatti fare ai ceti produttivi e soprattutto a futuri pensionati e ceti medi, con le misure di rigore e di risanamento decise dal governo Monti, non hanno prodotto alcun risultato perché non accompagnate ancora da misure per lo sviluppo e la crescita. Il malessere, il disagio sociale che questa situazione sta creando è tale che se non si interviene con nuove politiche di sviluppo e a sostegno dei ceti più deboli, si rischia anche dal punto della credibilità istituzionale e democratica.

I dati statistici se sono la fotografia della realtà sono però anche indicativi di una questione sociale inedita perché colpisce tanti che in altri momenti di difficoltà economiche si erano sentiti al riparo. Le diseguaglianze aumentano: pochi che hanno accumulato ricchezze continuano ad arricchirsi e molti che si impoveriscono sempre più. E questo vale non solo per i ceti sociali ma anche per gli Stati (la Germania che si arricchisce sulle spalle dell'Europa). Ma che l'economia vada male non ce lo dicono solo i dati della disoccupazione in Italia. Ce lo dicono anche altri dati relativi alla nostra provincia su cui, se si escludono i sindacati, nessuno sembra abbia voglia e capacità di valutare i fatti per le conseguenze che determinano per il presente ma anche e soprattutto per il futuro dell'assetto economico e produttivo del nostro territorio.

Nel 2011 il saldo tra nuove imprese registrate e quelle cancellate e fallite è stato, dopo tanti anni,negativo: su 32.000 imprese attive in provincia di Brindisi 2.309 sono state quelle nuove, mentre ne sono state chiuse 2.676. Il saldo negativo e' stato di -367. Nel primo trimestre del 2.012 le imprese nuove sono state 800 e quelle cessate sono 1.121. Il saldo negativo e' stato di 321, quasi quanto quello dell'intero 2.011. A questi dati vanno aggiunti quelli relativi alle tantissime piccole imprese e aziende artigiane in difficoltà per la stretta creditizia e per i mancati pagamenti della pubblica amministrazione ma ormai anche da parte di privati. Ad aprile 2.012 sono state erogate quasi 300.000 ore di cassa integrazione rispetto alle 186.000 di gennaio con un +65% rispetto a marzo. La disoccupazione nel 2.011 e in questi mesi del 2012 anche in provincia di Brindisi è aumentata e colpisce soprattutto giovani e donne. Sono aumentati i giovani e le famiglie che vanno via dalla nostra provincia con un flusso migratorio costante. Gran parte di coloro che vanno a studiare fuori non torna più. La soglia di povertà secondo i dati e le valutazioni della Caritas si e' estesa e coinvolge molte famiglie.

Ho voluto ricercare e proporre questi dati per rendere ancora più chiara la situazione della nostra provincia. La crisi riguarda anche noi, il tipo di sviluppo, un sistema di imprese e un grande numero di giovani e di lavoratori che non possono pensare piu'al proprio futuro e ad un lavoro. C'è una questione sociale nuova anche nella nostra provincia che è il risultato di un intreccio di disuguaglianze sociali, di disoccupazione, di mancanza di lavoro, di attacco al valore stesso del lavoro, di diminuzione della dignità e dei diritti della persona e in particolare delle donne e dei giovani, di mortificazione e di scomparse di piccole e medie imprese. Brindisi e la sua economia stanno certamente dentro la crisi generale, ma dopo i risultati elettorali alle forze chiamate a governare che si aggiungono a quelle che governano Provincia e Regione, quasi tutte rappresentative del centrosinistra, si chiede un di più per ragionare su questa crisi e su come aiutare i più colpiti e sostenere le potenzialità che sono rimaste intatte malgrado la crisi stessa.

Le responsabilità di governo che impegnano le forze di sinistra fanno sì che le stesse abbiano innanzitutto l'umiltà di farsi carico di questa inedita questione sociale e costruiscano condizioni favorevoli per fronteggiare una crisi che durerà almeno un altro paio di anni, e che se superata non farà tornare tutto come prima. Lo stato sociale sarà diverso, l'assetto produttivo diverso, la competizione più dura e vedrà altri attori, la finanza pubblica diversa e ridimensionata. Allora per non rimanere schiacciati dai dati della crisi, dall'esistente, e per non rimanere paralizzati in attesa di far passare la crisi, sperando che tutto ritorni come prima, e' necessario attrezzarsi per il futuro, per una nuova dignità del lavoro, per la sua creazione attraverso imprese sane, responsabili, competitive e in settori diversi anche rispetto all'attuale e vecchio assetto produttivo che ha ormai esaurito la sua spinta e funzione espansiva.

Spetta alla sinistra e al Pd indirizzare l'azione di governo locale, provinciale e regionale verso una nuova progettualità in grado di spezzare il continuismo amministrativo e l'esuberanza mediatica e propagandistica che mal si conciliano con le drammatiche condizioni create dalla crisi e con la domanda e il bisogno di cambiamento espressisi nelle ultime elezioni. Va ricercata e creata una "tensione etica, culturale, oltre istituzionale" attorno a questa nuova questione sociale non solo per dare ad essa la sua dignità ma anche per modificare l'ordine delle priorità dell'agire amministrativo. Senza farsi condizionare dall'esistente la sinistra e le forze che ad essa si richiamano devono produrre nuove idee di sviluppo sostenibile, devono creare le condizioni e le facilitazioni compatibili per creare nuovi lavori e nuove imprese. Così come bisogna saper spingere verso quella che viene chiamata la sussidiarietà orizzontale per uno stato sociale locale utilizzando risorse pubbliche e private attraverso una permanente cooperazione istituzionale- sociale.

Ho voluto riportare i dati dell'economia e del disagio sociale per ricordare a tutte le forze di sinistra che oggi le responsabilità di governo devono portare a fare i conti con la crisi e con la carica di innovazione e di cambiamento che viene dalla società e soprattutto da quel mondo del lavoro e dalle nuove generazioni che stanno pagando il costo maggiore di questa fase. Ho letto all'ingresso di una azienda industriale in Svizzera questa frase: "Non si possono fare cose diverse se si fanno sempre le stesse cose". Mi e' sembrata molto istruttiva per la buona amministrazione e per la buona politica.

La sinistra se vuole recuperare la sua identità come forza di cambiamento e per il cambiamento deve saper osare e deve avere l'umiltà' e la pazienza di ricercare partendo proprio da una nuova analisi sociale i contenuti per coinvolgere non tanto i ceti politici, ma bisogni, soggetti sociali, ceti produttivi e forze intellettuali. Sono necessari punti di incontro, sintesi,per superare antiche divisioni, arroganti personalismi, dolorose separazioni, orgoglio di partito e di gruppi dirigenti. I dati e la realtà della crisi, il bisogno di cambiamento impongono di fare cose diverse e "di sinistra" senza fare le stesse cose.

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