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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

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I sindaci protestano, la Lega tra paura e reazione: il federalismo scuote il governo

E’ morto, prima di nascere, il federalismo? La Lega teme questa prospettiva e Berlusconi teme la reazione della Lega. Si sta giocando la partita decisiva per la legislatura. Bossi ha puntato tutte le sue carte sull’approvazione del federalismo per dire alla sua gente che valeva la pena stare con il Cavaliere. C’è chi, come il presidente della Corte costituzionale De Siervo, nega che quello di cui stiamo parlando sia federalismo. Tremonti dice invece che siamo di fronte ad una svolta storica. Il fatto è che questo castello di carta rischia di andare per aria.

E' morto, prima di nascere, il federalismo? La Lega teme questa prospettiva e Berlusconi teme la reazione della Lega. Si sta giocando la partita decisiva per la legislatura. Bossi ha puntato tutte le sue carte sull'approvazione del federalismo per dire alla sua gente che valeva la pena stare con il Cavaliere. C'è chi, come il presidente della Corte costituzionale De Siervo, nega che quello di cui stiamo parlando sia federalismo. Tremonti dice invece che siamo di fronte ad una svolta storica. Il fatto è che questo castello di carta rischia di andare per aria.

Il decreto è stato respinto al mittente dal capo dello Stato. Adesso non potrà essere approvato prima di un mese e non è detto che Napolitano lo controfirmi. Restano da approvare, inoltre, almeno una dozzina di altri decreti per dire che la "riforma" è varata. Nel frattempo i comuni non potranno fare i bilanci perché, come ha detto Sergio Chiamparino, alcune norme del decreto sono immediatamente cogenti e impediscono ai sindaci di tirare le somme. Siamo nel pieno di un bailamme incredibile. C'è poi il dato politico-istituzionale. Il gesto di Napolitano è stato esemplare e la lettera di accompagnamento del rifiuto di ricevere il decreto particolarmente severa. Il Capo dello Stato è convinto che il governo voleva fare uno sgarbo al Quirinale e usurpare le prerogative del parlamento.

Due questioni vengono allo scoperto. Da un lato la continua tensione che Berlusconi provoca con gli altri poteri dello Stato, dall'altro il carattere divisivo della riforma federale. Quest'ultimo aspetto va sottolineato. Quasi metà del paese diffida del federalismo e i sindaci non ne vedono l'utilità. Stiamo parlando di una riforma per tanti aspetti oscura in cui soprattutto non si capisce quali siano i compiti e i poteri dei soggetti in campo. Forse l'opposizione avrebbe dovuto avere il coraggio di dire un no grande e grosso invece di incoraggiare la Lega nella speranza di sottrarla all'abbraccio con Berlusconi.

Il dato politico che emerge da queste ultime ore è che sia Berlusconi sia Bossi hanno paura delle urne. Temono un risultato infausto che per quanto riguarda Berlusconi sarebbe definitivo ma temono anche quel che sta accadendo nel loro campo. Bossi in particolare sa che il suo partito non è più granitico. Sa che in un dopo elezioni, presumibilmente contrassegnate dal pareggio al Senato, dovrà fare i conti con la rivalità Maroni - Tremonti e soprattutto dovrà cercare nuovi alleati se il Cavaliere sarà costretto ad abbandonare Palazzo Chigi. La Lega è nella paradossale situazione di essere sul punto di avere il maggior risultato elettorale della sua storia ma di trovarsi senza strategia. Nasce da qui l'attaccamento morboso a Berlusconi, la disponibilità ad ingoiare bocconi amari pur di non mollare il governo.

Il prezzo che il paese paga all'autodifesa di questo fortino è enorme. Per fortuna che il Presidente della Repubblica sta tutelando con grande forza l'intelaiatura costituzionale. Per sfortuna le forze di opposizione non sanno trovare ancora il coraggio di dire agli italiani: siamo uniti e siamo pronti. E questa volta non è colpa del Pd.

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