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A cura di Blog Collettivo

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La demagogia del ritorno alla lira e il percorso incompiuto della moneta unica europea

A pochi giorni dalle elezioni europee il ritornello degli esponenti e candidati dei partiti politici italiani sono sempre gli stessi, suddivisibili in due macro categorie: favorevoli all’euro e quelli che lo vedono come il male assoluto, un cancro colpevole, a loro dire , dell’agonia della fragile economia italiana rispetto a quelle più effervescenti.

Prodi con i suoi “colleghi” aveva immaginato un percorso che dalla moneta unica dovesse portare necessariamente ad una comune politica economica. Sicuramente un percorso complesso e graduale che di lì a poco avrebbe subito gli influssi nefasti della crisi in cui siamo ancora schiacciati; oltre le fisiologiche resistenze e paura d ogni singolo stato timoroso di abbandonare pezzi della propria sovranità.

Ma l’euro non è un cancro da estirpare con protocolli scellerati; è un’incompiuta. L’errore, come sottolinea Amartya Sen, probabilmente il più grande economista vivente, è stato quello di non progettare e realizzare un sistema bancario unico.E si potrebbe aggiungere, un sistema fiscale unitario, almeno nei principi.

Un ulteriore errore è stato quello di aver affrontato la crisi epocale in cui stiamo vivendo con il rigore, con l’austerità, anziché mirare allo sviluppo ed alla sobrietà. Inseguendo l’innalzamento del Pil a tutti i costi senza pensare al benessere dei popoli; come se il Pil fosse l’unico e veritiero parametro atto a misurare lo stato di salute di uno stato o di una federazione di nazioni.

Da questi “fraintendimenti” e da questi errori nascono le facili e populistiche critiche di chi vuole tornare alla lira, alle nazioni; peggio ancora alle regioni. Ignorano, questi, che il mondo economico è cambiato; e sono cambiati i rapporti economici tra gli stati. La globalizzazione non è una nostra scelta ma il risultato di cambiamenti tecnologici, logistici, politici ed economici.

E ad essa ci siamo abituati facilmente perché ci ha permesso un notevole miglioramento del nostro benessere (economico e non) in danno di quei paesi dove mano d’opera e materie prime hanno costi risibili e dove le garanzie dei diritti umani più elementari sono immolate sull’altare della crescita a tuti i costi.

Ed anche qui viene l’importanza del voto per le europee, e per l’Europa, affinché, con responsabilità e riconoscenza verso popoli che con la loro sofferenza hanno contribuito e continuano a contribuire al nostro benessere, si arrivi a concepire una politica comune sull’immigrazione.

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