Martedì, 18 Maggio 2021
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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In questo 2016 Brindisi riesca a liberarsi dai vizi che la bloccano da molto tempo

La città ha accolto l'arrivo del 2016 con un'aria di festa, con centinaia e centinaia di persone riversate nelle piazze dove la musica ha rallegrato le orecchie e spumanti e cocktail hanno esaltato gli spiriti sino all'alba

La città ha accolto l'arrivo del 2016 con un'aria di festa, con centinaia e centinaia di persone riversate nelle piazze dove la musica ha rallegrato le orecchie e spumanti e cocktail hanno esaltato gli spiriti sino all'alba.

Durante la notte di capodanno, e in qualche altra sporadica occasione, ci concediamo il lusso di riappropriarci della nostra città e di legarla alle nostre speranze. C'è chi lo fa nel modo più autentico e sano, sorridendo con l'ingenuità di un bambino e chi, per non smentirsi, festeggia infrangendo svariati divieti, tra esplosioni in stile Baghdad e piccoli segni d'inciviltà che salutano il nuovo anno.

Abbiamo lasciato un anno, il 2015, in cui ne abbiamo viste di cotte e di crude: i gesti eroici dei pompieri sulla “Norman Atlantic”, la città invasa a più riprese dai rifiuti, le poco olimpioniche torce della zona industriale che salutano chi si affaccia sul nostro porto millenario, le manifestazioni in difesa del lavoro e via seguendo.

Tra i fioretti che qualcuno di noi fa durante il countdown della notte di San Silvestro, sarebbe bello, forse magico, se anche la città in cui viviamo potesse liberarsi da alcuni vizi che la caratterizzano.

Aristotele parlò dei 7 vizi capitali come "abiti del male": abitudini che rendono difficile la crescita nobile e interiore dell'uomo e che di riflesso possono caratterizzare il vivere sociale di una comunità. I vizi capitali sono sopravvissuti alle varie fasi storiche e culturali, rivestendo oggi un campo di grande interesse della psicologia e della filosofia.

Ebbene, sarebbe bello se, in questo 2016, Brindisi riuscisse a liberarsi dai 7 vizi (o peccati) che da molto tempo ne bloccano la crescita.

SUPERBIA: l'ostentata sicurezza nel considerarsi i migliori senza mettere in discussione i propri errori.
Quante volte la nostra comunità, o chi ne è stato a capo, non è riuscita a fare tesoro degli errori passati e ripropone in modo finanche arrogante le solite politiche e i soliti errori rivestiti di vacua novità?

IRA: l'abitudinaria esplosione di rabbia distruttiva e selvaggia davanti a ogni contingenza avversa.
Questo peccato lo vediamo quotidianamente negli atti vandalici che deturpano le nostre periferie ed il nostro centro storico: il disagio che non si evolve in virgulto, ma si china alla distruzione cieca.

GOLA: un peccato che va oltre la smodata assunzione di cibo, ma rappresenta la propensione ad accaparrarsi tutte le risorse possibili ai danni altrui, perdendo di vista il bene comune a favore dei propri esclusivi interessi.

INVIDIA: la propensione a provare frustrazione dei successi altrui. Il perenne confronto vissuto come una competizione in cui prevale la regola "mors tua vita mea". E' presente sia nei rapporti con le persone che disistimiamo, che nei confronti di altre realtà da cui dovremmo e potremmo imparare qualcosa.

AVARIZIA: peccato che ha in comune alcuni elementi della Gola. Una comunità avara è una comunità sin troppo parca nella voglia di rinnovarsi e di giocare a carte scoperte col mondo per paura di perdere proprietà, flebili sicurezze o posizioni che avvantaggiano poche persone.

LUSSURIA: non è la semplice inclinazione ai piaceri sessuali, ma può esser vista come la tendenza esclusiva a cercare soddisfazione intensa negli elementi carnali, fisici. Questo vizio rende ossessiva la ricerca della soddisfazione di impulsi di bassa levatura che impediscono il raggiungimento di qualcosa di più aulico, di più evoluto e meno istintivo.

Infine, l'ACCIDIA, il tedio dinanzi a qualunque fatica. Tante volte vediamo la nostra città come una comunità da troppi decenni poggiata su se stessa, ridimensionata nella sua portata, convinta che la strada più facile sia sempre la migliore.
"Voglio tutto e subito altrimento è meglio non provarci".
Con questo spirito abbiamo rischiato di morire come capoluogo, relegandoci allo status di paese (unico esempio in tutta Italia), abbiamo rinunciato a concorrere e migliorarci per il titolo di Capitale europea della cultura, e oggi timidamente protestiamo contro chi deciderà il destino del nostro porto.

Brindisi prende il proprio nome dal greco "Vrindhision", da cui poi si sono succeduti i nomi “Brunda” e “Brundisium” sino a quello attuale. In messapico "Brunde" fa riferimento alla forma del nostro porto: la testa di un cervo, animale nobile e fiero, pronto a scontrarsi con chiunque tenti di sottometterlo. 
La mitologia, invece, riporta il nome a Brento, figlio di Ercole che, approdato sul nostro litorale, decise di fondarvi una città che sarebbe stata ricca e prospera.

Se non è un segno questo...
Un sincero augurio di buon 2016 a tutti i lettori.

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