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A cura di Blog Collettivo

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Referendum Costituzionale: la minoranza Pd ininfluente nella vittoria del No

La dimensione della sconfitta del SI rispetto al NO, pari a una differenza di 20 punti percentuale, è stata di una tale portata, che ha sorpreso tutti i leader trovatisi improvvisamente “vittoriosi” la notte del 4 dicembre. Difatti, prima del voto, tutti i partiti e i movimenti erano timorosi di poter perdere, non solo Renzi, tanto che Grillo andava dicendo per scherzo(?) che si era procurato una bella scorta di maalox!

Non convincono perciò le solite e tradizionali analisi politiciste del “giorno dopo”, offerte da tutte le forze costituenti il poliedrico e vastissimo fronte del NO, le quali, disinvoltamente, ognuna per sé, si “annettono” la vittoria, passando da una interpretazione del voto come la difesa della Costituzione repubblicana e antifascista, ovviamente Meloni, Gasparri, La Russa e Casa Pound compresi, cantanti Bella Ciao (!!!), a quella che si crede elettoralmente più conveniente di un voto politico contro il Governo.

Credo invece che, man mano che va sedimentandosi la comprensibile euforia dei NO e la conseguente depressione dei SI, emerga sempre più dall’analisi dei numeri disaggregati, che ci sia qualcosa di più profondo, di più strutturale, con il quale stanno facendo i conti, e dovranno continuare a farlo per un periodo non breve, tutti i Governi e tutte le classi dirigenti e dominanti europee e occidentali, con le loro strutture politiche, economiche, sociali e culturali, cioè quello che chiamiamo miticamente l’establishment.

E dovrà farlo tutta la sinistra democratica occidentale sempre più ridotta ai minimi termini elettorali e politici, in Francia, in Inghilterra, in Spagna, in Germania, nei Paesi dell’est europeo, negli USA di Trump…

E’ sempre più ragionevole e convincente ritenere che anche da noi sia giunto quel vento occidentale di rivolta contro l’ordine costituito esistente, quella bolla sociale esplosiva che contiene un misto di rabbia, frustrazione, precarietà esistenziale, disagio se non vera  e propria disperazione sociale, portato a spazzare via i Governi e le maggioranze politiche del momento, con in testa i loro leader, si chiamino  Renzi o Grillo o Salvini o Bersani e a prescindere dai contenuti per i quali si vota.

E’ la profondissima crisi economica e sociale mondiale che continua a mordere in modo sempre più insopportabile a guidare ormai il timone politico-elettorale, cioè a orientare i cittadini nelle scelte, soprattutto in quelle classi sociali (ceto medio che va sempre più impoverendosi) e quelle categorie (soprattutto i giovani, e soprattutto i giovani disoccupati), che più di tutti stanno pagando lo spettro di non avere e di non “vedere” un futuro, nonché le immense periferie, i Sud, i Mezzogiorno, i “dimenticati” del mondo.

Paradossalmente quindi la portata numerica dell’esito referendario rende ininfluente, se non politicamente depressivo per l’invereconda caciara scatenata su una proposta di riforma costituzionale modesta rispetto a quelle ideate dalla Bicamerale di D’Alema prima e da Berlusconi poi, votata per di più in Parlamento da gran parte dello schieramento del NO, l’apporto della minoranza del PD, che sempre gli studi disaggregati indicano intorno al 3 %! Analizza il Focus dell’Istituto SWG: ”se il 60% dei No è frutto di diversi elettorati e di diverse motivazioni, quel 40% di Sì non è invece ascrivibile a un elettorato ma a un blocco sociale riformatore e non populista che supera il PD e l’intera area di governo che è ferma al 36% e nella quale una parte di questi partiti, in termini assoluti circa il 3% del PD e l’1% di Ncd, ha votato No”.

Non ne trarrei cioè euforiche e frettolose indicazioni politiche, anche territoriali e locali. Quel NO non si tradurrà automaticamente in un SI elettorale prossimo venturo, politiche o amministrative che siano, in favore di tutte quelle “minoranze” che hanno creduto di potersi rifare una verginità politica, imboscandosi dentro un movimento d’opinione contro l’ordine esistente costituito, ritenuto non più sopportabile, che nei decenni hanno contribuito a codeterminare a tutti i livelli, anche locali. Di “sorprese” ce ne saranno a iosa.

Credo sia più utile, invece che farsi trascinare dall’ ”odore del sangue” da moderna barbarie, direbbe Berlinguer, mirabilmente interpretata dai Salvini e dai Grillo dei giorni nostri…(non vado oltre per amor di PD!), riportare il confronto a un livello di civiltà politica, – vale soprattutto per i NO ma anche per i SI-  magari discutendo sull’impostazione delle politiche economiche nazionali di questi anni ad esempio, o sulle politiche regionali “esclusive” riguardanti l’organizzazione della sanità e i rifiuti, o sulla gestione organizzazione e promozione del PD a livello nazionale, regionale, provinciale e nei Comuni, obiettivamente deficitarie, che superi quindi le “ragioni” dei SI e dei NO, già anacronistiche, se si vuole veramente trasformare l’inaspettata e sorprendente massiccia partecipazione dei cittadini al voto referendario in una altrettanto allargamento della loro partecipazione alla vita politica e dei partiti per l’affermazione dell’interesse generale, e non di un potere personale e/o di gruppo, destinati ad amarissime sorprese.

Lo dico da non renziano di formazione berlingueriana che, da una posizione di “sinistra per il cambiamento”, sostiene Renzi in quanto Segretario del proprio partito scelto democraticamente con un Congresso e ha sostenuto Renzi in quanto Presidente del Consiglio, divenuto tale per volere unanime della Direzione del PD e secondo le procedure parlamentari costituzionalmente previste, che serenamente e con immutata convinzione rivoterebbe SI al Referendum sulla riforma costituzionale voluto da Renzi, così come serenamente e convintamente ha votato SI al referendum sulle trivelle contro le indicazioni di Renzi, senza “vincoli di mandato” di alcun gruppo, in libertà.

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