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Violenza psicologica in famiglia e valore della propria persona

La cronaca giornaliera inonda la nostra quotidianità con episodi di violenza. Violenza sulle donne, sui bambini, tra ex, per vendetta e per possesso. I tipi di violenza che più fanno scalpore sono quelli che ritraggono immagini di abusi, lesioni, omicidi, sopraffazioni

La cronaca giornaliera inonda la nostra quotidianità con episodi di violenza. Violenza sulle donne, sui bambini, tra ex, per vendetta e per possesso. I tipi di violenza che più fanno scalpore sono quelli che ritraggono immagini di abusi, lesioni, omicidi, sopraffazioni. Esiste un altro tipo di violenza più silente di cui si sente parlare meno poiché non è visibile. Si tratta della violenza psicologica ed emotiva, purtroppo perpetuata anche in famiglia.  

Ciò rimanda a due dimensioni: una relazionale e una legata alle regole e alle norme codificate che guidano, o dovrebbero guidare, il comportamento. Il comportamento violento si configura come un fenomeno eminentemente interpersonale e interessa soprattutto il rapporto dell’individuo con i suoi simili. In particolare, la violenza domestica coinvolge persone legate da un vincolo affettivo e da una dipendenza psicologica.

Certamente, poi, ogni forma di violenza riguarda una disfunzione delle relazioni umane significative. In ognuna di esse è possibile rilevare una distorta concezione delle relazioni di genere o di accudimento (verso i propri figli). In questi casi, un’ulteriore peculiarità riguarda la violenza assistita, dove il bambino è vittima di una violenza tra due adulti per lui emotivamente significativi (il bambino che assiste a scene in cui il padre picchia la madre).

Un elemento importante di questo tipo di violenza è il “potere” come forma di possesso che il minacciatore perpetua nei confronti della vittima. L’abuso emozionale è commesso da una persona vicina, amata, e dalla quale non ci aspettiamo un simile comportamento. Inoltre, si tratta di relazioni in cui vi è una distorta interpretazione dei ruoli familiari e delle modalità comunicative tra i membri.

La provocazione continua, l’offesa, la denigrazione, il disprezzo, l’umiliazione, il violare la privacy, la coercizione, il ricatto, il silenzio, la privazione della libertà, la menzogna, l’assenza di un adeguato supporto economico e il tradimento della fiducia, la trascuratezza fisica e affettiva, l’esclusione dalle decisioni importanti della famiglia, la manipolazione dei sensi di colpa sono alcune forme in cui si manifesta la violenza psicologica.

Solitamente tutto inizia banalmente su questioni come il colore delle tende, lavare i piatti o portare la macchina dal meccanico; l’accusatore avanza una critica verso la vittima non per capire o risolvere il problema, ma per attaccare, dando sfogo alla rabbia.

La violenza psicologica essendo silente corre il rischio di non essere percepita né dalle vittime né da chi osserva questi sistemi relazionali. Le vittime possono, infatti, impiegare molto tempo prima di prendere consapevolezza della situazione in cui sono coinvolte: uno dei pericoli maggiori è il rischio di sottovalutare o ignorare Così, quando ce ne rendiamo conto è perché siamo già caduti nella ragnatela costruita intorno a noi.

Non sempre le relazioni vanno bene, e non siamo onnipotenti per salvarle. Per la propria stabilità mentale, occorre capire quanto prima quando una relazione inizia a dare percezioni di malessere e disagio. Essere trattati male è inaccettabile; rompere un tale circolo infernale richiede un forte investimento di energia e coraggio. Ricordare di non permettete a niente e a nessuno di mettere in discussione il proprio valore come persona. La felicità esiste, occorre un po’ di sano egoismo per raggiungerla. (rita.verardi@libero.it)

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