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Martedì, 18 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Porto/ Ora trasformiano un problema causato dalla politica in opportunità

Ho letto con interesse l'articolo pubblicato su "BrindisiReport" del 26 Agosto 2014 con il titolo "Porto: politica in ritardo e confusa. Ora tocca davvero a imprese ed agenti". Tale articolo costituisce occasione di riflessione e dibattito, atteso il clima di forte incertezza che avvolge il futuro della portualità e del cluster marittimo

Ho letto con interesse l’articolo pubblicato su “BrindisiReport” del 26 Agosto 2014 con il titolo “Porto: politica in ritardo e confusa. Ora tocca davvero a imprese ed agenti”. Tale articolo costituisce occasione di riflessione e dibattito, atteso il clima di forte incertezza che avvolge il futuro della portualità e del cluster marittimo tutto alla vigilia della imminente presentazione del “decretone “Sblocca Italia” e della ristrutturazione delle governance delle attività portuali in Italia. Al proposito, il sottoscritto Adriano Guadalupi, imprenditore pluridecennale e componente del Comitato Portuale di Brindisi quale rappresentante della Fedespedi vuol sottolineare quanto segue

Che l’assetto della portualità italiana ha subito negli anni una profonda modifica nel senso della liberalizzazione delle operazioni portuali in un mercato regolato. Ciò ha dato il via all’insediamento di molteplici operatori economici, senza che al loro fianco ci fosse una fattiva regia, coordinamento e promozione da parte tanto delle Autorità Portuali che delle pubbliche amministrazioni elettive, in senso lato, (emblematica la stasi in materia di progettualità del Piano Regolatore del nostro Porto, cui si accompagna la nota farraginosità dell’iter di approvazione e delle singole opere attuative). 

Che nel decreto “Sblocca Italia” che dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni, sono inseriti alcuni emendamenti che, oltre ad accorpare le attuali Autorità Portuali, costituiscono in modo caotico dei “distretti logistici”. Questa proposta ridimensiona il ruolo degli enti locali, specie il Comune, a partire dalla nomina dei futuri Presidenti delle “Autorità Portuali accentrate”, sulla quale la Regione potrà limitarsi a dare un “parere”. I presidenti delle Autorità Portuali, nei testi fino ad oggi proposti, diverranno una sorta di “amministratori unici” di questi enti e i Comitati Portuali non avranno più poteri di deliberare ma forniranno solo “pareri”. Se esistono problemi con l’attuale ordinamento fra gli organi dell’Autorità portuale e le amministrazioni elettive, figuriamoci cosa accadrà quando passeranno queste modifiche in Parlamento.

Che le “convention” ed i dibattiti succedutisi negli ultimi mesi in ogni sede, istituzionale e non, sembra non abbiano raggiunto i risultati auspicati nel promuovere una sinergica azione di marketing territoriale per il porto di Brindisi e scongiurare l’eventualità di una sua semplice annessione ad una “Authority di sistema accentrata”, che dovrebbe aver sede a Bari.

Che il ruolo del porto di Brindisi nel sistema economico pugliese è da ritenersi di primaria importanza specie nel settore del trasporto merci, dove il nostro scalo registra volumi chiaramente superiori a quello barese e conferma un trend positivo, anche  nel traffico veicoli su “ro-ro” e “ro-ro pax”, dovendosi riscontrare un vantaggio di Bari nell’attrarre traffici passeggeri, originato più da scelte politiche - a tutti note - che da una naturale vocazione. Brindisi possiede infatti un porto nel quale la conformazione naturale, i fondali, la dotazione di banchine ed infrastrutture costituiscono il presupposto per attrarre agevolmente i traffici più diversi ed assolvere ad ogni possibile vocazione, industriale, commerciale e di traffici passeggeri. Pertanto, il nostro porto costituirà per la istituenda Port Authority una preziosa fonte di cospicue risorse economico-finanziarie derivanti da concessioni, licenze, percentuali su Iva applicata sulle merci movimentate ecc., sulle quali lo scalo barese, isolatamente, non avrebbe certo potuto contare.

Nel ricordare che in questi anni le categorie degli operatori portuali hanno agito tanto in sede di Comitato Portuale che fuori da esso, attraverso confronti con i lavoratori (siamo anche noi lavoratori del porto), fornendo alla politica tutta continui aggiornamenti sulle dinamiche prodotte dalla crisi, anche attraverso interlocuzioni con esperti del settore portuale e logistico a livello nazionale e locale, il sottoscritto conferma il timore, proprio e della categoria che rappresenta, di un forte ridimensionamento del nostro scalo, con negative ricadute in  termini di creazione di ricchezza ed occupazione, nonché  una mortificazione del ruolo degli operatori economici e degli stakeholder tutti.

Starà alla politica ed ai decisori valutare come e se continuare ad utilizzare questa nostra competenza e disponibilità al confronto sui temi di portualità e logistica. Ad essi chiederemo sempre e comunque di vigilare sul buon andamento di una Authority che non sia prona alle dinamiche tipiche delle battaglie per le poltrone ma strumento concreto di sviluppo, definendo cornici e traccianti strategici sul piano della programmazione del territorio, compreso l’ambito portuale, per trasformare un problema in opportunità, il rischio di mero accorpamento a Bari in volano per un futuro diverso deciso anche da noi. (Adriano Guadalupi - imprenditore e rappresentante Fedespedi Brindisi).

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