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Un ricordo di lotte a 50 anni dalla legge sul collocamento agricolo

Quando nelle piazze e nelle campagne del Brindisino si scendeva in piazza per il lavoro e contro i patti di colonia

Sciopero per le sei ore - 21 marzo 1960 a Erchie. Sotto, una manifestazione di coloni a San Pietro Vernotico

L’11 marzo prossimo saranno passati 50 anni esatti dall’entrata in vigore della legge sul collocamento agricolo, la numero 83 del 1970. Malgrado sia stata spesso inapplicata, aggirata dal racket della mano d’opera passato alla storia come “caporalato”, oggetto di truffe, quella norma fu il frutto di lunghe lotte condotte soprattutto dalla classe bracciantile che, nei nostri territori, era molto spesso costituita anche da piccoli conduttori o proprietari di terreni, coloni e coltivatori diretti poveri. Cosimo Zullo, che è stato dirigente della Federbraccianti della Cgil (oggi Flai), ci ha inviato un ricordo di quelle vicende e soprattutto del fenomeno della colonia, che costituiscono storia non solo economica, ma anche sociale e politica della nostra provincia e della Puglia.

“Alla fine degli anni '60 e agli inizi anni 70, la nostra provincia e il Salento vennero interessati da grandi movimenti di lotta dei braccianti e dei coloni. Ci furono davvero estati calde e di forte tensione. Solo nel 1969 nel corso delle lotte estive vennero denunciati oltre 1300 braccianti, coloni e dirigenti sindacali nelle campagne pugliesi. Questa cifra rappresentò un decimo dell'intera ondata di denunce repressive ed antisindacali avvenute nel 1969 in tutta Italia.

I titolari delle aziende agrarie non intendevano cedere alle richieste dei coloni sugli aumenti dei riparti dei prodotti ed erano contrari alla richiesta del passaggio della colonia in affitto. La colonia, sviluppatasi nelle nostre zone soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, dinnanzi a tanta richiesta di lavoro e tanta miseria, divenne una risposta occupazionale verso masse di braccianti e nullatenenti.

Molto diffusa in tutto il Meridione, era un rapporto di concessione da parte dei proprietari terrieri di piccole quote di terreno ai lavoratori (coloni) in cambio di una percentuale del prodotto che di anno in anno veniva ricavato da quella terra.

In generale, la terra concessa a colonia altro non era che terreno nudo, addirittura incolto e pietroso, con l'obbligo per i coloni della sua trasformazione a vigneto o oliveto. Trasformazione che avveniva praticamente a costo zero o irrilevante per i proprietari rispetto all'ingente valore delle migliorie che venivano apportate dai coloni.

All'epoca, le grosse aziende coloniche con oltre 50 ettari in tutta la Puglia erano 290, per un totale di 33mila ettari: 100 aziende in provincia di Lecce, 65 in provincia di Brindisi, 59 in provincia di Taranto e 66 in provincia di  Bari. Considerando che nella colonia pugliese ogni quota era mediamente di poco superiore ad un ettaro, si poteva ritenere che fossero da 25mila a 30mila i coloni interessati in queste 290 aziende.

Il sindacato allora decise di concentrare l'attenzione e l'iniziativa soprattutto in queste aziende. In una riunione nazionale a Roma, la Federbraccianti a novembre del 1971 decise di focalizzare la sua iniziativa in Puglia e nel Salento dove più forte era la colonia. Si stabilì di costruire un movimento zonale nella fascia sud della provincia di Brindisi, concentrando il movimento intorno alla zona di San Pancrazio Salentino, coprendo in tal modo le aziende di tre province (Brindisi-Lecce-Taranto).

manifestazione coloni a San Pietro Vernotico-2

Ricordo dei tanti incontri di delegazioni di coloni dei nostri comuni (Mesagne, San Pietro Vernotico, Cellino San Marco, San Pancrazio Salentino) con i rappresentanti dei Partiti (Dc, Pci, Psi) presso il Parlamento. Le delegazioni dei coloni incontravano i rappresentanti nazionali ed anche la rappresentanza politica locale (per il Pci, i parlamentari Livio Stefanelli, che lavorò alla legge per il passaggio dalla colonia all’affitto, scrivendo anche un libro, Michele Graduata, Lorenzo Cirasino, Michele Miraglia; per il Psi, l'onorevole Mario Marino Guadalupi; per la Dc, l’on. Giuseppe Zurlo).

I coloni ponevano ai rappresentanti politici in quegli anni soprattutto l'esigenza di vedere approvata dal Parlamento una legge sul passaggio della colonia in affitto. Il movimento colonico intrecciava il momento di lotte nelle aziende con consigli comunali ed assemblee rispettivamente aperti alle forze sindacali e a tutta la cittadinanza. Dal 1969 al 1973 però tutta questa mobilitazione otteneva solo piccoli ritocchi nei riparti del prodotto ma non ricevette mai una risposta chiara del Parlamento per il superamento della colonia in affitto.

Non è un caso che dopo il 1973 non vennero più rinnovati i patti di colonia. Ciò deve fare riflettere. La categoria dei coloni come tale andava svuotandosi nella sua consistenza numerica e sociale. Col passare degli anni, infatti, andavano scomparendo i vecchi protagonisti di quelle lotte, senza che avvenisse nessun ricambio generazionale. Ciò perché è mancata proprio in quel momento una vera riforma dei patti agrari.

La legge arrivò dopo 9 anni che il movimento colonico era andato defluendo (legge 203 del 1982). L'applicazione di tale norma a tutto il mese di febbraio 1984 ebbe richieste molto modeste di conversioni dei rapporti colonici in affitto. Furono avanzate richieste da 19 cooperative della provincia di Brindisi, con soli circa 600 coloni interessati.

Possiamo dire in conclusione che dopo circa 75 anni, i vecchi terreni della colonia salentina sono tornati nelle mani dei precedenti proprietari e dei loro eredi e si sono dileguati e persi tanti sacrifici e migliorie portati avanti da migliaia di coloni.

Sicuramente però non vanno dimenticati ed anzi vanno ricordati i grandi movimenti unitari delle nostre zone con migliaia di lavoratori che sono stati protagonisti per il lavoro, la democrazia e lo sviluppo del Mezzogiorno. Una storia bella e importante che non va dispersa e che è parte integrante della storia del Novecento”.

Cosimo Zullo

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