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"Romani emargina la Prestigiacomo: siluro al fotovoltaico a favore del nucleare"

Il testo del Decreto Legislativo in materia di rinnovabili, che il Governo si appresta ad approvare domani, colpisce duramente lo sviluppo dell’energia verde nel nostro paese ed, in particolare, azzera l’industria del fotovoltaico. La pervicacia con cui il ministro Romani persegue tale obiettivo, emarginando sostanzialmente dalle scelte il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, rende evidente che siamo di fronte ad una svolta nella strategia energetica nazionale.

Il testo del Decreto Legislativo in materia di rinnovabili, che il Governo si appresta ad approvare domani, colpisce duramente lo sviluppo dell'energia verde nel nostro paese ed, in particolare, azzera l'industria del fotovoltaico. La pervicacia con cui il ministro Romani persegue tale obiettivo, emarginando sostanzialmente dalle scelte il ministro dell'Ambiente Prestigiacomo, rende evidente che siamo di fronte ad una svolta nella strategia energetica nazionale.

Da un lato, si rende palese il totale disinteresse verso gli obiettivi di produzione di energia da fonti rinnovabili assunti in sede europea in vista del 2020, ritenendoli marginali e non competitivi; dall'altro, viene frustrato lo sviluppo delle rinnovabili per bloccarne la crescita a vantaggio dell'opzione nucleare che, altrimenti, rischia oggettivamente di venire spazzata via dalla assoluta non sostenibilità economica ed industriale.

Non vi sono altre ragioni di fronte alla scelta così radicale del governo che in un colpo solo ignora totalmente le indicazioni del Parlamento espresse in un lungo ed impegnativo esame della bozza di decreto. Un lavoro che aveva portato le Commissioni parlamentari ad esprimersi unanimemente riaffermando alcuni princìpi: la necessità di una progressiva e sensibile riduzione degli incentivi pubblici, dentro un quadro di certezza per operatori ed imprese; una forte limitazione alla realizzazione di impianti fotovoltaici in aree agricole; semplificazione delle procedure amministrative; l'adozione del "burden saring", ovvero la definizione di quote per territori e per fonti.

Il decreto in esame, peraltro, contraddice apertamente due importanti provvedimenti assunti dallo stesso governo appena qualche mese addietro: il nuovo Conto energia 2011-2013 che ha previsto una forte riduzione fino al 30% degli incentivi e le Linee Guida nazionali con cui si definiscono indirizzi in materia di rinnovabili per le imprese e per Regioni ed Enti Locali.

A ciò si aggiunga che il testo del decreto in via di approvazione comprende norme particolarmente impegnative del tutto estranee al testo esaminato dalle Camere, violando in tal modo le prerogative del Parlamento, come la norma con cui al raggiungimento degli 8000 Mw di fotovoltaico vengono sospesi gli incentivi. Norma che sta già bloccando in queste ore numerosi investimenti in tutto il paese e che priva di alcuna certezza il settore.

Ed è davvero desolante che il ministro Romani continui strumentalmente ad indicare a ragione del freno imposto alle rinnovabili l'alto costo per i cittadini, fino a chiedersi, come ha fatto nelle ultime ore, ma "siamo sicuri di voler spendere 35 miliardi nei prossimi dieci anni per produrre 8mila megawatt di energia elettrica da fotovoltaico?"? cifre del tutto infondate - basti leggere i dati veri pubblicati dall'Autority sul costo dei cosiddetti oneri di sistema - a conferma di una totale incompetenza sulla materia.

*Commissione Industria Senato della Repubblica

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