"Enel vuole chiudere il Laboratorio chimico-ambientale di Cerano"

La Filctem Cgil segnala il rischio alle forze sociali e politiche del territorio: "Decisione inaccettabile in questa fase di superamento del carbone"

BRINDISI – Si palesa un ulteriore taglio agli investimenti in ricerca a Cerano da parte di Enel, o quanto meno la chiusura di una struttura in cui la società elettrica ha già investito recentemente nella fase realizzativa. Se ciò avvenisse, dichiara la Filctem Cgil, il sindacato che organizza anche i lavoratori del settore energia, il territorio brindisino si presenterebbe alla delicata fase di transizione dalla produzione di elettricità da carbone e a quella a gas (almeno secondo le strategie del gruppo) ulteriormente impoverito e penalizzato.

“In un recente incontro con le segreterie nazionali di categoria, Enel ha annunciato l’intendimento di superare il Laboratorio Chimico-Ambientale dell’ex Centro Ricerca di Brindisi – segnala il sindacato -, trasferito nella centrale di Cerano nel 2016 e per il quale sono stati effettuati investimenti e lavori per alcuni milioni di euro per la nuova collocazione logistica”.

“A distanza di meno di tre anni Enel, utilizzando come scusante l’uscita dal carbone, invece di presentare progetti di sviluppo, decide di penalizzare ancora una volta il nostro territorio, si perde occupazione qualificata, si esternalizzano fuori regione le attività, a Brindisi restano sedi vuote e abbandonate”, sostiene la Filctem.

Sempre per la segreteria provinciale del sindacato Filctem, “il Laboratorio di Brindisi è l’unico del Sud, sarebbe, quindi, non solo una ulteriore perdita in campo ambientale per Brindisi ma per l’intero territorio meridionale, che si aggiungerebbe alla cancellazione del Centro Ricerca, all’epoca giustificata come un semplice trasferimento di sede per sole ragioni di risparmio”.

spiaggia di campo di mare, federico II-2-2-2

Ciò non deve avvenire, soprattutto in una situazione come quella attuale, ritiene la Cgil: “La difficile e complessa phase-out dal carbone, per la quale sono già in corso incontri a livello ministeriale, con la partecipazione delle istituzioni (Regioni e Comuni interessati, aziende elettriche e associazioni ambientaliste) deve rappresentare un'opportunità, per rivendicare ai vari livelli, anche istituzionali, un nuovo futuro industriale integrato e innovativo, come sta già avvenendo in altri territori”.

La ricerca serve al territorio anche oltre l’epoca del carbone, soprattutto nelle condizioni ambientali di Brindisi: “Il Gruppo Enel, a giudizio della Filctem Cgil, deve affiancare alle annunciate trasformazioni a gas degli impianti a carbone, ulteriori investimenti con la creazione di nuovi Poli di eccellenza, su energie rinnovabili, l’accumulo e sulle tematiche ambientali (bonifiche, monitoraggi e riconversione dei siti produttivi, in particolare nei Siti di Interesse Nazionale quale quello di Brindisi)”.

“Si potrebbe così valorizzazione e sviluppare l’occupazione con nuove competenze ambientali dei Laboratori e delle professionalità esistenti e per una giusta ricollocazione del personale della centrale Enel a carbone di Cerano”, che non è affatto un problema secon dario considerando che tra occupazione diretta e indotto l’attuale centrale garantisce lavoro a circa mille persone.

Seconos la Filctem Cgil, “nel sito di Brindisi si può, quindi, rivendicare l’insediamento di una sede strutturata di rilevanza nazionale di Enel Green Power, realtà in forte espansione per attività di realizzazione, gestione e controllo dei nuovi impianti di energie rinnovabili”. Da qui l’appello alle forze sociali e politiche del Brindisino.

“Occorre l’impegno di tutti i soggetti istituzionali, politici e sindacali, ai vari livelli, per la difesa dei livelli occupazionali diretti e dell’indotto del settore elettrico, per evitare che il nostro territorio subisca ulteriori scelte penalizzanti e che si trovi già fortemente depauperato nell’affrontare l’imminente e progressiva fase di decarbonizzazione”, conclude la Filctem Cgil.

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