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Eni pronta alle bonifiche ma alle sue condizioni. Investimenti confermati

BRINDISI – L’Eni, inviando stamani una delegazione di alto livello, cerca alleati nel territorio non solo nel mondo dell’impresa, ma anche in quello delle amministrazioni locali per guadagnare spinta in una trattativa con il ministero dell’Ambiente che dura, almeno nel caso della zona industriale brindisina, sin dal 2007. Sul tavolo una questione centrale, quella delle bonifiche, che ha visto proprio Polimeri Europa quale soggetto antagonista del ministero sul modello di soluzione da seguire per mettere in sicurezza e bonificare quel lago sotterraneo di inquinanti che è la falda che flotta sotto la zona industriale di Brindisi. Si vedrà se il ministro Stefania Prestigiacomo sarà disposta a fare ciò che non hanno fatto i predecessori, ciò accettare come soluzione una barriera idraulica di pozzi di emungimento tra la falda stessa e il mare al posto di un confinamento fisico – scelta sostenuta dall’apparato tecnico del dicastero – tramite una barriera di cemento armato, come è avvenuto a Marghera.

BRINDISI - L'Eni, inviando stamani una delegazione di alto livello, cerca alleati nel territorio non solo nel mondo dell'impresa, ma anche in quello delle amministrazioni locali per guadagnare spinta in una trattativa con il ministero dell'Ambiente che dura, almeno nel caso della zona industriale brindisina, sin dal 2007. Sul tavolo una questione centrale, quella delle bonifiche, che ha visto proprio Polimeri Europa quale soggetto antagonista del ministero sul modello di soluzione da seguire per mettere in sicurezza e bonificare quel lago sotterraneo di inquinanti che è la falda che flotta sotto la zona industriale di Brindisi. Si vedrà se il ministro Stefania Prestigiacomo sarà disposta a fare ciò che non hanno fatto i predecessori, ciò accettare come soluzione una barriera idraulica di pozzi di emungimento tra la falda stessa e il mare al posto di un confinamento fisico - scelta sostenuta dall'apparato tecnico del dicastero - tramite una barriera di cemento armato, come è avvenuto a Marghera.

Eni conferma 278 milioni di investimenti - Non si è parlato però di questo, se non di passaggio, questa mattina presso la sede della Provincia, dove gli amministratori delegati di Enipower (che ha Brindisi ha una centrale termoelettrica a turbogas), Giovanni Milani, e di Syndial - società di servizi del gruppo - Alberto Chiarini, oltre al direttore industriale di Polimeri Europa, Giovanni Saporito, hanno incontrato la Regione Puglia, rappresentata dalla vice presidente Loredana Capone, il sindaco Domenico Mennitti e il presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, nonché il presidente e il direttore di Confindustria Brindisi, Giuseppe Marinò e Angelo Guarini. Si è parlato delle riconferma di investimenti da parte di tutte le società del gruppo insediate nel petrolchimico brindisino per 278 milioni di euro, tra interventi tesi a tendere più efficiente ed economica la resa degli impianti e la soluzione di alcune problematiche che riguardano gli impatti ambientali.

E poi, hanno detto i manager Eni, Brindisi è in cima alla lista dei petrolchimici cui la società tiene parecchio, un sito dove investire in ammodernamenti e innovazione. Insomma, qui la chimica ha ancora un futuro, garantisce Eni, e Confindustria è soddisfatta. Le bonifiche tuttavia non sono il dettaglio, ma la condizione sine qua non. Eni ha fatto capire che la soluzione più giusta è la sua, peraltro messa sul piatto quattro anni fa assieme al piano di rischio, e ancora in attesa di risposta. In altri termini, non può essere Eni a cedere in questa partita perché a Marghera si è fatto come voleva il ministero, ma la barriera in cemento rischi di trasformare il petrolchimico sulla laguna veneta in una gigantesca piscina. Ma questa partita si giocherà a Roma, e il colosso energetico preferisce avere ovviamente a proprio favore un pressing istituzionale nel territorio.

"Liberare le aree inutilizzate del petrolchimico" - Confindustria Brindisi invece chiede che nel Petrolchimico consortile vengano liberate per gli usi legittime le grandi aree non più utilizzate per la produzione. Attirerebbero nuovi investimenti, a parte quello per un altro campo fotovoltaico oltre quello di Italgest ancora in fase autorizzativa e progettato da Enipower. La convenienza sarebbe rappresentata dal fatto che le imprese insediate in un complesso dove opera una centrale, riceverebbero un taglio del 20 per cento sulla bolletta energetica, perché risparmierebbero il cosiddetto costo di vettoriamento dell'energia dalla centrale alla fabbrica. E questo farebbe molto comodo a produzioni ad alto consumo di elettricità. Ma bisogna innescare questo processo partendo dalla firma dell'Accordo di Programma sulle bonifiche. Quindi da Roma. Una lista di manifestazioni di interesse per le aree interne al petrolchimico c'è già, ha detto l'ad di Syndial. Paolo Scaroni, l'ad e direttore generale di Eni, ha dichiarato qualche giorno addietro che il gruppo prevede di spendere per bonificare nove siti industriali di sua competenza spendendo tra i 2,5 e i 3 milioni di euro: ma bisognerà trattare.

La polemica per le esclusioni dall'incontro - La questione delle bonifiche è un tappo ormai insopportabile a una ripresa degli investimenti esterni nella zona industriale di Brindisi. Ne sono convinti da sempre Cna e Camera di Commercio oltre che Confindustria ed enti locali, ma la confederazione artigiana e l'ente camerale non sono stati invitati alla riunione di stamani. E non hanno mancato di annotare questa esclusione polemizzando con la Provincia e il presidente Massimo Ferrarese. "Riteniamo infatti, che un' attività di confronto e di lavoro comune tra associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali non possa che essere utile al tessuto industriale ed imprenditoriale della nostra provincia, nella speranza - ha fatto sapere la Cna - che finalmente qualcosa cominci davvero a muoversi in funzione di una rinnovata volontà di riscatto e di un ritrovato senso di dignità per questo nostro territorio, fino ad oggi troppo trascurato dalla politica nazionale".

"In tal modo - prosegue il comunicato della Cna - si produce una frattura tra una parte del tessuto imprenditoriale e del mondo sindacale nella interlocuzione istituzionale sui temi dello sviluppo locale, alimentando oggettivamente l'idea di voler favorire alcuni soggetti rispetto ad altri, in questa vicenda così come in altre che attengono i possibili investimenti nel territorio, nonostante la piena disponibilità assicurata finora dalla nostra organizzazione e dalle altre in ogni occasione di confronto". La richiesta conclusiva è "che tale incidente possa trovare una ragionevole spiegazione ed una immediata soluzione". Non meno esplicita la critica resa pubblica dalla Camera di Commercio di Brindisi.

"Non si comprende il criterio utilizzato dalla Provincia - che ha organizzato questo vertice - nella scelta degli invitati al tavolo di discussione, tanto più perché la Camera di Commercio e tante associazioni di categoria vengono invitate solo quando si discute senza controparte, nell'ambito dei lavori del Cpel, e quindi con uno scarso peso decisionale. In quel caso, così come quando è necessario reperire risorse per iniziative turistiche o promozionali, la concertazione tra tutti gli attori del territorio viene considerata fondamentale dal presidente Ferrarese. Cosa che non accade per il resto, così come dimostra quanto accaduto per l'incontro sulla chimica. Non è la prima volta che ciò accade, sottraendo all'Ente che rappresenta l'intero mondo produttivo della provincia di Brindisi la possibilità di far sentire la propria voce, rappresentando esigenze ampiamente condivise e di cui non necessariamente possono fare sintesi gli enti locali".

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