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Intervento/ La colpa non è di Haralambidis, ma della politica che lo ha scelto

Iraklis Haralambidis? Che importa se è di nazionalità greca, se non conosce il porto di Brindisi, i meccanismi che regolano la gestione di un ente di diritto pubblico italiano, e se svolge una attività professionale che lo porta ad essere spesso lontano da Brindisi e dall’impegno costante e giornaliero che, invece, richiede la conduzione manageriale di un porto

Iraklis Haralambidis? Che importa se è di nazionalità greca, se non conosce il porto di Brindisi, i meccanismi che regolano la gestione di un ente di diritto pubblico italiano, e se svolge una attività professionale che lo porta ad essere spesso lontano da Brindisi e dall’impegno costante e giornaliero che, invece, richiede la conduzione manageriale di un porto. “The President” è assente legittimato e, sia pure mal sopportato, si sente autorizzato a svolgere il suo ruolo in assoluta indipendenza. Cosa si pretende ora da lui.

Lo invitano a governare il porto di Brindisi, gli offrono una comoda poltrona vista-mare, una indennità mensile e benefici d‘oro e può regolarmente continuare a svolgere la sua professione, perché mai avrebbe dovuto rifiutare e dedicarsi poi completamente al suo nuovo ruolo? Ma, soprattutto, perché dovrebbe dare conto al territorio se la sua nomina imposta e venuta dall’alto lo ha legittimato alla consapevolezza di non avere obblighi e legami di dipendenza istituzionale con il territorio e di non dover dare conto a nessuno della sua conduzione e del suo impegno, nonostante il porto durante la sua gestione sia diventato il “porto dei veleni e delle navi fantasma”?

Haralambidis è semplicemente e certamente consapevole di essere stato scelto per il suo straordinario curriculum professionale, alla luce dei risultati ottenuti chiaramente valido solo per la sua professione e per insegnare all’università e non per assumersi responsabilità ed impegni di carattere istituzionali in una nazione che non è la sua e di cui non conosceva i meccanismi amministrativi che un ente richiede. Non sa, o finge di non sapere, che la sua è stata esclusivamente una scelta di natura politica, frutto di una sfrontata spartizione geopolitica nazionale che ha messo in ginocchio gran parte dei porti italiani, contribuendo ad appesantire una crisi della portualità già grave, e che costringe ora il governo a rivedere la legge 84/94 con cui si istituivano le Autorità Portuali.

Probabilmente, perciò, il presidente Haralambidis, non ha ritenuto di informare il Comitato Portuale delle sue intenzioni di lasciare l’associazione dei porti pugliesi, semplicemente perché convinto che siano valutazioni personali e che, comunque, non debba dare conto delle sue scelte alle istituzioni che dovrebbe rappresentare. Il tutto in un contesto in cui il porto di Brindisi, e l’Autority che lo amministra, continua a mostrare chiari segni di criticità gestionale, tali da essere destinato all’accorpamento con l’Autority barese, con le relative conseguenze, dopo che per anni è stata rivendicata autonomia e autosufficienza per guadagnarsi un posto fra le prime 19 Autorità previste dalla legge istitutiva.

Quello era un porto che pretendeva un ruolo di primaria importanza perché poteva esibire dati di straordinaria rilevanza nazionale. Un traffico annuo di 1 milione e 100 passeggeri in transito (dati inferiori solo al porto di Genova), la presenza di 22 navi traghetto al giorno per la Grecia, un movimento portuale che coinvolgeva il molo industriale e commerciale, in un periodo in cui la opere portuali di importanza strategica che si progettavano venivano regolarmente realizzate in perfetta coerenza con il Piano Regolatore Portuale. Ed ora dove sono lo sconcerto e lo stupore, la consapevolezza di aver toccato il fondo delle scelte se Haralambidis  decide, con una nuova valutazione individuale ed  estemporanea, di voler uscire dall’associazione dei porti pugliesi? 

L’autentico sconcerto è invece, quello dei cittadini che non riescono a comprendere le ripetute scelte sbagliate della politica (notoriamente quella di Haralambidis è solo l’ultima della serie !) che provocano pesanti ricadute negative sulle attività portuali e sull’economia dell’intero territorio e desta stupore e disorientamento, piuttosto, esclusivamente l’incapacità della stessa politica di non saper porre una drastica soluzione definitiva alle ripetute ed estemporanee iniziative di Haralambidis  ed all’evidente fallimento annunciato del porto di Brindisi.

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