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Ultimi giorni di Pompei al porto per il presidente uscente. La politica intanto litiga

BRINDISI – Avendo dissipato l’interrogativo sulle circostanze che hanno fatto cadere sul docente greco di Economia marittima a Rotterdam, Hercules Haralambides, la scelta per la presidenza dell’Autorità portuale brindisina – l’anello di congiunzione è stato il senatore del Pdl, e collega di Haralambides, Enrico Musso di Genova, buon amico anche del senatore Michele Saccomanno e molto legato all’ex ministro Claudio Scajola – ed avendo registrato dissensi e consensi, l’attenzione torna a spostarsi sul presidente uscente Giuseppe Giurgola, che dal 7 aprile opera in regime di prorogatio e dovrebbe perciò attenersi alla prassi che prevede in tale periodo il semplice esercizio della ordinaria amministrazione. Ciò pare non stia avvenendo.

BRINDISI - Avendo dissipato l'interrogativo sulle circostanze che hanno fatto cadere sul docente greco di Economia marittima a Rotterdam, Hercules Haralambides, la scelta per la presidenza dell'Autorità portuale brindisina - l'anello di congiunzione è stato il senatore del Pdl, e collega di Haralambides, Enrico Musso di Genova, buon amico anche del senatore Michele Saccomanno e molto legato all'ex ministro Claudio Scajola - ed avendo registrato dissensi e consensi, l'attenzione torna a spostarsi sul presidente uscente Giuseppe Giurgola, che dal 7 aprile opera in regime di prorogatio e dovrebbe perciò attenersi alla prassi che prevede in tale periodo il semplice esercizio della ordinaria amministrazione. Ciò pare non stia avvenendo.

Si dice, ad esempio che - malgrado le tempestive ed esplicite ammonizioni da parte di alcuni settori politici - Giurgola abbia intenzione di tenere per il 2 maggio una seduta del Comitato portuale per portare avanti il contestato protocollo con il pool di compagnia da crociera per la concessione alle stesse di due banchine del porto di Brindisi. Operazione a scatola chiusa, che conviene solo a chi trova conveniente mettere il cappello su due opzioni, di fatto escludendone la concorrenza. E anche che ha intenzione di firmare il contratto con l'Ati che si è aggiudicata l'appalto per nuova stazione marittima, malgrado sia in corso un'istruttoria da parte dell'authority sugli appalti pubblici non sugli esiti ma sulle modalità di gara e su quelle di progettazione.

Insomma, se ciò dovesse corrispondere alle reali intenzioni del presidente uscente, si tratterebbe di un colpo di mano in una fase di interregno, che metterebbe in difficoltà il successore. E a proposito dell'imminenza dei decreti di nomina da parte del ministro, è certo che Giurgola ha già diramato tra ministero e Regione una lettera in cui obietta sulla possibilità che un cittadino straniero venga prescelto per dirigere un ente quale un'autorità portuale in Italia. Il ricorso al Tar del Lazio di cui parla radio-porto potrà eventualmente essere inoltrato solo dopo la firma del decreto da parte del Ministro, per poterlo impugnare.

Ai margini, la polemica politica sulla scelta favorevole ad Haralambides. E' di scena uno dei principali fautori dell'operazione Haralambides. "Le dichiarazioni del vice capogruppo Udc alla Regione Puglia sulla presunta lottizzazione politica in occasione delle nomine dei presidenti delle autorità portuali di Taranto, Brindisi e Bari, non meriterebbero nessun commento perché rese da un esponente di quel partito, l'Udc, che ha fatto della politica dei due forni la sua unica ragione di vita", afferma l'on. Luigi Vitali del Pdl, in contrapposizione alle tesi del consigliere regionale Euprepio Curto.

"Con quale faccia si può parlare di lottizzazione, quando per fare da stampella a Vendola, a Bari l'Udc ha chiesto ed incassato - ha proseguito l'on. Vitali - prima un segretario di presidenza e poi la guida di una importante commissione. Per quanto riguarda la scelta del presidente del porto di Brindisi, il centrodestra non può essere certo accusato di lottizzazione, avendo fatto prevalere gli interessi collettivi a quelli di partito. Hercules Haralambides tutto può essere, tranne che organico ad un partito. Se quella del vice capogruppo Curto non è stata un'iniziativa personale, all'Udc verrebbe da dire: da quale pulpito viene la predica".

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