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Zes, decreto contradditorio: osservazioni del Consiglio di Stato

Parere favorevole con richiesta di chiarimenti, anche in tema di pianificazione strategica portuale

BRINDISI – Il Consiglio di Stato dice sì in via generale alle Zes, le zone economiche speciali, ma sottolinea una serie di contraddizioni guardando ai requisiti, alla disciplina e all’assenza di una pianificazione strategica portuale. E chiede che nello schema di regolamento siano assorbite le osservazioni.

zona industriale brindisi2-2

La pronuncia, sotto forma di parere favorevole, è stata espressa nell’adunanza della sezione Consultiva per gli atti normativi dello scorso 21 dicembre 2017, e attiene allo “schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per l’istituzione delle Zes”, intese come aree geograficamente limitate e chiaramente identificate, nelle quali le imprese potranno beneficiare di speciali condizioni per gli investimenti e per lo sviluppo territoriale delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Brindisi è stata inserita in una Zes, assieme a Bari. Il parere è stato chiesto dalla stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento per gli affari giuridici e legislativi, ed è destinato ad alimentare il dibattito già in atto sulle Zes, in relazione agli “accorpamenti” tra province.

Quel che, a giudizio del Consiglio di Stato, deve essere approfondito è il contenuto dello schema, in particolare – si legge – “non sono chiare le ragioni per cui sia necessario che una delle Regioni non abbia un’Autorità portuale e non possano essere costituite, invece, tra Regioni entrambe dotate di Aree portuali”. Inoltre, “si evidenzia l’opportunità di precisare i motivi per cui le Zes possono essere istituite massimo tra due Regioni”.

Il Consiglio di Stato ha anche  segnalato “i rischi relativi all’estensione del regime di favore anche alle aree in cui si trovi un porto non rientrante nella categoria di Area portuale”: questa disposizione, di fatto, “si può prestare a comportamenti speculativi da parte delle Regioni, indotte a individuare aree in cui si vuole creare una Zes e, successivamente, costruirvi un porto, anche di piccole dimensioni, per poter accedere alla disciplina premiale”.

Brindisi, uno scorcio della zona industriale

Appare imprescindibile alla sezione del Consiglio di Stato,  la “necessità di introdurre nel piano di sviluppo strategico forme adeguate di coordinamento con la pianificazione strategica portuale, rilevante e legislativamente disciplinata, come è noto, anche a livello nazionale”. La connessione tra questi due profili pianificatori è, peraltro, “già dimostrata dal fatto che il Comitato di indirizzo della Zes è presieduto dal Presidente dell’Autorità portuale e si avvale del Segretario generale dell’Autorità portuale” .

Nel parere si invita a integrare “l’analisi di impatto della regolazione con le valutazioni, di matrice anche economico-produttiva che hanno indotto il Governo a individuare in un periodo compreso tra i sette e i quattordici anni (eventualmente prorogabile per ulteriori sette anni) il periodo di durata della Zes”. Resta da chiarire se una volta cessata la Zes (anche laddove sia già intervenuta una proroga), sia possibile istituirne una nuova che insista sullo stesso territorio ovvero che comprenda la stessa Autorità portuale. In un simile caso, sarebbe opportuno precisare se e quali effetti abbia l’eventuale esito negativo del monitoraggio.

Va rivisto anche il lessico usato nello schema del decreto: “Si rileva che, nonostante il pur commendevole intento di redigere un glossario dei vocaboli più rilevanti impiegati nel provvedimento, la maggior parte delle definizioni appaiono pleonastiche o ridondanti, o anche ambigue e di ben scarsa utilità”. In particolare, con riguardo ai requisiti della Zes, “non si comprende quali possano essere le “aree ..anche di carattere..aeroportuale”, dovendosi fare riferimento alla tipizzazione dei beni (demaniali o privati) in questione.

Il Consiglio di Stato fa rinvio alle valutazioni ed alle definitive determinazioni correttive della Presidenza del Consiglio.

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