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"Brindisi come la fenice. Ora scelga i candidati più liberi"

Post fata resurgo. È il motto della fenice, l'uccello mitologico che risorge dalle ceneri: "dopo la morte torno ad alzarmi". Ecco, la città di Brindisi ha bisogno di morire, di essere azzerata in tutti i suoi attuali centri direzionali e decisionali per poter finalmente risorgere

Post fata resurgo. È il motto della fenice, l'uccello mitologico che risorge dalle ceneri: “dopo la morte torno ad alzarmi”. Ecco, la città di Brindisi ha bisogno di morire, di essere azzerata in tutti i suoi attuali centri direzionali e decisionali per poter finalmente risorgere. Non è un caso che il motto della fenice si trovi riprodotto nello stemma di diversi comuni italiani, oltre che sulla medaglia commemorativa della ricostruzione del Campanile di San Marco a Venezia, come a simboleggiare la necessità di una continua rigenerazione delle istituzioni affinché chi detiene il potere non giunga a paralizzare per sempre la società.

Le elezioni amministrative del prossimo 5 giugno rappresentano un'occasione per ridurre in cenere la Brindisi del malgoverno che, senza vergogna, attraverso molti candidati al consiglio comunale, si sta ripresentando con schieramenti e partiti formalmente contrapposti ma, sostanzialmente, con gli stessi protagonisti che hanno sostenuto o che non hanno impedito quel malgoverno.

E ciò che più insospettisce circa la effettiva bontà della proposta elettorale e politica delle due principali fazioni contrapposte, i cui candidati al consiglio comunale erano prima distribuiti tra tutti i partiti dell'ex laboratorio “Consales-PD-Ferrarese” ed ai quali si sono aggiunti anche numerosi rappresentanti della passata amministrazione Mennitti, è proprio la corposità (da indigestione) dei programmi elettorali e la sovrabbondanza delle liste, oltre che i continui bollettini (di guerra) che annunciano soluzioni per tutti i problemi di Brindisi, come se nei decenni trascorsi nessuno avesse mai detto qualcosa di simile in tema di ambiente, energia, rifiuti, università, disoccupazione, giovani, disservizi.

L'ultimo bollettino di campagna elettorale poi è davvero da scommessa: la promessa revisione della Tari. Verrebbe da chiedere ai candidati proponenti perché non prestano una fideiussione personale, da escutere se non dovessero mantenere l'impegno entro la prima data utile per ridurre la tassa sui rifiuti. Programmi, proposte, illusioni, neve che si scioglierà al primo sole della vittoria elettorale.

Un personaggio a me caro (il cui disprezzo della maggioranza politicamente corretta non fa che rendermelo ancora più simpatico), il nazionalista rumeno Corneliu Zelea Codreanu, assassinato con la complicità dei nazisti, sosteneva: “il Paese va in rovina per mancanza di uomini, non per mancanza di programmi. Dobbiamo quindi non elaborare nuovi programmi ma allevare uomini, uomini nuovi.”.

Quindi, venendo a Brindisi: dei programmi se ne può fare benissimo a meno, mentre di uomini nuovi secondo me non se ne vedono. A questo punto “Che fare?”, se non - per dirla alla Vladimir Il'ic Ul'janov detto Lenin - sprigionare lo spontaneismo, perché anche in un mondo sclerotizzato “l'elemento spontaneo non è che la forma embrionale della coscienza.”. Ora, se “uomini nuovi” - non nel senso semplicemente generazionale o di novità istituzionale – si stenta ad intravederli, tuttavia un'energia spontaneista e di risveglio della coscienza è almeno rintracciabile in alcuni candidati sindaco di area alternativa.

La città non ha bisogno di sindaci e consiglieri comunali il cui motto, e poi stile amministrativo, è quello di “moderatismo, conservazione e riformismo”, che tradotto significa “compromesso, protesi fissa della poltrona al corpo e trasformismo”, quindi, in soldoni, timore reverenziale, sottomissione o comunque tolleranza nei confronti delle compagnie energetiche, dei grandi appaltatori pubblici e di qualunque cosa il governo nazionale decida di farci piovere addosso.

L'epilogo de “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, appare più dignitoso rispetto allo scenario che si presenta oggi a Brindisi, visto che chi occupava gli scranni del potere locale neppure questa parvenza di cambiamento ha voluto offrire ai brindisini. Brindisi ha bisogno di amministratori che siano l'opposto dei “moderati”, contrari all'eterno compromesso democristiano, ansiosi di un parlare che sia “si si, no no”.

Nessuno pretende o si illude che il Movimento 5 Stelle e Brindisi Bene Comune, se uno dei loro candidati dovesse diventare sindaco, manderanno via l'Enel o gli altri poteri forti che gravano sulla città, tuttavia essi appaiono come quelli che possano instaurare, con tali potentati, un libero rapporto dialettico nel quale l'istituzione comunale probabilmente riassumerà, o almeno tenterà di riprendersi, quella sovranità che le è propria ma che oggi risulta smarrita. Essi non sono la soluzione ma, in questo momento, a Brindisi rappresentano un'espressione di lotta sincera e spontanea contro le oligarchie consolidate.

Per anni, soprattutto quando ero assessore con Mennitti, ho creduto che uno dei principali problemi degli Enti pubblici fosse costituito dalla burocrazia e dal potere di dirigenti e funzionari. Oggi credo che questo mio pensiero sia vero solo in parte. Dirigenti e funzionari sono dei dipendenti, dei servitori di chi rappresenta il popolo, ed altrettanto i politici, a loro volta, devono servire il popolo.

 Quando, però, un servitore capisce che il proprio padrone è debole, incompetente, senza autorevolezza, allora egli prende il sopravvento ed occupa il posto del padrone. Tanto vale sia per i dipendenti comunali sia per i politici: i primi finiscono per decidere e comandare al posto dei secondi e i secondi dimenticano perché sono stati eletti, sostituendo così i loro doveri con innumerevoli privilegi in danno del popolo.

Personalmente non condivido le radici culturali e ideologiche dei 5 Stelle e di Brindisi Bene Comune, ma altrettanto, a destra, l'area da cui provengo, nessuno può invocare la coerenza storica e politica, quando lo stesso candidato sindaco, nella sua prima intervista, si è paragonato ad un amministratore di condominio, il quale – secondo lui – non va scelto in base al colore politico e alle preferenze politiche. Di conseguenza, rotti gli steccati si scelgano i candidati più liberi e diretti, perchè “Tutto ciò che non è diretto è nullo” affermava ricorrentemente il filosofo Emil Cioran.

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