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Martedì, 18 Gennaio 2022
Emergenza Covid-19 Ceglie Messapica

"Ansia e solitudine": il racconto di una 16enne "scombussolata" dal Covid

La lettera della studentessa Ilaria Argentiero, di Ceglie Messapica, guarita dal Covid da quasi un anno, che racconta le conseguenze psicologiche della malattia e la sua volontà di vaccinarsi

CEGLIE MESSAPICA - Riceviamo e pubblichiamo la lettera della 16enne Ilaria Argentiero, di Ceglie Messapica, colpita dal Covid lo scorso maggio. Questa è la sua testimonianza di adolescente che per un mese intero ha dovuto fare i conti con febbre alta, problemi respiratori ed un isolamento forzato che l'ha portata lontano dai suoi affetti e dai suoi compagni di scuola. Ilaria ha deciso di vaccinarsi per proteggere, innanzitutto, i suoi nonni e, anche, perchè lo ritiene un atto di responsabilità ma questa "malattia" porterà con sè strascichi fisici e psicologici. 

 In queste righe vorrei raccontare la mia storia o meglio la testimonianza che potrebbe far riflettere tutti in merito alle problematiche Covid che in questi giorni l'Italia si ritrova a fronteggiare. Come possiamo ben vedere siamo per una quarta volta immersi in un'ondata di contagi, code nelle farmacie, ospedali al collasso, medici sotto pressione e tanti altri fattori. A maggio del 2021 purtroppo la mia vita è stata stravolta, il Covid-19 mi ha colpita in pieno.

Qualche giorno dopo aver avuto il risultato del test ho iniziato ad avere i famosi sintomi: febbre alta, problemi respiratori, dolori articolari, mal di testa. Stavo davvero male. Non sono più andata a scuola e per un mese sono stata chiusa sola in una stanza, costretta a seguire le lezioni in dad attraverso una computer. Un metodo che, dopo tanti mesi, mi aveva provocato solo stress. I miei giorni erano diventati tutti di uguale importanza.

È stato un periodo difficile, ho pensato di non potercela fare, avevo bisogno di qualcuno con cui parlare, qualcuno che potesse darmi un po' di sostegno, e ringrazio le persone a me care che mi sono state molto vicino in quel momento così scombussolato. Ho saputo di essermi negativizzata il giorno prima del mio compleanno: mi sono sentita, nuovamente, libera di uscire, fare passeggiate, ritrovare i miei amici, andare a scuola, insomma tutto quello di cui il Covid-19 mi aveva privata. La prima cosa che ho fatto è stato abbracciare la mia famiglia, dopo giorni infiniti e bui mi trasmetteva stranezza dare un abbraccio ma pian piano ho superato anche questo e finalmente le mie paure sono andate via.

Ad agosto 2021, anche io ho fatto la prima dose di vaccino anti Covid-19. Sottoporsi alla vaccinazione lo ritengo un atto di responsabilità e ho voluto farlo per vari motivi: per tutelare me e le persone che mi stanno accanto, i miei nonni con patologie. Mi sono sentita molto più protetta e sicura ma ciò non toglie che ancora ora ho tantissima paura di contagiarmi per una seconda volta. In qualità di rappresentante di classe (frequento il terzo anno all'istituto "Carnaro" di Brindisi) mi sono ritrovata a dibattere sulla riapertura delle scuole dopo le vacanze natalizie e ho espresso i miei pensieri e le mie idee.

Per la sicurezza di tutti, secondo me, sarebbe stato giusto fare un tampone generale prima del rientro e, seppur favorevole alla didattica in presenza, in una emergenza sanitaria al limite, si poteva procede in dad per qualche settimana, seguendo, soprattutto, le regole al di fuori della scuola, altrimenti non avrebbe senso.  

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