Emergenza Covid-19

Puglia da gialla a rossa: perché non poteva andare diversamente

Tutti gli indicatori, a partire dall'Rt, fornivano l’evidenza d’una situazione già ampiamente pregiudicata. Dubbi sull'uso troppo diffuso dei tamponi rapidi

Molti si stanno chiedendo come mai, all’improvviso ed in un colpo solo, la Puglia sia passata da zona gialla a rossa, in vigore da domani. Da statistico mi chiedo invece, come sia stato possibile rimanere in zona gialla, quando quasi tutti gli indicatori fornivano l’evidenza d’una situazione già ampiamente pregiudicata.

Iniziamo dal tanto chiacchierato Rt. C’è preliminarmente da ricordare che, fatto salvo l’Rt calcolato dall’Istituto Superiore di Sanità - che, sino alla scorsa settimana, valutava quello della Puglia al di sotto di 1, riconosciuta soglia di pericolo - qualsiasi altra stima forniva valori sempre ben superiori. 

Il grafico n. 1 evidenzia come l’Rt avesse iniziato a crescere già da un paio di settimane e che a fine febbraio avesse superato il valore critico di 1, per poi aumentare in maniera accelerata sino a valicare soglie ben più consistenti (1,20). Nell’ultimissimo periodo, l’Rt pare ormai essersi stabilizzato attorno a questo valore di 1,20. Tuttavia, per quanto non subisca ulteriori aumenti, il livello è talmente elevato che pure una persistente stabilità potrà creare problemi di tenuta per il sistema sanitario.

In senso ancor più inquietante andava il grafico n. 2 che mostrava come l’andamento dei nuovi casi di positività rivelasse una chiara tendenza all’aumento da almeno una ventina di giorno.

Grafico 2-2-5

Entrambi i grafici evidenziano che forse c’era motivo per prendere misure di contenimento ben prima di quanto sia stato fatto e che, soprattutto, la stretta non può considerarsi un fulmine a ciel sereno ma rientrare piuttosto nella normalità delle cose, visto l’evolversi dell’epidemia. Quindi niente di inaspettato, se non nella mancanza di sollecitudine nell’assumere le necessarie decisioni per far fronte ad un’evenienza prevedibile. In definitiva la gravità della situazione s’era già delineata da giorni, come i grafici appunto raccontano.

Per quanto riguarda le possibili cause di questo preannunciato inasprimento, sarebbe da soffermarsi su un aspetto forse spesso taciuto e che, invece, andrebbe attentamente valutato. Riguarda i tamponi rapidi dei quali, dal 15 gennaio scorso, è stato consentito l’uso, in forma alternativa ai tamponi molecolari. Ad ascoltare gli esperti, i tamponi rapidi di ultima generazione garantirebbero una resa quasi equiparabile a quelli molecolari, anche in fase di diagnosi. Tuttavia, a parte che non si sa quali tipi di tamponi rapidi vengano effettivamente utilizzati, non darei per scontato che i risultati ottenibili con il loro uso siano del tutto simili a quelli conseguibili con i tamponi molecolari.

Almeno qualche dubbio sorge se, ad esempio, si analizza l’andamento del tasso di positività diagnostica al variare della percentuale di tamponi rapidi giornalmente utilizzati (grafico n. 3). Ebbene appare evidente che al crescere della quota di tamponi rapidi, diminuisce il tasso di positività diagnostica, e viceversa. E questo avviene in maniera sistematica.

Grafico 3-2-3

Ne consegue che il numero dei positivi decresce in quei periodi in cui sono usati quantità maggiori di tamponi rapidi ed aumenta, invece, quando se ne usano percentuali inferiori. In altre parole questo sta a significare che ai tamponi rapidi sfugge normalmente una quota non banale di positivi che, invece di essere intercettati, sono così lasciati a disposizione del virus per diffondere l’epidemia. Circostanza questa non certo di poco conto se si ricorda che, con i valori attuali di Rt, i contagi tendono a decuplicarsi in breve tempo e che, quindi ogni positivo sfuggito al controllo ne crea 10 nel giro di tre passaggi.

C’è a questo punto da chiedersi se l’attuale recrudescenza del virus non sia stata in buona parte causata da un uso troppo diffuso di tamponi rapidi, magari neppure di terza generazione. E se, pertanto, non sia il caso di regolamentarne in maniera più rigida l’uso.

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