Cultura

Dante Alighieri e il Salento: un binomio poco conosciuto

Il colloquio di studi sul sommo poeta e sugli influssi, anche linguistici, sulla cultura brindisina e salentina

BRINDISI - Nella serata di giovedì 30 settembre si è svolto un colloquio di studi e ricerca storica dal tema: “Dante Alighieri: i riflessi nella storia e nella cultura del Salento”. L’incontro, organizzato con il patrocinio del Comune di Brindisi dalla sezione locale della Società di Storia Patria per la Puglia in collaborazione con il Comitato di Brindisi della Società Dante Alighieri, la Fondazione Tonino Di Giulio, la History Digital Library e l’adesione di In_Chiostri e Adriatic Music Culture, si è svolto in presenza presso la History Digital Library, che ha sede nella Casa del Turista, e in diretta Facebook sulla pagina della stessa biblioteca di comunità. Alla prima sessione del convegno, aperta dal professor Giacomo Carito, presidente della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia, sono intervenuti per gli indirizzi di saluto, la professoressa Raffaella Argentieri, presidente della Fondazione Di Giulio, e la professoressa Teresa Nacci, presidente della sezione di Brindisi della Società Dante Alighieri. A coordinare ed introdurre i lavori è stato Ettore Catalano, professore onorario di Letteratura Italiana presso l’Università del Salento. Relatori del convegno sono stati il professor Antonio Mario Caputo, Segretario della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia, che ha relazionato su una versione brindisina della Divina Commedia, “La Mundana cummedia” di Alfredo Galasso, e il professor Tommaso Urgese, che ha relazionato sulle traduzioni e imitazioni in dialetto salentino della Divina Commedia dal 1800 ad oggi. 

Un aspetto poco studiato, come ha evidenziato il professor Giacomo Carito, è stato l’influsso che ha avuto Dante nella cultura salentina. Un influsso invece molto importante, secondo il professore: “Perché ci sono le varie interpretazioni dialettali che già costruiscono un corpus notevolissimo. C’ è quella di Brindisi, di Galasso, ma c’è quella di Lecce, di De Dominicis, come ce ne sono a Taranto, a Bari e a Foggia”. “Questo dimostra una penetrazione forte delle opere di Dante all’interno della nostra area. E poi ci sono i riferimenti nella Commedia: il riferimento diretto a Brindisi, Brandizio, ma anche a personaggi di Brindisi”. Carito evidenzia un altro aspetto che riguarda la figura di Virgilio: “Che è importante perché era già in atto la cristianizzazione di Virgilio, ma con Dante ha un’accelerazione ovviamente ancora forte. Virgilio entra nel corpus delle leggende pugliesi e in conseguenza di questo Brindisi, che è la città in cui è morto, crea una sorta di monumento a Virgilio, che è la casa di Virgilio. Un edificio medievale. Ma c’era bisogno di dare concretezza alla figura di Virgilio”.

A destra, Tommaso Urgesi-2

“Credo che tradurre nel dialetto locale i versi della Divina Commedia non sia solamente un momento di esercizio letterario”, afferma nel suo intervento la professoressa Raffaella Argentieri, “ma sia stato attraverso gli anni, credo dall’Ottocento in poi, un modo per avvicinare quest’opera così importante alla popolazione che magari non conosceva non solo il linguaggio di Dante ma neanche l’italiano”. La professoressa ha evidenziato come anche negli altri paesi europei Dante sia stato sempre valutato giustamente: “Andando in giro per l’Europa, non solo negli istituti di cultura italiana, ma anche in alcune librerie, ho trovato la Divina Commedia in italiano, così come ho sempre trovato la Costituzione Italiana in italiano. E questa è una cosa che ci fa enormemente piacere”. 
La scuola Normale di Pisa, come ha ricordato la professoressa Teresa Nacci, ha avviato a marzo, e concluso a settembre, una serie di letture dantesche nei vari dialetti italiani che ha intitolato “Giro d’Italia”. “Questa è una cosa molto significativa”, afferma la docente,  “perché indica la volontà di avvicinare un autore del genere ad una cultura di tipo altro”. La professoressa ha evidenziato inoltre come Dante Alighieri sia studiato anche all’estero, non solo nelle sezioni della Società Dante Alighieri ma anche nelle scuole. 

Dei luoghi della Divina Commedia in cui si parla della Puglia o di Brindisi ha parlato il professor Ettore Catalano, che si è soffermato quindi sul Canto XXVIII dell’Inferno, sui Canti VII e III del Purgatorio e sul Canto VIII del Paradiso. Il professore ha parlato quindi di alcune importanti iniziative dedicate a Dante Alighieri. Tra queste, il convegno internazionale promosso dall’Università del Salento, iniziato giovedì 30 settembre, su: “La mente di Dante. Visioni, percezioni, rappresentazioni”; e l’iniziativa del professor Mario Spedicato, che ha portato alla pubblicazione di un numero speciale della rivista “L’idomeneo”, il N. 31, in cui sono raccolti gli studi danteschi di Terra d’Otranto dall’Unità ad oggi. Catalano ha collaborato con un saggio sull’autore francavillese Leonardo Antonio Forleo. 
“La Mundana cummedia”, scritta dal poeta brindisino Alfredo Galasso, è stata al centro dell’intervento del professor Antonio Mario Caputo. “Galasso”, afferma lo storico, “autodidatta, sentendosi brindisino verace si dedicò ad approfondire l’idioma, il dialetto della sua città. Questa sua passione lo portò a vincere numerosi premi, mentre giornali, non solo locali, si interessarono ai suoi versi pubblicando le sue poesie”. Per la casa editrice Schena di Fasano Galasso pubblicò tre libri di grande successo: “Acini ti pepi”, “La Pumeta” e “La Mundana Cummedia”. Caputo ha evidenziato un indiscutibile merito di Galasso: “Quello di aver ricoperto con le sue poesie un periodo della letteratura vernacola che sarebbe caduta nell’oblio e che va da Giovanni Guarino ad Ennio Masiello”. Dopo aver ricordato i tanti autori dialettali d’Italia che hanno scritto in vernacolo sulle tracce della Divina Commedia, il professore sottolinea che: “Se le anime in Dante raccontano una generale pluralità di vita, molto più modestamente nell’opera del Galasso le anime rappresentano e raccontano Brindisi”. “Galasso”, prosegue Caputo, “non si accontenta più di rappresentare la realtà così com’è, seppur in modo satirico, talvolta comico e talvolta lirico ed elegiaco. Ora giunge al paradosso e in versi vernacoli brindisini, quale novello Dante nostrano, scrive negli anni Settanta, in un periodo tra l’altro in cui sembra che i dialetti siano arrivati al tramonto, “La Mundana cummedia”, poema dialettale sganciato dall’antica tradizione in versi, pur restando fedele allo spirito del dialetto stesso”. Lo storico ha ricordato inoltre che come guida del suo viaggio all’Inferno, attraverso il Purgatorio, con meta il Paradiso, Alfredo Galasso scelse il primo poeta dialettale brindisino, don Agostino Chimienti, sacerdote ottocentesco e canonico di Cattedrale e che nel Purgatorio Galasso incontra il padre Luciano, che pregando incessantemente è pronto per accedere in Paradiso. Qui incontra l’amata figlia Tina, morta a soli 14 anni a causa di una febbre tifoidea. Caputo, infine, ha ricordato che in Paradiso Galasso colloca tanti brindisini: dal giovane eroe Aldo Spagnolo, morto sul fronte greco-albanese di Klisura durante la seconda Guerra Mondiale al comandante aviatore eroe Leonardo Ferrulli, medaglia d’oro al valor militare, dal sindaco podestà Serafino Giannelli allo scienziato Raffaele Rubini allo storico ed archeologo Don Pasquale Camassa. 

Da sinistra, Ettore Catalano e Antonio Caputo-2

Il professor Tommaso Urgese nel suo intervento ha ricordato che vi sono state più di 150 versioni della Divina Commedia nei vari dialetti italiani. “Le traduzioni”, spiega, “non sono iniziate immediatamente. Sono iniziate, a parte la versione di Fra’ Paolo Principato del 1600, nel 1800, con Carlo Porta e da quel momento si è diffusa”. Urgese ha evidenziato come le interpretazioni della Commedia siano state molteplici e come i motivi che hanno spinto i poeti a tradurre in dialetto la Divina Commedia siano spiegati dagli stessi nelle prefazioni: nella maggior parte dei casi lo scopo è semplicemente divulgativo, in qualche caso l’obiettivo è pastorale, in altri casi lo scopo è educativo oppure patriottico. “Accanto a tutti questi motivi”, aggiunge Urgese, “troviamo sottintesa, ma spesso esplicitata, una motivazione più propriamente linguistica: saggiare le possibilità del dialetto nell’esprimere una poesia di alto livello, elevare a rango di lingua autonoma il dialetto”. Il professore ha spiegato inoltre perché oggi le traduzioni o i rifacimenti in vernacolo della Commedia continuino a proliferare malgrado il dialetto continui a regredire: “Dobbiamo considerare prima di tutto che gli autori di questa operazione sono persone oggi alfabetizzate ma che hanno vissuto la loro fanciullezza in un mondo dialettale. E poi dobbiamo considerare quel bisogno di identità che la lingua materna esprime”. Il professore si è soffermato infine ad analizzare le diverse traduzioni e i rifacimenti dialettali della Commedia di Dante nel Salento, elencando le opere pubblicate e quelle inedite, alcune molto recenti. Il colloquio di Studi e Ricerca Storica è terminato con la lettura di canti della Divina Commedia nelle versioni dialettali del latianese Claudio Santoro, presente al convegno l’autore ha letto una parte del Canto V dell’Inferno; e del professore oritano Antonio Baldari. A leggere una parte del Canto I dell’Inferno nella versione dialettale del professor Baldari è stata la poetessa oritana Annamaria Conte. 

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