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Quattro compagnie teatrali in campo con commedie, workshop e laboratori

Nel 400 anniversario della morte di William Shakespeare, quattro compagnie teatrali pugliesi si ritrovano a collaborare nella rassegna di teatro di ricerca "Esserenonessere". Il teatro non può non essere "di ricerca", sottolineano i protagonisti dell'iniziativa che si svilupperà da febbraio ad aprile al Teatro Italia di Carovigno

Nel 400 anniversario della morte di William Shakespeare, quattro compagnie teatrali pugliesi si ritrovano a collaborare nella rassegna di teatro di ricerca “Esserenonessere”. Il teatro non può non essere "di ricerca", sottolineano i protagonisti dell’iniziativa che si svilupperà da febbraio ad aprile al Teatro Italia di Carovigno con spettacoli serali e mattutini per le scuole, nonché laboratori, “poichè si adatta al momento storico in cui viviamo e solitamente anticipa le tensioni e il pensiero comune”.

La rassegna prevede oltre agli spettacoli in programma, anche una serie di appuntamenti e incontri con il pubblico, ad ingresso gratuito. Il titolo "esserenonessere", tratto dal celebre monologo di Amleto, pone ancora una volta la questione sull'esistenza umana e sulla possibilità di riflettere sul nuovo. “Amleto si trova di fronte ad una scelta che tutti noi abbiamo affrontato o affronteremo nel corso della nostra vita. E proprio questa scelta sarà il tema della rassegna: essere o non essere?  Vivere o morire? Ribellarsi o rassegnarsi? Affrontare la realtà o vivere nella menzogna?  A noi, voi la scelta”.

esserenonessere-2

La rassegna curata da Giuseppe Convertini e Marcantonio Gallo, con il sostegno del Comune di Carovigno - Assessorato alla Cultura, e di Pietro Laghezza, si terrà come già detto al Teatro Italia di Carovigno nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2017. Tutti gli spettacoli sono in serale alle ore 21 e in pomeridiana alle ore 17. Gli spettacoli selezionati per le scuole medie superiori sono al mattino alle ore 10. Il costo di ingresso è di 5 euro. I workshop sono ad ingresso gratuito. I laboratori saranno a pagamento e si terranno nel mese di aprile.

PROGRAMMA

Sabato  4 febbraio ore 21 -  Domenica 5 febbraio ore 17  -  Lunedì 6 febbraio ore 10 per le scuole

Amleto/Amleto/Amleto

Teatro dell'Altopiano  -  Teatro delle Pietre  -  Il Sud in movimento

regia di Carlo Formigoni  -  Gallo/Cito  -  Giuseppe Convertini

Sabato 18 febbraio ore 21  -  Domenica 19 febbraio  ore 17

Con gli occhi chiusi

 Il Sud in Movimento, drammaturgia e regia di Giuseppe Convertini

Sabato 4 marzo ore 21 - Lunedì 6 marzo ore 10 per le scuole

Amleto dei bassi

Teatro dell'Altopiano, di Angelica Schiavone, regia di Carlo Formigoni.

Domenica 5 marzo ore 17

Canto errante di un uomo flessibile

Teatro Folletti e Folli, di Tommaso Urselli, regia di Dario Lacitignola.

Sabato 18 marzo ore 21 – Lunedì 20 marzo ore 10 per le scuole

Il cavaliere dimezzato

Teatro delle Pietre, drammaturgia e regia  di Marcantonio Gallo e Fabrizio Cito.

Domenica 19 marzo ore 17

Le malmaritate

Teatro delle Pietre, drammaturgia e regia  di Marcantonio Gallo e Fabrizio Cito.

WORKSHOP

Gli autori incontrano il pubblico

Domenica 5 febbraio ore 19  -  Carlo Formigoni 

Domenica 19 febbraio ore 19  - Giuseppe Convertini 

Domenica 5 marzo ore 19  -  Dario Lacitignola

Domenica 19 marzo ore 19  - Marcantonio Gallo e Fabrizio Cito

CONTENUTI E PROTAGONISTI

esserenonessere 3-4 Amleto/Amleto/Amleto

di W.Shakespeare

Tre adattamenti della durata di circa 20 minuti ciascuno, convivono in un'unica serata da non perdere. Tre interpretazioni differenti che potranno dare al pubblico la possibilità di scegliere la propria verità su un testo così celebre e ancora così discusso.

Teatro dell'Altopiano

Approccio ad Amleto

di  Carlo Formigoni, con Silvio Gioia e Angelica Schiavone (20' min.)

Teatro delle Pietre

Essere o non Esserci

di Marcantonio Gallo e Fabrizio Cito, con Marcantonio Gallo, Salvatore Buonomo, Mirela Karlica (20' min.)

Il Sud in Movimento

Scacco Matto

di Giuseppe Convertini, con Onofrio Fortunato, Antonio Guarini, Viviana Martucci, Franco Miccoli, Carla Orlandini, M. Antonietta Pagliara, Fabio Saccomanno, Marilù Sbano (25' min.)

Con gli occhi chiusi

"L'illusione è il primo di tutti i piaceri. La verità è sempre difficile da accettare. Preferiamo ignorarla per non soffrire". Ispirato al romanzo di M. Bovary di G. Flaubert. Lo spettacolo racconta una vicenda di provincia intrisa di passioni e di delusioni. Emma, una bella ragazza piena di sogni e di speranze, sposa un medico (e la madre di quest' ultimo) con la ferma decisione di migliorare la sua vita. Pochi mesi dopo inizierà la sua caiuta lungo la scalinata della realtà. 

I suoi inciampi la condurranno attraverso una strettoia di trappole e sotterfugi, che la costringeranno ad una scelta. Con Maria Antonietta Pagliara, Anna Maria Lanzilotti, Angelo Turco e con Mariateresa Ancona, Dario Lacitignola, Vito Loprencipe, Antonio Saponaro, Damiano Saponaro, Gennaro Scaligeri, Angelo Zurlo. Drammaturgia e Regia  Giuseppe Convertini. Una produzione Il Sud in Movimento

Amleto dei bassi

Racconti dal carcere. Il senso dello spettacolo è egregiamente sintetizzato dalle parole del drammaturgo Bertolt Brecht, recitate durante lo spettacolo “… Ciò che è stato è stato, l’acqua che hai versato nel vino non puoi più recuperarla, ma tutto si trasforma; cominciare da capo tu puoi con l’ultimo respiro.” Infatti anche chi è stato protagonista di un’esperienza negativa ed ha sbagliato violando la legge può ricominciare da capo con un nuovo percorso di vita.

In quest’ottica il teatro non è più un passatempo (o un lavoro) artistico, il palcoscenico diventa un vero e proprio strumento di rieducazione per chi si trova in una struttura detentiva, un ottimo metodo per restituire alla società delle persone nuove, migliori grazie all’arte ed alla condivisione. “Amleto dei bassi” parla proprio di questo percorso, costellato di dubbi, dai bassifondi criminali al palcoscenico di un teatro ed è auspicabile che questa “messa in scena” possa, in realtà, trovare concreta attuazione negli istituti penitenziari presenti sul nostro territorio. (G. Pavone).

con Giovanni  Calella, Carlo Formigoni, Dario Lacitignola, Salvatore Laghezza, Angelica Schiavone.  Musiche di Giovanni  Calella. Regia di Carlo Formigoni. Una produzione Teatro dell'Altopiano.

Canto errante di un uomo flessibile

“Al giorno d’oggi bisogna essere duttili, flessibili, diversificati”, così il protagonista di “Canto errante di un uomo flessibile” afferma all’interno di questa opera teatrale divertente ed intensa. Una narrazione per quadri in cui persone, tempi e luoghi del lavoro si rincorrono e si sovrappongono a quelli della vita. Mimmo Stimolo, un giovane meridionale di belle speranze, arriva a Milano con una scorta di esperienze, ricordi, usi, abitudini, amori... disposto anche a cambiare e a sacrificarsi pur di trovare un lavoro ed una casa.

In un susseguirsi di situazioni reali e surreali, ironiche e a tratti sottilmente malinconiche, il personaggio vive all’interno di luoghi altrettanto flessibili. Intorno a lui figure che costituiscono una sorta di mosaico narrativo che si compone e decompone nella storia, vissuta e raccontata sempre in bilico tra profonde riflessioni esistenziali e semplice istinto di sopravvivenza. Mimmo Stimolo, interpretato da Giuseppe Nacci, offre una visione vivace e sensibile, ricca di molteplici tonalità e sfumature. I personaggi che ruotano intorno a lui, interpretati da Antonella Colucci e Dario Lacitignola, rappresentano “tipi umani”, evidenziando una versatilità che contribuisce a completare un affresco vario e significativo.

La regia, curata dallo stesso Dario Lacitignola, presenta una fresca dinamicità attraverso una visione personale di piani narrativi e scenici che si integrano con la vicenda, rispettando comunque il testo originale. La vita di Mimmo, sospesa tra delusioni e sogni, oscilla tra situazioni reali irreali e momenti di gustosa leggerezza: gli episodi scavano nella vita e nella psicologia del personaggio che agisce e reagisce alle circostanze in modo sempre originale, fino a condurre lo spettatore verso un finale inaspettato.

Il testo di Tommaso Urselli, autore contemporaneo molto apprezzato, è stato presentato per la prima volta nel 2006 presso il Teatro Litta di Milano e la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi; è tra i vincitori della III edizione del Premio Fersen per la drammaturgia contemporanea, pubblicato per Editoria&Spettacolo, e segnalato al Premio di drammaturgia DCQ. Con Antonella Colucci, Giuseppe Nacci e Dario Lacitignola. Tecnico luci e suoni Davide Semeraro. Consulenza Musicale Riccardo Rodio. Registrazioni Nicola Farina. Regia di D. Lacitignola. Una produzione Teatro Folletti e Folli.

Il cavaliere dimezzato

esserenonessere 2-2-3Chi è il cavaliere dimezzato? Un moderno (non) guerriero che, ridotto al minimo ogni suo bisogno emotivo, crede di poter dominare il mondo interiore e di vincere sul dolore. In una sorta di emorragia emotiva, il cinico cavaliere racconta e si racconta, dipanando la sua matassa esistenziale.

Ma non basta indossare una corazza e tenere a bada il cuore che metaforicamente danza attorno al corpo da riconquistare. Non basta spiare l'umanità da dietro i vetri, esserci senza essere. Non c'è difesa contro il dolore. Tu puoi chiudere con il mondo, ma il mondo non chiude con te. E alla fine dovrà ingoiare le proprie lacrime per ricominciare,  per far pace di nuovo con i sussulti del cuore. Con Marcantonio Gallo e Pietro del Vecchio. Drammaturgia e regia Marcantonio Gallo e Fabrizio Cito. Una produzione Teatro delle Pietre.

Le malmaritate

Ridotte in miseria e private di ogni dignità e libertà, vivevano in casa come sequestrate dalla vita. Nei monasteri entravano donne che, a seguito di un matrimonio non scelto, ripudiate, tradite, maltrattate dai mariti o dai padri o da chi ne fosse davanti alla società civile il "garante maschile" sfuggivano ad un' esistenza di rara durezza.

La donna era privata di qualsiasi potere economico e giuridico, socialmente rilevante soli in virtù del matrimonio - sovente imposto - e della procreazione. Quasi sempre era analfabeta, e sottoposta all'autorità assoluta e spesso alla brutalità del marito diventando facile capro espiatorio di ogni male. La clausura monastica rappresentava quindi una "societas" di cui entrare a far parte e dove donne schiave o libere, ignoranti o colte, nobili o popolane, ricchi o povere potevano mutare la propria condizione sociale.

Con o senza vocazione, la vita monastica diventava per molte l' occasione per cercare se stesse. Donne interrotte, sospese, senza futuro, si avviavano così alla clausura, penosa ma riparata dal mondo. Ma di quali pensieri e desideri si nutrivano quelle giovani donne che popolavano i monasteri?

Con Mirela Karlica, Sara Palizzotto, Stefania Savarese, Marcantonio Gallo. Drammaturgia e regia Marcantonio Gallo e Fabrizio Cito. Uuna produzione Teatro delle Pietre.

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