Teatro

"Intotheatrewild, la serie": quando il teatro sposa la natura

Il progetto è finalizzato alla produzione di una mini serie di documentari teatrali che raccontano alcuni luoghi incontaminati della Puglia

BRINDISI - E' stato presentato questa mattina, lunedì 31 maggio, in conferenza stampa, nella sala università di Palazzo Nervegna, il progetto "Intotheatrewild, la serie", avviato dalla Compagnia Inti insieme al Teatro Pubblico Pugliese, alla Regione Puglia e a un partenariato prestigioso. Il progetto è nato durante il primo lockdown, da un'idea dell'autore e attore Luigi D'Elia della Compagnia Inti e della videomaker e speleologa Michela Cerini, che con D'Elia condivide la direzione artistica del progetto. "Intotheatrewild" è finalizzato alla produzione di una mini serie di documentari teatrali che raccontano alcuni luoghi incontaminati della Puglia. BrindisiReport ha posto a D'Elia qualche domanda sul nuovo progetto di ricerca artistica.   

Come è nato il progetto "Intotheatrewild" e quali sono le finalità?

"Il progetto è nato durante il primo lockdown da 'leggendarie' chiacchierate Zoom che si sono fatte in quel periodo. Quindi con Michela Cerini, con cui condivido la direzione artistica del progetto, ci siamo da subito interrogati su una domanda centrale che era: 'Se non avessimo sbagliato tutto', nel senso, ci trovavamo di fronte a una profondissima rottura di un patto tra l'uomo e la natura e la riflessione che facevamo da artisti è se anche nel processo produttivo non avessimo sbagliato qualcosa, se anche lì non fossimo diventati consumistici e pesanti rispetto alla natura e rispetto alla materia dell'arte. E quindi il desiderio è stato di trovare una forma diversa per avvicinarsi alla natura, attraversarla, raccontarla artisticamente. Quindi è nato proprio da riflessioni di quando eravamo tutti chiusi in casa a domandarci cosa stava accadendo. Le finalità quelle produttive immediate, sono la produzione dei primi tre episodi di una serie video che racconta degli angoli intoccati, incontaminati, antichi, della Puglia, per cominciare. Quindi vogliamo sperimentare questa modalità di portare il teatro nella natura, riprenderlo in camera e restituirlo con un cortometraggio poetico, costruire i primi tre episodi e capire se questi possono aiutarci a tracciare una rotta per una sperimentazione artistica diversa del teatro nella natura". 

Quali sono i luoghi incontaminati della Puglia che saranno raccontati dai documentari teatrali? 

"Il primo è Torre Guaceto, ma è stata una scelta per noi inevitabile perché siamo legati epidermicamente, diciamo, a quella riserva anche come crescita artistica; il Bosco di Cuturi, a Manduria, che è all'interno di una riserva del litorale tarantino che da tempo ci accompagna anche in tanti progetti di sperimentazione di modalità di fruizione differenti e più che nel bosco sarà nelle cime degli alberi del bosco, perché sarà girato totalmente sulle cime degli alberi. Il terzo in una grotta, Grotta di Nove Casedde, a Martina Franca, e quindi sarà nei meandri carsici della grotta, in una condizione totalmente estrema da un altro punto di vista ancora". 

Alla conferenza stampa di presentazione del progetto, aperta da Luigi D'Elia, sono intervenuti per il Comune di Brindisi, l'assessore al Turismo, marketing territoriale e creatività, Emma Taveri, il consigliere di amministrazione del Teatro pubblico pugliese, Roberto Romeo, il direttore della riserva naturale dello Stato Torre Guaceto, Alessandro Ciccolella, il direttore delle riserve naturali del litorale tarantino, Alessandro Mariggiò, e Michela Cerini. 

"In Intotheatrewild risaltano due elementi, due anime - evidenzia Roberto Romeo - da una parte la natura dall'altra il teatro, che diventano teatro nella natura, che è un connubio, un incontro, tutt'altro che banale, tutt'altro che scontato, per due fondamentali ragioni: primo perché su questo terreno non ci sono tantissime esperienze in Italia, se escludiamo lo storico Teatro delle Sorgenti di Sista Bramini, e poi perché il teatro che va verso la natura si spoglia di tutti quegli elementi estetici di tutti quegli elementi formali, consegnando la sua essenza più autentica, più pura e più incontaminata Il teatro calato nei luoghi naturali - prosegue Romeo - annulla, azzera la distanza tra realtà e rappresentazione, perché anche attraverso i corti lo spettatore è lì, dentro il fuoco del racconto, quindi non ha bisogno di immaginare l'ambientazione, cioè dove si svolge l'azione scenica. I personaggi si muovono attorno a lui, quindi è un teatro che attraverso la finzione fa un passo in più verso la verità". 

"Quando noi ecologi vogliamo definire un ambiente che è sano, quindi un ambiente in cui non c'è l'uomo, abbiamo un indicatore fisico che utilizziamo che si chiama l'irraggiungibilità, cioè più un ambiente è irraggiungibile più noi abbiamo lavorato bene dal punto di vista della tutela dell'ambiente. Ovviamente per noi è complicato in ambienti come i nostri, non siamo in Nord America, non siamo nell'est europeo dove ci sono aree immense dove l'uomo praticamente non c'è - afferma Alessandro Ciccolella, che evidenzia come a Torre Guaceto tutto sia stato creato dall’uomo - Quindi ci troviamo sempre davanti a questo interrogativo: quanto l'uomo può fruire della riserva? C’è sempre stata e c’è ancora tutt’oggi questa cosa che in parte abbiamo risolto tecnicamente cercando di studiare l’ambiente, cercando di capire qual è l’impatto che le persone hanno. A Torre Guaceto - prosegue - abbiamo delle aree che sono tanto fruite, anche dal punto di vista culturale, però abbiamo anche delle aree in cui l’uomo non va mai, in cui tanti anni fa si facevano le visite guidate. Oggi quei sentieri non esistono più". 

Per Alessandro Mariggiò, che ha ricordato i primi racconti teatrali in natura realizzati con successo su Manduria e Ugento nel 2014 con Luigi D’Elia, "è ancora più importante oggi lavorare bene, lavorare per un uso consapevole delle aree. Quindi cercare con questo progetto di sensibilizzare sempre di più chi verrà a visitare le nostre riserve naturali.

"Il messaggio che vogliamo mandare nella ricerca che stiamo facendo è questo - evidenzia Michela Cerini - che forse in questa natura dobbiamo entrare in punta di piedi. Dobbiamo far passare questo messaggio: che non dobbiamo fare i turisti quando andiamo in natura, noi siamo ospiti. Con Luigi abbiamo immaginato appunto questo lavoro per far capire che la natura è incontaminata se non c'è l'uomo, ma l’uomo c’è, e quindi deve lui mettersi nella posizione di non contaminarla, di essere un ospite. E le immagini, i racconti, vanno lì ad accompagnare le visioni di un paesaggio o di alcuni ambienti che o non sono fruibili, come le grotte, perché la grotta che abbiamo scelto non è visitabile, è una perla della Puglia per varie motivazioni, o come le riserve. Faremo le riprese sugli alberi al Bosco Cuturi. Lì stiamo andando a dare un punto di vista differente di un visitatore. E la stessa cosa a Torre Guaceto. Abbiamo avuto la fortuna di poter lavorare all’interno della riserva, nella palude, e lì in silenzio, al tramonto, abbiamo ascoltato gli uccelli che si riprendevano la loro natura. Era subito dopo il primo lockdown e noi eravamo in imbarazzo ad essere presenti lì, abbiamo parlato sottovoce, abbiamo camminato piano piano perché eravamo ospiti. E la nostra ambizione è proprio far passare questo messaggio". 

"Non è semplicemente un bellissimo progetto, molto interessante, ma si lega e si sposa molto bene a quello che come territorio, come Destinazione Brindisi, stiamo cercando di fare per la nostra città e per il nostro territorio - afferma l’assessore Emma Taveri - Abbiamo negli anni pensato al turismo come a un turismo di massa, tante destinazioni hanno puntato a questi flussi, quindi a una grande quantità piuttosto che alla qualità. La pandemia ci sta forse dimostrando che abbiamo forse sbagliato, abbiamo creduto in qualcosa che non era sostenibile. Parlo ovviamente dei temi che rappresento, in particolare il turismo. Questa estate c’è stato un boom per le escursioni in natura, per un ritorno alla realtà, alla normalità, e questo semplicemente e molto concretamente si traduce in un aumento di domanda, di flussi turistici, per destinazioni e per esperienze, per operatori, per offerte che sappiano creare un’offerta di questo tipo. Le esperienze in natura sono in linea con quello che oggi i viaggiatori chiedono".

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