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Martedì, 25 Giugno 2024
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Operazione antidroga con 11 arresti: tutto è partito da una multa per guida senza patente e senza revisione

ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti pluri - aggravata, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, violazione degli obblighi inerenti la Sorveglianza Speciale di P.S e favoreggiamento personale.

MESAGNE - E’ durata circa un anno ed è partita da una multa, l’indagine dei carabinieri, denominata operazione “Fire” che all’alba di oggi, lunedì 31 gennaio, ha portato all’esecuzione di 11 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altri e tanti soggetti ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti pluri - aggravata, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, violazione degli obblighi inerenti la Sorveglianza Speciale di P.S e favoreggiamento personale. Di questi 5 sono finiti in carcere e 6 ai domiciliari. Sono 30, in tutto, gli indagati. 

 Operazione Fire arresti droga carabinieri 3-2

Gli arrestati in carcere sono: Leonardo Bacile, 50 anni di Mesagne; Roberto Carbone, 52 anni di Mesagne; Mario Chirico, 52 anni nato in Germania; Michael Sanfedino, 30 anni di Mesagne; Gianluca Zito, 45 anni di Mesagne. Gli arrestati ai domiciliari: Luigi Carbone, 24 anni di Mesagne; Luca Chirico di Mesagne, 29 anni; Luigi Di Dio, 55 anni di Mesagne; Fabio Ferruccio, 33 anni di Mesagne; Valentina Soliberto, 42 anni di Brindisi; Simone Tondo, 27 anni di Mesagne.

La multa

L’indagine è stata condotta dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di San Vito dei Normanni, diretti rispettivamente dal tenente Alberto Bruno e dal capitano Antonio Corvino, nasce, come già accennato, da una multa. Un maresciallo dei carabinieri in servizio presso la stazione di Latiano, ad agosto del 2019 multò un noto pregiudicato mesagnese legato ad ambienti mafiosi, per un’infrazione al codice della strada: era stato trovato alla guida senza patente e senza revisione. Il 16 agosto dello stesso anno gli fu incendiata l’auto che era parcheggiata davanti la sua abitazione. Gli immediati accertamenti consentirono di risalire ai responsabili dell’atto intimidatorio, al mandante dell’azione delittuosa, nonché al movente. Ed emerse che l’azione delittuosa era stata compiuta come ritorsione nei confronti del maresciallo. 

Operazione fire, attentato maresciallo carabinieri(1)-2

L'attività investigativa

Le indagini, avviate, quindi, ad agosto 2019 e conclusesi ad aprile 2020, condotte con l’ausilio di intercettazioni audio e video e pedinamenti, oltre ad identificare gli autori del grave atto intimidatorio, hanno permesso di accertare l’esistenza nel territorio di Mesagne di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti in cui risulterebbe inserito anche uno dei soggetti ritenuto responsabile dell’attentato al maresciallo dei carabinieri. 

Le investigazioni, coordinate dalla Procura Distrettuale antimafia di Lecce e sviluppate in piena sinergia con la Dcsa (Direzione centrale per i servizi antidroga del Ministero dell’Interno), hanno permesso di ipotizzare lo stretto legame tra l’organizzazione criminale investigata e alcuni esponenti della “Sacra Corona Unita”, confermando l’operatività e la permanenza sul territorio della provincia di Brindisi di strutture criminali finalizzate al narcotraffico, nonché come questo fenomeno delittuoso costituisca ancora una importante fonte di guadagno per la criminalità organizzata. “L’organizzazione di stampo mafioso “Sacra Corona Unita” che nasce sul territorio mesagnese, ha sempre fatto del traffico di droga uno dei capisaldi delle proprie attività illecite finalizzandolo, oltre al rapido arricchimento, anche al controllo del territorio”. Si legge nella nota dei carabinieri.  

Sempre secondo quanto specificano i carabinieri, l’organizzazione in questione si ritiene essere stata in stretto contatto con il noto boss mesagnese Giovanni Donatiello, capo storico e socio fondatore della Sacra corona unita, resosi responsabile delle violazioni degli obblighi della Sorveglianza Speciale cui era sottoposto. È stata ipotizzata la frequentazione da parte del Donatiello di una delle basi operative della consorteria, localizzata in un circolo ricreativo di Mesagne, che, a seguito delle numerose perquisizioni, arresti e sequestri di stupefacente, è stato poi chiuso dal sodalizio poiché ritenuto non più sicuro per effettuare riunioni.

Il bilancio dell'operazione 

Durante l'attività investigativa sono stati operati 7 arresti in flagranza di reato e sequestri di sostanze stupefacenti, per un traffico accertato di circa 50 kg tra marijuana, hashish e cocaina. "Dalla ricostruzione investigativa effettuata dai militari del Nucleo operativo e radiomobile, si evincerebbe come il sodalizio abbia gestito, attraverso i propri pusher, lo spaccio di hashish e marijuana sul territorio mesagnese, approvvigionando anche alcune piazze di spaccio ricadenti nei comuni limitrofi di Brindisi e San Pietro Vernotico. Rifornimento che ha riguardato anche alcune piazze di spaccio individuate in Veneto ed in particolare nella provincia di Verona, luogo dove uno degli indagati, originario di Mesagne avrebbe fatto trasportare ingenti quantitativi di marijuana".

I ruoli

La progressione investigativa ha consentito anche di ipotizzare la struttura criminale, organizzata con una precisa divisione gerarchica dei ruoli e dotata di basi operative e centri per lo stoccaggio ed occultamento degli stupefacenti. Roberto Carbone è accusato di essere il promotore e organizzatore del sodalizio occupandosi dell’approvvigionamento dello stupefacente, della direzione e del coordinamento di tutte le attività dell’associazione. Gianluca Zito è accusato di essere il luogotenente di Roberto Carbone, con il compito di procacciare lo stupefacente, in particolare hashish, per l’associazione e affiancando il promotore nelle attività di gestione e di coordinamento dei sodali.

Sono stati individuati poi 9 giovani accusati di essere pusher inseriti nell’associazione e dediti allo spaccio al dettaglio nelle piazze mesagnesi.

Dalle indagini emerge che, per le attività di narcotraffico, l’associazione sarebbe dotata di due basi operative, individuate presso alcune attività ricreative e commerciali del territorio mesagnese, tra cui un noto bar già oggetto di agguati negli anni che hanno caratterizzato l’ascesa della Sacra corona unita a Mesagne. Presso tali strutture veniva posta in essere l’attività di spaccio al dettaglio del narcotico, impartite le direttive del capo-promotore, pianificati e conclusi ingenti cessioni di narcotico, in gergo definiti “passaggi di mano”.

L’associazione sarebbe provvista, inoltre, di più centri per lo stoccaggio e l'occultamento dello stupefacente, affidate a soggetti incensurati o ormai da anni lontani da vicende giudiziarie, tra cui un insospettabile professionista mesagnese, al fine di ridurre al minimo il rischio di eventuali perquisizioni e conseguenti sequestri da parte delle Forze di Polizia. Il gruppo, infine, è accusato di aver avuto la disponibilità di più armi da fuoco tra cui due pistole ed un fucile a pompa, occultati e prontamente disponibili, nonché di armi da sparo nella disponibilità dei sodali.

Operazione Fire arresti droga carabinieri armi-2

"Le indagini avrebbero disvelato l’allarmante capacità del sodalizio di cooptare soggetti insospettabili ed incensurati del tessuto sociale mesagnese apparentemente estraneo alla criminalità tra cui, commercianti, camionisti e professionisti in contatto con la pubblica amministrazione. Altro dato di rilievo è la capacità del sodalizio di allargare i propri interessi fuori dal territorio mesagnese, monopolizzando la fornitura di alcune piazze di spaccio dei Comuni di San Pietro Vernotico, Brindisi e come detto prima, del Veneto".

"Nel corso delle indagini sarebbero stati riscontrati episodi di violazione della normativa antimafia, ex art. 75 comma 2 del D. Lgs 159/2011, commessi dal Sorvegliato speciale di pubblica Sicurezza Giovanni Donatiello, capo di una frangia del sodalizio di stampo mafioso “Sacra Corona Unita” operante sul territorio della provincia di Brindisi, attualmente detenuto. Donatiello avrebbe in più occasioni disatteso l’obbligo di associarsi a pregiudicati e di frequentare abitualmente circoli, recandosi in più occasioni presso una delle basi operative della consorteria e dimostrando, pertanto, una rinnovata e rinforzata attualità criminale che non ha subito alcuna flessione a seguito dalla lunga permanenza in carcere e dalla limitazione della libertà personale imposta con la misura di prevenzione a carico. Donatiello, impiegato presso una carrozzeria di Mesagne, avrebbe utilizzato il luogo di lavoro come base operativa per mantenere contatti con più pregiudicati del territorio condannati per gravi reati quali associazione per delinquere di stampo mafioso, stupefacenti ed altro".

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