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Un'eredità da 100mila euro e un casolare: i dissidi familiari dietro al duplice omicidio

Con la confessione di Cosimo Calò, corroborate le ipotesi investigative sull'omicidio della coppia di coniugi avvenuto in una villetta delle campagne di Serranova. Il pensionato ha ucciso fratello e cognata

SAN VITO DEI NORMANNI – Eredità e incomprensioni ataviche. E’ maturato in ambito familiare il duplice omicidio del 70enne Antonio Calò e della 64enne Caterina Martucci, i due coniugi uccisi all’interno della loro casa in contrada Canali, nelle campagne di Serranova, agro di Carovigno. A premere il grilletto sarebbe stato l’84enne Cosimo Calò, fratello di Antonio. Il pensionato avrebbe agito da solo. Le ipotesi investigative alle quali lavoravano da una settimana i carabinieri del Nor della compagnia di San Vito dei Normanni diretti dal capitano Vito Sacchi e dal tenente Alberto Bruno, sotto la regia del pm della procura di Brindisi, Francesco Carluccio, sono state corroborate dalla confessione resa dall’unico indagato, condotto presso il carcere di Brindisi con l’accusa di omicidio aggravato dal rapporto di parentela con una delle vittime e dalla premeditazione. Il pensionato risponde inoltre del reato di porto in luogo pubblico di arma comune da sparo.

La svolta nelle indagini è arrivata nella mattinata di oggi (mercoledì 8 marzo). Già nella giornata ieri Cosimo Calò era stato ascoltato in caserma per circa due ore, come persona informata sui fatti. Per questo non necessitava della presenza di un avvocato. Ma oggi lo scenario è cambiato. Intorno alle ore 11.15 Cosimo Calò è tornato presso la sede della compagnia di San Vito dei Normanni, a bordo di un’auto condotta dal figlio (non indagato), preceduta da un’auto civetta dei carabinieri con a bordo il tenente Bruno. Poco dopo è arrivato l’avvocato Carmela Roma, legale di Cosimo Calò. Poco prima di mezzogiorno arriva anche il pm Carluccio.

La caserma dei carabinieri di San Vito dei Normanni

La strada era presidiata da giornalisti e troupe televisive. Era ormai evidente che le indagini fossero giunte a uno snodo decisivo. Gli investigatori hanno lavorato senza sosta a partire dalla sera di mercoledì 1 marzo, quando Carmelo Calò ha trovato i corpi privi di vita del fratello Antonio e della cognata. Il 70enne giaceva riverso nella stanza di ingresso dell’abitazione. Il cadavere della coniuge si trovava in camera da letto. Carmelo e Antonio avevano un appuntamento. Carmelo bussava, senza ottenere risposta. Quando ha aperto la porta (chiusa, ma non a chiave) ha fatto la terribile scoperta.

Marito e moglie erano stati uccisi a fucilate. Antonio è stato raggiunto da due colpi. Gli altri due hanno centrato la moglie. Fin dalla notte dell’1 marzo i carabinieri hanno avviato l’ascolto di parenti e amici della coppia. Oltre ai metodi tradizionali, gli inquirenti si sono avvalsi anche di intercettazioni ambientali. L’ipotesi di una rapina è stata immediatamente scartata. La coppia viveva in fatti una casa modesta, dove c’era ben poco da rubare. I due percepivano la pensione sociale, coltivavano il loro orticello e allevavano alcune caprette. Gli investigatori si sono indirizzati decisi verso la pista privata, confinata in ambito familiare. Il delitto è infatti arrivato al culmine di dissidi che si trascinavano da anni. I rapporti fra Cosimo e Antonio, in particolare, erano problematici.

Arresto Cosimo Calò, omicidio coniugi Serranova

Fra il fine settimana e lunedì (6 marzo) l’84enne ha subito il sequestro di due fucili legalmente detenuti in un capanno della sua abitazione situata nelle campagne di San Vito dei Normanni. Il fucile sequestrato lunedì, in particolare, corrisponderebbe all’arma del delitto. Lo ha ammesso l’indagato durante la confessione resa ai carabinieri e al pm, in presenza dell’avvocato Roma. Il movente sarebbe legato a una eredità da 100mila euro. In questo contesto potrebbe rientrare anche un casolare, adiacente all’abitazione dei coniugi uccisi, che Antonio Calò ha ereditato da un fratello deceduto. Durante la deposizione, Cosimo Calò si è mostrato “confuso”, ha dichiarato  il legale ai giornalisti . L’uomo “ha preso coscienza di quello che ha fatto”. “Non è facile superare un trauma di questo genere – afferma ancora Carmela Roma - anche per lui”.

L'avvocato Carmela Roma lascia la Caserma

L’84enne (come confermato dal capitano Sacchi) ha riferito di aver agito da solo e di averlo fatto martedì 28 febbraio. Al momento, quindi, non vi sono altri indagati. Intorno alle ore 17.30 l’anziano è stato condotto dai carabinieri presso la casa circondariale di Brindisi in via Appia. Nel frattempo si erano recati in caserma anche il comandante provinciale dei carabinieri di Brindisi, colonnello Leonardo Acquaro, e il comandante del Reparto Operativo, tenente colonnello Raffaele Federico. Ma le indagini proseguono. Nei prossimi giorni saranno effettuati ulteriori accertamenti sulla scena del delitto. Il pm disporrà inoltre l’autopsia, necessaria per chiarire l’ora dell’omicidio. 

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