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Giovedì, 23 Maggio 2024
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Imprenditori uccisi: emessa ordinanza a carico dei fratelli Morleo

Nuovo provvedimento restrittivo per Cosimo ed Enrico Morleo, già in carcere dallo scorso 3 marzo per gli omicidi di Salvatore Cairo e Sergio Spada. Il gip "evidenzia l'efferatezza dei delitti e rimarca anche gli aspetti della premeditazione per entrambi ed il movente che li determinava”

BRINDISI – Lo scorso 3 marzo furono arrestati in esecuzione di un provvedimento di fermo. Adesso è stata emessa anche un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dei fratelli brindisini Cosimo ed Enrico Morleo, rispettivamente di 57 e 56 anni, accusati degli efferati omicidi degli imprenditori nel settore dei casalinghi (cosiddetti padellari) Salvatore Cairo e Sergio Spada, commessi fra maggio 2000 e novembre 2001. La nuova misura è stata firmata dal gip del tribunale Marcello Rizzo, sulla base del quadro investigativo ricostruito dai poliziotti della Squadra Mobile di Brindisi al comando del vicequestore Rita Sverdigliozzi, coordinati dal pm della Dda di Lecce, Milto Stefano De Nozza. Gli stessi poliziotti nel pomeriggio di giovedì (17 marzo) hanno notificato l’ordinanza ai due indagati, già reclusi presso la casa circondariale di Brindisi. Entrambi devono rispondere del reato di duplice omicidio pluriaggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Enrico sarebbe stato l’esecutore materiale dei due crimini, mentre Cosimo avrebbe ricoperto il ruolo di mandante.

I delitti

Salvatore Cairo fu ucciso il 6 maggio 2000. Da quanto appurato dagli investigatori, l’imprenditore fu ucciso a coltellate da Enrico Morleo all’interno della sede de “Il Fuocolare”, nei pressi della zona industriale di Brindisi, una ditta di fatto riconducibile a Cosimo Morleo situata presso il medesimo piazzale in cui operava anche la Mc Europe, altra azienda di fatto riconducibile a Cosimo Morleo. Dopo l’omicidio, fu fatto a pezzi con una motosega e bruciato in un bidone di acciaio. I resti e la cenere furono dispersi in un luogo sconosciuto.

Sergio Spada fu ucciso con un colpo di pistola alla nuca, il 19 novembre 2001. Il suo corpo privo di vita fu abbandonato in un’area di servizio dismessa sulla circonvallazione di Brindisi, all’altezza del rione Sant’Elia. Anche in questo caso il delitto sarebbe stato commesso da Enrico Morleo, che la sera del 29 novembre si sarebbe appostato nei pressi dell’abitazione di Spada e si sarebbe introdotto all’interno del veicolo condotto dal 46enne, fermo davanti al cancello elettrico, in procinto di aprirsi. 

Il collaboratore di giustizia e il testimone oculare

Il movente dei due omicidi è stato individuato dalla Dda “in ragioni di carattere lato sensu commerciale: eliminando entrambi gli imprenditori – si legge nel provvedimento di fermo – il fratello Cosimo avrebbe operato nella distribuzione degli articoli per la casa in regime di monopolio”. Tale contesto si era già delineato all’epoca dei fatti, ma senza un solido quadro probatorio. La svolta è arrivata 22 anni dopo, grazie alle rivelazioni di Massimiliano Morleo, fratello di Cosimo ed Enrico, che nei mesi scorsi ha avviato il suo percorso di collaborazione con la giustizia. Dalle dichiarazioni di Morleo sono scaturite nuove indagini in cui hanno giocato un ruolo decisivo la testimonianza di un uomo che assistette all’omicidio di Cairo e le intercettazioni cui è stato sottoposto Enrico Morleo, che inconsapevolmente, tramite i dialoghi ascoltati dagli investigatori, ha contribuito alla chiusura del cerchio. I due indagati sono difesi dagli avvocati Giacinto Epifani e Luca Leoci. 

L'ordinanza del gip

Si arriva così all’ordinanza del gip, che “oltre ad evidenziare l’efferatezza degli omicidi, rimarca anche gli aspetti della premeditazione per entrambi i delitti ed il movente che li determinava”.  “L’emissione del fermo da parte del pm – si legge in una nota della questura di Brindisi - la sua conseguente convalida da parte dell’autorità giudiziaria brindisina ove sono stati eseguiti e l’emanazione del predetto Provvedimento da parte di un terzo giudice presuppongono l’esistenza di un quadro probatorio idoneo a sostenere significativamente accuse di tale portata per le quali, quanto meno per gli aspetti edittali, è previsto il ‘fine pena mai’”.

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