Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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Sversamento accidentale di gasolio dalla nave San Giusto: avviate operazioni di disinquinamento

Chiazze oleose erano ben visibili sullo specchio acqueo, all'imbocco del Seno di Ponente, sotto al ponticello che congiunge le due sonde di canale Cillarese

BRINDISI - Uno sversamento nella foce di Canale Cillarese fin dal primo pomeriggio di oggi (lunedì 9 agosto) ha provocato un odore acre (tipo gasolio) percepito nel raggio di centinaia di metri. Chiazze oleose erano ben visibili sullo specchio, all'imbocco del Seno di Ponente, sotto al ponticello che congiunge le due sonde di canale Cillarese. Dai successivi controlli è emerso che si tratta di gasolio, precisamente "Marine Diesel Oil– Nato F76", sversato accidentalmente in mare dalla nave San Giusto, ormeggiata nella banchina "Garibaldi", durante operazioni di travaso. 

Sversamento porto Canale Cillarese 3-2

Dopo aver ricevuto varie segnalazioni, il personale della Capitaneria di porto di Brindisi si è recato sul posto. Immediatamente è stata attivata la ditta concessionaria del servizio di disinquinamento portuale, la D'Oriano, i cui operai hanno collocato delle panne antinquinamento nel punto in cui il canale confluisce nel porto, contenendo lo sversamento. In serata la ditta Sir, con un autospurgo, ha provveduto alle operazioni di bonifica.

Sversamento porto Canale Cillarese 5 - Copia-2

Sul posto anche il personale dell'Arpa di Brindisi e della Marina Militare, la cui base si trova lì nel Seno di Ponente. La Procura della Repubblica di Brindisi è stata messa al corrente dei fatti. Sono stati avviati degli accertamenti per risalire al tipo di sostanza finita in mare e all'origine dello sversamento. Il fastidioso odore è arrivato fino alle abitazioni del rione Minnuta. 

Da quanto si apprende il comando di bordo della nave San Giusto, dopo l'incidente, ha immediatamente avviato le operazioni di disinquinamento provvedendo a informare tutti gli organi competenti. In mare sarebbero finite 0,3 tonnellate di gasolio. 

Nota di Legambiente

Lunedì 9 agosto tre quintali di gasolio sono stati sversati nel porto dalla nave della Marina Militare San Giusto ed hanno provocato un inquinamento ambientale ed odorigeno, malesseri ed un diffuso fastidio provocato dall'odore acre nei quartieri Casale e Centro.

Non mettiamo in discussione la prontezza e la qualità degli interventi adottati per circoscrivere la macchia oleosa formatasi, ma gli effetti delle esalazioni ed i danni legati alle precipitazioni sui fondali vanno attentamente analizzati, così come va spiegato il perché i cittadini abbiano avuto notizia dell'incidente soltanto la mattina successiva. 

Ricordiamo che il aindaco è Ufficiale di Governo in materia sanitaria, e che il comune di Brindisi è dotato di un Piano di Protezione Civile i cui opuscoli informativi sono stati forniti alla popolazione durante la sindacatura dellOn. Mennitti.

Tale piano, però, come quelli di emergenza negli stabilimenti industriali e dall'esterno di essi e quello di evacuazione eventuale, ha il difetto di non essere aggiornato, di non aver prodotto attività di simulazione e di coinvolgimento della popolazione e di conseguenza rimane sulla carta.

Eventi più o meno accidentali richiedono l'aggiornamento del Piano di Protezione Civile e di quelli di emergenza e la rimozione delle fonti di rischio, quantomeno, l'interessamento sempre minore di aree abitate, per cui attendiamo che il sindaco, in primo luogo in quanto Ufficiale di Governo in materia sanitaria, il presidente dell'autorità di sistema portuale del Basso Adriatico, il comandante della Capitaneria di Porto ed anche il presidente dell'Asi si facciano carico dell'assunzione dei provvedimenti d'urgenza non più rinviabili e delle scelte pianificatorie con il pieno coinvolgimento della popolazione, ricordando che ritardi ed omissioni che comportino danni ambientali e sanitari provocherebbero anche reati perseguibili.

Nota di Forum Ambiente, salute e sviluppo

Anche l'associazione Forum Ambiente, salute e sviluppo interviene sulla vicenda: "E’ noto che lo sversamento di idrocarburi, anche in minima quantità, provochi l’inquinamento di vaste aree e danni gravissimi alla flora ed alla fauna. Si tratta inoltre di sostanze considerate cancerogene per inalazione dall’Organizzazione Mondiale della sanità alle quali non dovrebbero essere esposti i cittadini e i lavoratori portuali. Ci chiediamo con preoccupazione, pertanto, trattandosi di idrocarburi volatili e cioè di sostanze tossiche, se non sarebbe stato necessario avvertire la popolazione di chiudere le finestre per tentare di ridurre l’esposizione di anziani e bambini, di bloccare ogni traffico e la pesca nel porto e comunque l’esposizione di quanta più gente possibilmente esposta: il rispetto, in poche parole, di una norma di elementare prevenzione anche perché si era in presenza di una gran quantità di sostanza combustibile in una giornata caratterizzata da elevata temperatura".

Prosegue l'associazione: "Si tratta di misure di prudenza a tutela della salute pubblica che avrebbero potuto mitigare gli effetti di questo come di altri eventi accidentali a cui la popolazione di Brindisi, come è noto, è frequentemente esposta. In attesa di interventi strutturali (monitoraggio globale, spostamento della base navale Marina Militare – sul quale abbiamo più volte ampiamente motivato i vantaggi per la città e la stessa M.M. - e stazione rimorchiatori nel porto esterno) sarebbe proprio necessario che le istituzioni locali dismettessero l’atteggiamento notarile rispetto agli incidenti che periodicamente si verificano in una città con importante presenza industriale e marittima come la nostra (è di solo qualche settimana fa la dispersione sempre di idrocarburi da un carro cisterna ferroviario diretto a Versalis) e adottino fattive ed efficaci misure preventive e prudenziali a tutela della salute pubblica. Conoscere dopo l’accaduto i dettagli degli incidenti serve solo quantificare i danni alla salute ma non a prevenirli o mitigarli".

Infine, si conclude il comunicato: "Chiediamo quindi alle istituzioni preposte a vario titolo alla tutela della salute e del territorio di attivarsi affinché in futuro: sia assicurata sempre e in ogni caso la tempestiva informazione dei cittadini sugli eventi inerenti gli sversamenti ed altri incidenti rilevanti interessanti il porto; sia verificata l’adeguatezza degli interventi effettuati pianificando le ulteriori attività necessarie per la prevenzione e il contenimento dei danni derivanti dagli incidenti in ambito portuale; siano valutate le iniziative amministrative e giudiziarie a tutela della salute pubblica; sia dato corso ad ogni azione necessaria per attuare lo spostamento della stazione della Marina Militare dal castello di terra nonché della stazione rimorchiatori. Sotto quest’ultimo profilo si rammenta che, al di là del grave incidente del 9 agosto, l’ormeggio di mezzi navali nel porto interno espone evidentemente la popolazione lì residente alle loro emissioni (come a quelle dei rimorchiatori). Oltre a impedire la fruizione di una parte cospicua del porto. Il Forum, che a detti ormeggi si è sempre opposto anche formulando osservazioni nelle sedi istituzionali e proposte di trasferimento, ha riferito degli studi condotti in tutto il mondo dai quali chiaramente si evince l’impatto negativo sulla salute delle popolazioni costiere da parte del traffico marittimo. Tanto più che nel caso della san Giusto si impiega gasolio come combustibile. La Capitaneria di Porto ha l’obbligo di controllare il tenore di zolfo dei mezzi in transito nel porto, ma nessun rapporto su questa sua attività ci risulta sinora pubblicato come avvenuto altrove. 

Articolo aggiornato alle 15.10 (Nota di Forum Ambiente, salute e sviluppo)

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