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In Puglia gli indicatori principali tendono a crescere: inevitabile la zona rossa rafforzata

La campagna vaccinale avrebbe dovuto, almeno in questa fase, indirizzarsi, oltre che agli operatori delle aree sanitarie, in prevalenza ai soggetti vulnerabili e fragili

La situazione in Puglia non è certo delle migliori. I principali indicatori tendono infatti tuttora a crescere, mentre a livello di sintesi nazionale essi risultano per lo più stabili.

I grafici 1 e 2 indicano che la media mobile dei decessi e dei posti di terapia intensiva occupati sono in evidente aumento. Questi valori possono essere spiegati, sia pure solo in parte, dalla strategia adottata nella conduzione della campagna vaccinale.

grafico_1_Decessi-2

Come già altre volte sostenuto, per ottenere benefici tangibili in termini di riduzione delle forme gravi dovute all’epidemia — che sono poi quelle che più comportano il ricorso ai ricoveri in terapia intensiva e, nella peggiore delle ipotesi, al non essere in grado di superare la malattia — la campagna vaccinale avrebbe dovuto, almeno in questa fase, indirizzarsi, oltre che agli operatori delle aree sanitarie, in prevalenza ai soggetti vulnerabili e fragili.

Grafico_2_Terapie-2

In Puglia si è dato invece ampio spazio alla protezione di gruppi lavorativi non soggetti ad un rischio nemmeno lontanamente equiparabile a quello degli over 80. Una consistente percentuale (46 per cento) delle dosi di vaccino disponibile è stata così riservata a tali categorie, in quantità superiore al 38 per cento della media rilevata nel resto del Paese. Le conseguenze non potevano essere pertanto diverse, e trovano un eloquente riscontro anche quando confrontiamo i decessi avutisi nell’ultimo periodo in Italia con quelli di altre nazioni europee. La Francia, la Germania e la Spagna, che hanno utilizzato un numero di vaccini equiparabile al nostro, presentano nel mese di marzo un numero di decessi nettamente inferiore (rispettivamente del 20,25 per cento, 42 per cento 40,9 per cento). Ed il perché è scontato: rispetto a noi, hanno vaccinato una percentuale di persone fragili di gran lunga superiore. 

Grafico_3 Positivi-2

Credo inoltre che si stia scontando anche una zona gialla tirata un po’ troppo per i capelli, come per altro emerge dall’incidenza dei nuovi casi di contagio. I grafici (3 e 4), riguardanti appunto i nuovi casi di positività, disegnano anch’essi uno scenario di palese crescita. Particolarmente preoccupante appare l’andamento del tasso di positività diagnostica che la media settimanale colloca al 43 per cento. In altre parole, su 100 tamponi diagnostici fatti, ben 43 risultano positivi. Il che denota, da una parte, un troppo moderato uso di tamponi diagnostici, e, dall’altra, un eccessivo ricorso ai tamponi rapidi. 

Grafico_4 tasso positività-2

L’unica nota non negativa è relativa all’indice Rt (grafico 5) da giorni in flessione, ma comunque posizionato su valori critici. Questo grafico esemplifica l’attuale diverso sviluppo dell’epidemia in Puglia e nel resto del Paese considerato nel suo complesso. Come si potrà notare, l’Rt nazionale s’avvicina a valori sempre più rassicuranti (che ricordo sono quelli inferiori ad 1) mentre quello della Puglia diminuisce con non poca difficoltà, mantenendosi in ogni caso su livelli decisamente più alti.

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