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Appalti Eni e imprese locali: "Ma non tutte sono virtuose"

Il segretario della Femca Cisl chiede che Versalis impieghi le migliori ditte brindisine, ma ricorda un protocollo siglato nel 2009 in Prefettura

BRINDISI – Riceviamo e pubblichiamo un intervento del segretario generale della Femca Cisl di Brindisi, Emiliano Giannoccaro, a proposito degli appalti di Eni Versalis a Brindisi in area petrolchimico consortile, e in particolare di quelli per la realizzazione della nuova torchia di emergenza dell’impianto di cracking con tecnologia ground flare, che sostituirà l’attuale torcia di Punta di Torre Cavallo, e di quelli per la demolizione dei vecchi alloggi sociali sulla sponda sud-est del porto industriale.

Giannoccaro incentra il proprio intervento su una constatazione di fatto: chi lamenta l’esclusione delle imprese brindisine, omette di riconoscere che non tutte sono virtuose. Pertanto la Femca Cisl chiede ad Eni di utilizzare in questi progetti la mano d’opera e le migliori imprese locali qualificate da lunghi anni di attività nella fabbrica chimica, ma ricorda l’inapplicato – nei fatti – protocollo d’intesa siglato in Prefettura a Brindisi il 5 ottobre del 2009, affinché si realizzasse un registo di aziende in regola con le certificazioni, la previdenza, la regolarità delle contribuzioni.

"In merito al recente dibattito sul tema degli appalti nel Petrolchimico, instaurato dalle dichiarazioni a mezzo stampa del presidente della Cna cogliamo l’occasione di precisare ancor più la necessità di preservare e maggiormente valutare le professionalità locali. Con orgoglio e cognizione di causa possiamo affermare che le professionalità, in ambito delle costruzioni e delle manutenzioni, espresse dal territorio Brindisino, non hanno nulla a che invidiare ad alcuno. Non fosse altro per la maturata esperienza espressa in tutte le attività all’interno dello stabilimento Petrolchimico di Brindisi, non solo in Versalis.

Brindisi - Petrolchimico-2

Non a caso, da sempre, durante i periodici rinnovi degli appalti abbiamo operato di concerto con le altre categorie al fine di salvaguardare i posti di lavoro potenzialmente a rischio, a causa degli avvicendamenti. Garantendo sempre, non senza difficoltà, ma attraverso l’interessamento delle committenti (Eni), la continuità lavorativa. Già nel lontano 5 ottobre 2009 fu sottoscritto da tutte le associazioni di categoria, sindacati ed enti, in sede di Prefettura Brindisi, il Protocollo d’intesa per la legalità, la sicurezza e la regolarità del lavoro, con impegni ben precisi affinché si realizzasse anche a Brindisi un registro delle imprese virtuose, dal quale fare attingere le grandi stazioni appaltanti, vedi polo chimico ed energetico.

Comprendendo i diversi interessi e soprattutto la competitività tra le Imprese, nulla mai è stato fatto, tranne lasciare al Sindacato la gestione dell’occupazione in ogni cambio appalto. Quindi massima libertà alle Committenti, in sede di cambio appalto, di seguire le norme di legge nonché le policy aziendali senza riuscire ad inserire alcun minimo vincolo di salvaguardia, dal nostro punto di vista indispensabile, come quello occupazionale.

Di fatto oggi, alla vigilia di un ingente investimento, che nulla sposta in termini di produttività aziendale, l’intero panorama politico coglie l’amarezza della Cna e punta il dito contro Eni e in particolare Versalis, senza conoscerne le situazioni e soprattutto aggiungendo dichiarazioni di allarmismo ambientale e della tutela della salute pubblica, del tutto gratuite. Con amarezza va precisato che più volte si è tentato di entrare nella gestione degli appalti Eni, e tutte le volte, tutti i soggetti interessati, il sindacato, gli enti e soprattutto le associazioni di categoria hanno ricevuto le stesse risposte. “Le procedure di assegnazione delle attività Eni vengono gestite a livello centrale e possono accedere ad esse solo le imprese che abbiano avanzato candidatura e soprattutto superato l’iter di qualificazione, divenendo di fatto fornitori Eni”.

Il petrolchimico visto dalla Isole Pedagne-2

Analogo processo vale per tutte le altre aziende multinazionali presenti nel territorio, all’interno e all’esterno del Petrolchimico. Va ulteriormente precisato che tante Imprese locali sono già qualificate e tante di esse sono già beneficiare di appalti quadro e/o a commessa.  Purtroppo però va evidenziato che se da un lato condividiamo con il Cna l’esaltazione delle professionalità locali, per noi intese come forza lavoro, da l’altro dissentiamo apertamente sul fatto che tutte le Imprese locali possano essere considerate davvero virtuose.

Di fatti gli esempi che si sono susseguiti recentemente, ci hanno restituito, ahinoi, un panorama desolante. Imprese locali fallite, e le poche, tre in particolare, che operano all’interno del Petrolchimico, che non rispettano le loro professionalità, decisamente alte, attardandosi, quando va bene, nei pagamenti degli stipendi; attivando concordati preventivi; negando il bisogno primario delle famiglie, e restituendo esuberi e disoccupazione. Basterebbe chiedere a quei Lavoratori se volessero continuare a lavorare a quelle condizioni oppure essere licenziati e prendere la Naspi per poter mantenere le proprie famiglie!

Pertanto, facciamo nostra la sollecitazione affinché Eni, per le attività di realizzazione e montaggio della ground flare (torcia bassa), nonché per le attività di demolizione degli alloggi sociali, rispetti al massimo il territorio brindisino, attraverso l’utilizzo della manodopera locale, altamente professionalizzata e a disposizione, e avendo cura nella selezione delle imprese locali qualificate e aggiudicatarie, di scegliere quelle che meglio garantiscano appunto la sicurezza, la legalità e soprattutto la regolarità del lavoro.

protesta petrolchimico  Impes-2

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Per evitare di continuare ad assistere che l’occupazione relativa alle attività presenti in loco possa essere di riferimento di altre realtà, un esempio per tutti quelle del porto. Dove dopo aver costretto a chiudere la centrale termoelettrica Brindisi Nord perché non si doveva scaricare carbone sul molo, si autorizza invece Arcelor Mittal a scaricare 24 ore al giorno, dove oltre al danno ambientale dello spargimento dei minerali ferrosi per 70 chilometri e l’aumento del traffico di centinaia di mezzi pesanti giorno, operano soltanto imprese di altra provincia, nell’assordante silenzio di tutti". (Emiliano Giannoccaro - segretario Femca Cisl Brindisi)

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