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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

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La malasorte di Cittadella? La cacciata dei professori e l'arrivo dei politici

Quando sono andati via i professori universitari (prima Paolo Cavaliere e poi Tonino Gioia) dalla guida del coprensorio, ed è arrivata la politica, è cominciato il declino di Cittadella della Ricerca. Questo è un dato storico inconfutabile

Quando sono andati via i professori universitari (prima Paolo Cavaliere e poi Tonino Gioia) dalla guida del coprensorio, ed è arrivata la politica, è cominciato il declino di Cittadella della Ricerca. Questo è un dato storico inconfutabile: l'avvio di una procedura di liquidazione che una commissione del consiglio provinciale aveva definito non necessaria sfociata poi in un fallimento da contorni tali da rendere necessaria una lunga relazione del curatore a chi di dovere; l'uscita dai progetti europei; l'addio della Facoltà di Scienze sociali; la chiusura della bella foresteria; la perdita dei posti di lavoro.

E ancora, la cessazione del servizio di guardiania; le difficoltà nei rapporti con l'università; le aziende che hanno lasciato il campo; la mancata soluzione dei problemi delle infrastrutture primarie (acqua e fogna). Ed ora anche la rinuncia, forzata dalla constazione dei problemi, da parte dell'istituto Majorana a rinunciare a quel trasferimento in Cittadella che avrebbe forse contribuito ad inaugurare una nuova stagione. E chissà quante ne vedremo ancora.

Ma per le passerelle, per le visite guidate di personaggi di governo, la politica si è data da fare, eccome. Per ora, tutte chiacchiere. Una montagna di chiacchiere. Che cosa ha fatto in due mesi la consigliera provinciale che ha ricevuto la delega ad occuparsi di Cittadella della Ricerca? Nessuno ne sa niente. Intanto il degrado strutturale continua. Del famosissimo progetto di rilancio che avrebbe dovuto condurre a nuova vita il comprensorio scientifico-tecnologico dopo "la cacciata" dei professori non vi è mai stata traccia. Del resto cosa si pretende da gente che in vita sua non ha mai avuto a che fare nè con l'università, nè con la ricerca?

La situazione di limbo in cui versano le Province italiane non è una scusa valida: si sarebbe potuto intavolare un confronto progettuale con la Regione e le stesse università con il Miur, e riprendere il filo del concorso ai progetti che riguardano la formazione e la ricerca, progettare le dotazioni di infrastrutture primarie. Ma nulla. Adesso è costretto a ritirarsi anche il preside Salvatore Giuliano che certamente di idee nel cassetto ne ha e ne avrebbe avute. Chi riceverà tra i consiglieri provinciali la delega a spegnere la luce?

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