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Il virus e la fragilità della bolla di vetro della nostra vita

Eravamo il quadro perfetto di una società globale, proiettata verso un futuro ricco di innovazioni tecnologiche e scientifiche, credute inespugnabili

Eravamo a gennaio 2020, le vacanze natalizie erano terminate da pochi giorni, il fatidico rientro dalle vacanze creava l’immancabile stress, con le solite code ai caselli e gli assalti agli autogrill. Le città si rianimavano di vita quotidiana, i clacson tornavano a strombazzare, i guidatori incauti, attaccati ai cellulari, continuavano imperterriti ad infrangere le normative. I ragazzi tornavano a scuola, per poi ritrovarsi il sabato sera, davanti al pub di moda, a non dirsi una parola, concentrati   in quel mondo virtuale che si portavano dietro e che li catturava inesorabilmente.

Quello che accadeva intorno a noi e nel mondo, ci preoccupava con la dovuta superficialità; il dilagare della disoccupazione, della povertà, delle ingiustizie sociali, degli intrighi politici internazionali ci colpivano il tempo di un tg e poi la vita continuava imperterrita, ognuno, rincorrendo i propri problemi. Intanto le grandi potenze decidevano le sorti delle popolazioni più deboli, continuando a spartirsi i giacimenti di petrolio e oro, manovrando l’economia mondiale.

Eravamo il quadro perfetto di una società globale, proiettata verso un futuro ricco di innovazioni tecnologiche e scientifiche, credute inespugnabili. Vivevamo in una sorta di bolla di vetro piena di egoismo e di supponente autoreferenzialità, pensando di essere inattaccabili. Nulla lasciava presagire cosa sarebbe accaduto, di lì a poco, che avrebbe sconvolto le nostre esistenze, frantumandone quella fragile bolla di vetro. Un nemico invisibile cominciò ad invadere la Cina, lo chiamarono “Coronavirus” per la sua forma tondeggiante, con intorno una specie di corona.

Si rivelò subito feroce e subdolo, si insinuava nei corpi di noi umani, con una velocità tale da contagiare popolazioni intere. Eravamo a febbraio, la sua sete di dominio non tardò ad arrivare in Italia, diffondendosi, rapidamente, in Europa ed in tutti i paesi del mondo, mietendo morte e disperazione. Le normative governative ci costrinsero, per mesi a non uscire da casa, per evitare il diffondersi del contagio, chiusero scuole, uffici, fabbriche, negozi, eravamo ostaggi di un virus, che ci colpiva, senza poterci difendere, che ci metteva, per la prima volta, davanti alle nostre coscienze. Ad un tratto il clima divenne surreale, vivevamo sospesi tra realtà e fantascienza, increduli ed impreparati a vivere una vita, che non ci apparteneva.

Il tempo rallentò, modulandosi al ritmo del nostro nuovo vivere quotidiano, assaporammo con terrore quel silenzio tombale intorno a noi, spaventati da quel vuoto che ci portavamo dentro e che non conoscevamo. Imparammo a guardarci dentro e ad osservare gli altri, conoscemmo la solidarietà e come sostenerci l’un l’altro, usando nuove forme di comunicazione, più vere e meno virtuali e ci affacciammo ai balconi, scoprendo di conoscerci, per la prima volta, anche se dirimpettai da sempre, mentre il mondo fuori, che avevamo maltrattato, incazzato, ci costringeva a realizzare che le gabbie, in cui noi stessi ci eravamo rinchiusi, erano fatte di sbarre sociali, di ingiustizie e di etiche sovvertite, che avremmo dovuto abbattere, per essere veramente liberi.

Il virus continuava a minacciare la nostra esistenza, i medici combattevano, ininterrottamente, contro un nemico che non conoscevano, mentre i ricercatori scientifici lavoravano, con tenacia, per sconfiggerlo. Paralizzati dalla paura stavamo vivendo una guerra biologica, che probabilmente ci avrebbe annientato. Dopo mesi, stremati arrivammo in fondo al tunnel, dove vedemmo la luce e nacque la speranza che tutto potesse finire. Grazie alla scienza e alla ricerca la Pandemia fu debellata. Tornammo ad essere liberi da quelle sovrastrutture che appesantivano il nostro passato, non eravamo più gli stessi, ma, sicuramente più felici e consapevoli, uomini migliori.

Il virus della morte e del dolore, aveva abbattuto barriere, ostacoli, azzerato l’economia mondiale, sconfitto le guerre, livellato le esistenze di tutti, non più prevaricazioni e distinzioni, eravamo tutti sullo stesso barcone, pronti a ripartire insieme, tutti guariti nell’animo. Tornammo così ad essere umani, semplicemente, tenendoci per mano.

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