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La memoria dello sterminio non sia passiva, ma guidi le nostre scelte

A distanza di 73 anni  la memoria della II Guerra Mondiale si è allontanata nell’immagine sbiadita della grande tragedia nella quale è affondata tutta un’epoca storica

A distanza di 73 anni  la memoria della II Guerra Mondiale si è allontanata nell’immagine sbiadita della grande tragedia nella quale è affondata tutta un’epoca storica. Una immagine fatta di conflitti atroci, di idealità totalitarie e di esasperazioni nazionali. Una realtà  assolutamente incomparabile con la realtà odierna che, seppur nata da quelle rovine, è fondata sul valore inderogabile dei diritti, della libertà, della democrazia. Una realtà che qualcuno, confidando sulla smemoratezza delle popolazioni, tenta  di riproporre, riportandoci indietro nel tempo, per trascinarci nella voragine dell'autoritarismo, della arroganza, della prevaricazione e della spocchiosità.

Da quella memoria lontana emerge la tragedia della persecuzione ebraica, e non solo ebraica, che, per l’efferatezza del disegno criminale di stermino, travalicò l’evento bellico. In Italia il governo italiano fascista prima e quello della repubblica di Salò successivamente realizzarono “la saldatura delle politiche antiebraiche italiane e tedesche” con le leggi razziali, a difesa della razza italiana, che colpirono la popolazione ebraica con un carico asfissiante di divieti e di prevaricazioni, nei cui confronti furono disposti internamenti  e  trasferimenti nei campi di sterminio,  portati a compimento con zelo incredibile, fatto di fanatismo, di sete di violenza e di grande crudeltà, nella indifferenza di gran parte della popolazione italiana.

Il 27 gennaio si commemora l'apertura dei cancelli del campo si sterminio di Auschwitz ad opera delle truppe sovietiche, alcuni i mesi prima della fine di una guerra terrificante, combattuta fin  dall'otto  settembre 1943 anche dall'Italia fascista, a fianco della Germania hitleriana,  che fece circa cinquanta milioni di morti in tutto il mondo. Quasi quanto tutta la popolazione italiana. Una data  che vuole riportare alla memoria quanto accaduto nei campi nazisti e le vittime inermi della violenza nazista,  che non riguarda solo le vittime, ma  coinvolge tutti noi.

Perché ad essere umiliati e soppressi ad Auschwitz, non furono solo gli ebrei , i rom , i dissidenti politici schiavizzati ed uccisi, gli omosessuali, i Testimoni di Geova, i diversi e tutte quelle categorie che, nell'ingegneria sociale nazista, non avevano diritto di fare parte della razza ariana e per questo  meritavano  di essere eliminati e sterminati, perché ad  essere  umiliato e ferito ad Auschwitz fu lo stesso senso di appartenenza al genere umano.

Il Giorno della Memoria  offre non solo l’opportunità per raccogliersi in se stessi e riflettere, ma anche l’occasione per discutere, per confrontarsi,  per tramandare la memoria di un passato pervaso dalla follia degli uomini il cui livello di crudeltà nei comportamenti  non può essere penetrato e  misurato con le normali categorie dello spirito e della ragione umana. Una riflessione, ma anche una occasione di approfondimento della conoscenza storica, per stimolare il pensiero critico su quanto accadde, sulle dinamiche politiche e culturali che fecero da supporto alle persecuzioni e al massacro nei campi si sterminio di 6 milioni di persone, di cui 1,5 milioni di bambini.

Memoria per ricordare un passato in cui la democrazia e la libertà furono  degradate a livello di parole prive di valore  ed ogni forma di dissenso  politico e religioso sistematicamente  soffocata e soppressa, ma anche per riconciliarsi con il genere umano, per sperare nel futuro, ricordando i tanti episodi di solidarietà umana e di altruismo di tutti quelli italiani, che offrirono protezione ai cittadini ebrei ed  ai perseguitati e  che dedicarono la propria vita alla resistenza,  contribuendo a gettare le basi della libertà e della democrazia nel nostro Paese.

Memoria per ricordare e tramandare alle nuove generazioni  questi avvenimenti perché nella consapevolezza si trovi la strada, che possa guidare  i nostri comportamenti futuri e quelli delle nuove generazioni, per valorizzare la ricchezza del confronto, per comprendere il diverso, le altre culture, le altre religioni. Memoria  che non sia passiva e che deve potersi testimoniare nell’arco della giornata, in ogni luogo e nel corso di ogni attività,  per  contagiare il raccoglimento e rafforzare il valore della nostra umanità.

L'amministrazione comunale di Brindisi dovrebbe prendere lo spunto dalle tragedie del passato ragionare insieme ai ragazzi, per confrontarsi con loro,  per riflettere e far riflettere sulle conseguenze dell'intolleranza, per riflettere sulla guerra,  sulle sue conseguenze. Non solo riferendosi esclusivamente al passato, ma anche  al presente. Alle  migliaia e migliaia di morti  che avvengono  in moltissime parti del mondo e a tutti gli episodi terribili connaturati con la guerra che stanno  comportando il sacrifico di  tanti ragazzi, di tanti giovani.  Nella indifferenza di moltissimi cittadini. 

Sono passati più di 70 anni, ma non è venuta meno la spontaneità triste del ricordo, assieme all’auspicio per un mondo libero e tollerante, nella consapevolezza che esso non è opera del destino, ma la conquista della forza e della volontà delle coscienze. Di tutti Noi.

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