Opinioni

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Le svolte della storia italiana, e i danni auto-inferti della sinistra

Quando i riferimenti ai leader o alle ideologie servono per celare ambizioni e visioni sbagliate di fatti e situazioni

La tomba di Karl Marx (Ansa)

Vi è la tendenza da parte di non pochi, appartenenti alla sinistra dello schieramento politico, a beatificare e circondare di un 'aureola di santità personaggi illustri del passato, autoproclamandosi, spesso immeritatamente, eredi del pensiero e delle opere di quelle eminenti figure, così da rendere meritevole e nobilitare il proprio gruppo di appartenenza.  A dettare le azioni e le scelte di costoro, seguendo l'etica dei principi, sono esclusivamente i loro personali ideali di purezza, da ribadire in ogni occasione, senza tener in alcun conto le conseguenze negative spesso derivanti dal loro operato. 

Quando nell'ottobre del 1998, in occasione della approvazione della manovra finanziaria, Bertinotti e Rifondazione Comunista, decisero di togliere l'appoggio esterno e di far cadere il primo governo Prodi (1996-1998) si vissero momenti di alta tensione a sinistra.

Quel laborioso governo, formato da personalità di altissimo profilo, tra le quali, Walter Veltroni, vice-presidente, Carlo Azelio Ciampi, al Tesoro e Bilancio, Giorgio Napolitano, all'Interno, Vincenzo Visco, alle Finanze, Beniamino Andreatta , alla difesa, e Rosy Bindi, alla Sanità, realizzò in poco tempo importanti riforme e, grazie a Ciampi ed ai sacrifici imposti allora agli italiani, l'Italia introdusse l'euro, come moneta unica, partecipando, da paese fondatore, insieme ai principali paesi europei alla definizione delle politiche della Ue.

Era quello un governo che attuava, in edizione aggiornata, l'aspirazione di Berlinguer del 'compromesso storico', cioè la realizzazione dell'incontro tra cattolici e partiti della sinistra per dare al paese un governo di rinnovamento e di progresso. Collaborazione di breve durata, quella, iniziata nel 1976 ed interrotta drammaticamente nel 1978, dopo l'uccisione di Moro da parte delle 'Brigate Rosse'.

Nella parte conclusiva del discorso alla Camera, Bertinotti così si esprimeva:" Abbiamo scelto di fare opposizione al vostro governo e a questa maggioranza: noi vorremmo poter essere eredi di Marx; certamente siamo coerenti con il lascito di Kant, quello di camminare eretti. Ci volevate piegare, non ci avete piegato: la coerenza di oggi lavora per l'alternativa di domani." 

Con quel discorso fazioso ed assurdo, in quanto parlare di 'alternativa', con chi? in quella fase storica caratterizzata dall'avanzata della destra, era semplicemente un 'non sense', quell'uomo vezzeggiato 'pour cause' da Berlusconi, in nome di Marx e di Kant, decretava la fine del governo Prodi. Consegnando così il Paese, da lì a poco e con qualche breve interruzione, al Cavaliere, che diresse insieme ai suoi alleati le sorti della nazione ad uso personale ed in maniera fallimentare fino all'avvento del governo Monti, come 'ultima spiaggia'.

Senza voler ripercorrere le vicende delle scissioni dal dopoguerra ad oggi subite dal maggior partito della sinistra, il Pci, diventato poi insieme ad altre forze democratiche, cattoliche soprattutto, Pds, Ds ed infine Pd, alcune osservazioni possono farsi in merito agli ultimi eventi. Tralasciando di indugiare sulla 'congiura di palazzo' operata da Renzi, interessa rilevare come anche l'altra scissione, che dette origine ad 'Articolo1', fu consumata in nome di alti principi, a salvaguardia della purezza degli ideali della sinistra, tanto più altamente proclamati quanto più intesi ad occultare un'operazione di puro potere.

Conducendo una campagna forsennata contro il partito originario ed il referendum costituzionale di Renzi del 2016, per poi assurdamente accettare l'insulsa piccola riforma del M5S sul taglio dei parlamentari, era chiaro che non si andava molto lontano con quella operazione e che si finiva per 'tirare la volata' agli avversari, i populisti del M5S ed i sovranisti di Salvini, come avvenne alle politiche del 2018.  Senza raccogliere i frutti della strenua opposizione al Pde dopo aver indebolito elettoralmente il più grande partito del riformismo, si ritrovarono, i duri e puri della scissione, con 'un pugno di mosche in mano'. 

Togliatti e Berlinguer furono in Italia tra le più rilevanti personalità politiche del XX secolo, non soltanto della sinistra: tuttavia, anche essi, pur evocati come 'padri nobili' dalle generazioni successive, furono osteggiati nella loro attività dai duri e puri del tempo in cui operarono. Quando Togliatti, segretario del Pci dopo la 'svolta di Salerno', partecipando al secondo governo Badoglio nel 1944, con la monarchia sabauda non ancora destituita, propose di accantonare la questione istituzionale, rinviandola a guerra ultimata. 

Per non rompere l'unità delle forze antifasciste, alcune delle quali dichiaratamente monarchiche, tutte impegnate nella guerra ai nazifascisti, che ancora occupavano il centro-nord Italia, i massimalisti dell'epoca, in particolare quelli del Psi, tacciarono Togliatti di infedeltà ed i comunisti di impurezza, accusando il segretario del Pci di essersi accordato con la monarchia e di aver tradito la causa repubblicana. La decisione di Togliatti, invece, presa con ponderazione e lungimiranza, si dimostrò vincente ed il referendum del 1946, a guerra ormai conclusa, decretò la nascita della Repubblica Italiana.

La proposta del 'compromesso storico', che Berlinguer maturò dopo i fatti drammatici del Cile e l'uccisione nel 1973 del presidente socialista Allende, era imperniata sull'incontro e collaborazione di tutte le forze democratiche, soprattutto tra i principali partiti di allora, Dc e Pci, per la formazione di un governo di democrazia avanzata, in grado di rinnovare il paese dal lato sociale ed economico.  Quella proposta nasceva dal bisogno di uscire dallo stallo, nel quale ristagnava la situazione politica, superando la 'conventio ad excludendum', che teneva segregata e lontana dal governo la principale forza di opposizione.

Anche in quella occasione insorsero i puri e duri nel partito e fuori per etichettare come velleitario quel progetto, bollando come blasfema la parola 'compromesso', valutata l'impossibilità di poter trovare un accordo con la Dc, considerata 'in toto', partito conservatore ed infido.

La breve durata dell'esperienza di 'solidarietà nazionale, avuta quando Moro, persona accorta e dal fine intuito politico, era segretario della DC, naufragò drammaticamente, come è noto con l'uccisione dello statista, data la portata innovatrice e rivoluzionaria della proposta del 'compromesso storico'.

Tuttavia, nonostante il fallimento iniziale, quella proposta, con le varianti imposte dal mutare dei tempi, mantenne la sua validità negli anni successivi per rispondere all'esigenza di dare al paese governi di democrazia progressista.

In conclusione, è importante mantenersi  nel tempo fedeli ai propri ideali, così come conservare viva la memoria storica del passato e delle figure che con l'esempio di dedizione e di sacrificio lo hanno illuminato, tuttavia, è altrettanto importante vivere nel presente e porsi il problema, da politici avveduti, di valutare attentamente le conseguenze delle proprie scelte per evitare, in base all''eterogenesi dei fini', che le proprie azioni, pur nate da nobili intenzioni, finiscano con il favorire gli avversari, come le situazioni sopra citate dimostrano. 

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