Martedì, 3 Agosto 2021
Economia

No, sulla birra non si può: in arrivo stangata, denuncia di M5S e produttori

Chi beve birra campa cent'anni, ma solo se ha il portafoglio ben fornito. Già, perché in Italia sta per arrivare una stangata anche su questo genere di larghissimo consumo, secondo quando denunciano le associazioni dei produttori del settore. In pericolo altri posti di lavoro, anche in Puglia dove i birrifici sono poco meno di 30

ROMA - Chi beve birra campa cent’anni, ma solo se ha il portafoglio ben fornito. Già, perché in Italia sta per arrivare una stangata anche su questo genere di larghissimo consumo, secondo quando denunciano le associazioni dei produttori del settore. In pericolo altri posti di lavoro, anche in Puglia dove i birrifici sono poco meno di 30. La pressione fiscale è esorbitante, e così si ammazza un settore che invece avrebbe importanti potenzialità.

L’allarme è stato lanciato mercoledì da varie associazioni che fanno parte della filiera della birra italiana, che si sono incontrate a Roma, a Palazzo San Macuto. “L’escalation dell’accisa ha registrato, infatti, un +93% negli ultimi 10 anni e, con il prossimo aumento di gennaio 2015, un +30% negli ultimi 15 mesi”, informa un comunicato sui contenuti della tavola rotonda. Alberto Frausin, di AssoBirra; Mario Guidi, di Confagricoltura; Mario Resca di Confinmprese e Lino Enrico Stoppani, FIPE),  hanno spiegato che la pressione da parte dello Stato sul settore “ha già comportato la perdita di numerosi posti di lavoro (circa 8.000 con altri 2.400 a rischio) e lo stop della crescita dell’intera filiera birraria italiana”.

Anche l’export di birra italiana è in flessione e i consumi si riducono spostandosi dal ‘fuori casa’ al domestico. Un asset importante dell’economia italiana che vale 3,2 miliardi di euro, mica uno scherzo, così come la variegata realtà imprenditoriale che le gravita attorno, una filiera esempio del Made in Italy di successo, colpita duramente dalla crisi e penalizzata dall’aumento delle accise”.

“Proprio con l’obiettivo di bloccare almeno la terza tranche dell’aumento delle accise sulla birra, deliberata con il decreto 104 nell’ottobre 2013, abbiamo depositato una risoluzione in Commissione Finanze – dichiara il deputato Giuseppe L’Abbate, componente M5S della Commissione Agricoltura a margine della tavola rotonda –. Una battaglia che continueremo nella discussione della prossima Legge di Stabilità dove ci attendiamo un comportamento differente e più coerente da parte dei colleghi del Partito Democratico”.

“I parlamentari PD, infatti, prima avevano dichiarato sulla stampa di essere a favore del sistema birrario italiano e poi hanno ritirato tutti gli emendamenti sul tema, bocciando ovviamente il nostro. Eppure – continua L’Abbate – l’aumento delle tasse strozza l’economia reale e non ottiene neanche i benefici di cassa sperati, come ha già sottolineato la stessa Ragioneria generale dello Stato, nel parere reso alla Commissione Bilancio della Camera il 26 luglio 2013: un concetto che continueremo a ribadire per evitare che un settore in crescita e che ha generato numerosi posti di lavoro, soprattutto tra i giovani, non venga troncato definitivamente”.

Un settore in piena crescita, infatti, e che può vantare circa 500 birrifici in tutta Italia, ben otto aziende industriali e due malterie con 15 impianti produttivi distribuiti su tutto il territorio nazionale, dal Nord al Sud, fa presente il M5S. Solo in Puglia si contano 24 birrifici artigianali e due di tipo industriale (Bari e Massafra). Da gennaio prossimo, in pratica, metà birra sarà bevuta dallo Stato attraverso la tassazione e peserà direttamente sui consumatori.

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