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"Ilva, è chiaro chi ha barato"

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo un intervento della segretaria generale della Cgil di Brindisi, Michela Almiento, sulla manifestazione odierna a Taranto indetta dai sindacati confederali per la crisi dell'Ilva. La posizione della Cgil sul caso dell'acciaieria di Taranto e in generale sul problema delle distorsioni che hanno reso il vecchio modello di sviluppo incompatibile con il diritto all'ambiente e alla salute dei territori, emerge con una certa chiarezza.

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo un intervento della segretaria generale della Cgil di Brindisi, Michela Almiento, sulla manifestazione odierna a Taranto indetta dai sindacati confederali per la crisi dell'Ilva. La posizione della Cgil sul caso dell'acciaieria di Taranto e in generale sul problema delle distorsioni che hanno reso il vecchio modello di sviluppo incompatibile con il diritto all'ambiente e alla salute dei territori, emerge con una certa chiarezza.

Come Cgil di Brindisi oggi siamo stati a Taranto e abbiamo partecipato alla manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil a tutela della salute e del lavoro. Salute e lavoro, due diritti costituzionali violati per anni e anni, a Taranto come a Brindisi, come purtroppo in tante altre realtà italiane. Due città del Sud che hanno investito nell'industria per uno sviluppo occupazionale ed economico che sembrava promettere un futuro certo e florido per intere generazioni: i nostri padri, noi, i nostri figli.

La scelta sembrava la più conveniente e sicura, rispetto anche alle altre opportunità lavorative che le grandi risorse naturali offrivano alle due città, che, invece, per convenienza economica, sono state trascurate. Nessuno poteva prevedere che di quel lavoro si poteva anche morire, ed è ciò che sta accadendo, non certo perché la produzione industriale non sia conciliabile con la salute, ma perché qualcuno ha barato.

E' questa la terrificante realtà che emerge dall'esito delle indagini della magistratura, e non ci possono essere "se" o "ma" se si parla di omissioni dolose da parte dell'azienda, dell'Ilva, e non ci possiamo piegare a nessun ricatto occupazionale di fronte a chi, per anni e anni, non ha ottemperato alle dovute misure in termini di sicurezza nello stabilimento e ha avvelenato la catena alimentare inquinando terra, mare e cielo. Di questo stiamo parlando: di una fagocitante logica del profitto che ha ingannato, finora, due volte tutti i suoi lavoratori e tutti i cittadini di Taranto: violando il diritto a un lavoro dignitoso e il diritto alla salute.

Oggi, la manifestazione sindacale è stata oggetto di fuorvianti tensioni, di fronte a un così serio dramma sociale sembra quasi che chi svolge ruolo di rappresentanza, facendosi carico delle forti contraddizioni e rivendicando, come in questo caso, la tutela di entrambi i diritti, salute e lavoro, abbia dirette responsabilità. Ma bisogna aver chiaro che le responsabilità hanno nome e cognome: in questo caso l'Ilva, che ora deve rispondere e fare tutto ciò che andava fatto, deve investire tutte le risorse necessarie per rendere l'acciaieria compatibile con la salute e l'ambiente.

Così come le istituzioni devono svolgere il dovuto ruolo di controllo e di tutela sociale. Così come ci aspettiamo che il governo si ricordi che gran parte della produzione industriale strategica del Paese è qui al Sud non solo quando si è in piena emergenza. Per esempio, Taranto e Brindisi, se si fermano, mettono l'Italia in ginocchio, lasciandola, magari, anche al buio: pretendiamo che chi ha inquinato paghi e che ci siano le risorse per bonificare i nostri territori.

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