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Cgil: "Nessun accordo con la Confcommercio sui contratti a chiamata"

"Piccole, medie e piccolissime aziende non possono più scegliere di essere competitive sulla pelle dei lavoratori"

La Cgil e la Filcams chiariscono attraverso un comunicato stampa di non aver sottoscritto alcun accordo con la Confcommercio Brindisi, in risposta a un comunicato diramato lo scorso 26 aprile sul raggiungimento di una intesa con i sindacati per rimediare alle problematiche causate dall’abolizione dei voucher. 

Riportiamo di seguito una nota a firma del segretario Generale Cgil, Antonio Macchia, e del segretario generale Filcams/Cgil, Amedeo Montagna        

La Cgil e, la categoria del terziario – commercio e turismo, la Filcams, precisano che alcun accordo è stato sottoscritto con Confcommercio riguardo al lavoro a chiamata, convinti che i salari bassi frenato la ripresa economica, oggi, più di altri tempi occorre dare valore al lavoro.
Il sistema produttivo delle piccole, medie e piccolissime aziende non possono più scegliere di essere competitive sulla pelle dei lavoratori.

Occorre ricordare che le statistiche già dicono che le nostre retribuzioni sono tra le più basse d’Europa. I contratti di lavoro nazionali non si rinnovano da anni e non si può giocare a ribasso, Basta! Pensare che dalla crisi si esce creando lavoro precario e sottopagato determina   un circolo vizioso che porta all’impoverimento generale.

Le politiche economiche del Governo, indifferenti alla precarietà e disoccupazione dei giovani, sono un punto di debolezza del sistema. E ancora, se il governo contribuisce alla contrattazione di secondo livello, che riguarda solo una minoranza di aziende e di lavoratori, e non interviene sui contratti nazionali, di fatto rientra nella logica di abbassare i salari. 

Si continuano a promuovere i “lavoretti” e non si punta al lavoro di qualità, non si sostiene il reddito,  persino le banche centrali chiedono l’aumento dei salari, perché c’è troppo lavoro povero e  si continua a pensare di tagliare le retribuzioni considerandole costi. Così non si esce dal “cortocircuito” della crisi.

Ribadiamo ancora una volta di  non aver sottoscritto alcun accordo come invece afferma la Confcommercio nel comunicato stampa apparso  sul sito di  “Brindisi Report” in data 26 aprile  c.a. alle ore 18:52.  Infatti, il nostro sistema è pieno di forme di lavoro flessibile: dalla somministrazione al part-time, dai contratti del turismo e commercio a quelli stagionali, quelli a termine ecc., talmente tanti che, piuttosto bisognerebbe ridurli; è quindi impensabile per noi sottoscrivere una tale forma di precarietà quale quella del “lavoro a chiamata”.

Per valorizzare il lavoro occorre creare occupazione di qualità soprattutto per i giovani e su questo diamo la nostra disponibilità ad un confronto di merito.

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