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Gli investigatori, al centro il procuratore Di Napoli

Gli investigatori, al centro il procuratore Di Napoli

Truffe sulle calamità atmosferiche: in 37 dovranno restituire 8 milioni di euro allo Stato

BRINDISI - La giostra dei soldi del fondo per le calamità atmosferiche, gestita dal dirigente protempore dell'Ufficio agricoltura della Provincia di Brindisi (nel frattempo deceduto), costerà cara a tutti coloro che hanno intascato rimborsi grazie alle pratiche di risarcimento truccate. Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Brindisi ha infatti segnalato alla procura regionale presso la Corte dei Conti 37 persone individuate nelle indagini svolte tra il 2008 e il 2009 nella prima fase, e successivi accertamenti più recenti: secondo gli investigatori, dovranno restituire alla pubblica amministrazione circa 8 milioni di euro.

BRINDISI - La giostra dei soldi del fondo per le calamità atmosferiche, gestita dal dirigente protempore dell'Ufficio agricoltura della Provincia di Brindisi (nel frattempo deceduto), costerà cara a tutti coloro che hanno intascato rimborsi grazie alle pratiche di risarcimento truccate. Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Brindisi ha infatti segnalato alla procura regionale presso la Corte dei Conti 37 persone individuate nelle indagini svolte tra il 2008 e il 2009 nella prima fase, e successivi accertamenti più recenti: secondo gli investigatori, dovranno restituire alla pubblica amministrazione circa 8 milioni di euro.

Nel corso dei due blitz collegati alla stessa indagine, e avvenuti il 15 maggio e il 16 novembre 2009, furono arrestate complessivamente 19 persone, quattro delle quali nella prima operazione, e altre 13 furono segnalate a piede libero alla procura della Repubblica. Il numero degli indagati è poi lievitato a 37 posizioni per le quali la polizia tributaria ha ravvisato mancanza dei requisiti richiesti per ottenere i rimborsi,e spesso anche l'assenza di una veria e propria pratica, o addirittura della richiesta stessa di risarcimenti.

Il motore della truffa era -secondo gli inquirenti- l'allora dirigente dell'Ufficio agricoltura della Provincia, Vito Guarini, deceduto prima della conclusione dell'attività investigativa. Guarini tratteneva la maggior parte delle somme erogate grazie alle pratiche fittizie, e lasciava percentuali limitate ai richiedenti. In tal modo il funzionario riuscì, hanno spiegato gli investigatori, a mettere insieme il capitale per realizzare anche il grande complesso agrituristico "Marangiulo" in agro di Cisternino: tra gli arrestati c'era anche Angela Cucci, la moglie di Guarini, beneficiaria di una delle partiche di risarcimento per circa 140mila euro, e di un credito agevolato di altri 700mila euro.

L'agriturismo fu sequestrato nella seconda parte dell'operazione, battezzata "Pioggia d'Oro" con una chiara allusione ai benefici indebiti collegati agli eventi naturali. Il procuratore capo Marco Di Napoli, il 16 novembre scorso, spiegò che Guarini aveva tentato di distruggere le prove, ma che le cose che avevano destato maggiore sconcerto negli inquirenti erano state da un lato "l'atteggiamento predatorio" del funzionario, dall'altra la debolezza del sistema dei controlli amministrativi che aveva lasciato esclusivamente alla gestione infedele del capo dell'Ufficio agricoltura, tra il 2002 e il 2007, un flusso di denaro di almeno 7 milioni di euro sui circa 11 erogati alla Provincia di Brindisi perchè ne disponesse per i risarcimenti.

Giunse tardivamente l'inchiesta interna disposta dal presidente dell'amministrazione in carica dal 2004, Michele Errico, scattata quando la polizia tributaria effettuò il primo sequestro di atti. Ma quell'attività, ha rilevato sempre il procuratore capo, ha più che altro intralciato involontariamente le indagini in corso da parte di procura e Guardia di Finanza. Il Nucleo di polizia tributaria, data l'assenza di una parte rilevante della documentazione dai fascicoli delle partiche, ha dovuto indagare seguendo la strada opposta, partendo cioè dai conti bancari e dai movimenti di denaro collegati ai risarcimenti. Peraltro la prima segnalazione di movimenti sospetti di denaro -in base alle norme antiriciclaggio- giunse proprio da un istituto bancario, e riguardava un insolito movimento di assegni circolari.

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