Domenica, 1 Agosto 2021
Emergenza Covid-19

Covid, meno tamponi e meno positivi: "Adesso non serve mollare la presa"

Invece di fare un uso eccessivamente sparagnino del tampone molecolare, come nel concreto sta avvenendo, bisognerebbe adoperarne molti di più

BRINDISI - Chissà perché sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando, appunto di questi mesi, un paio di illustri scienziati pronosticavano che il virus era clinicamente bell’e morto, ed io consideravo, non incontrando il favore dei più, che era come credere nelle favole. Fatti i dovuti distinguo, m’aspetto di ricevere analogo dissenso se manifesterò pure questa volta qualche perplessità a chi pensa che l’abbiamo già quasi scapolata e che possiamo consegnarci, goderecci e spendaccioni, all’estate. Piacerebbe anche a me illudermi, ma non mi sembra proprio il caso. A preoccuparmi non sono i numeri di per sé — sebbene quello dei decessi sia decisamente ancora troppo alto — ma una gestione dei tamponi molecolari non del tutto comprensibile.

Certo, rispetto anche a solo un mese fa, siamo messi da signori ma il problema non è tanto nei risultati che la campagna vaccinale e, in parte, la bella stagione ci stanno facendo conseguire, quanto piuttosto nel considerare questi esiti positivi come punti d’arrivo quando dovrebbero essere invece presi come punti di partenza per cercare di far fuori il virus. In altre parole, ci stiamo forse adagiando un po’ troppo sugli allori, accontentandoci che l’inerzia ci permetterà, prima o dopo, di “andare in bianco”, nel senso naturalmente dei colori designati ad indicare i diversi stati di allerta epidemica. Mentre, almeno da un punto di vista statistico, non sarebbe questo il momento di mollare la presa ma di raddoppiare piuttosto gli sforzi. In definitiva, invece di fare un uso eccessivamente sparagnino del tampone molecolare, come nel concreto sta avvenendo, bisognerebbe adoperarne molti di più’ per fare in maniera adeguata tracciamento e sequenziamento. 

Come stiano le cose è evidente a tutti: meno tamponi molecolari si processano e meno casi positivi si rilevano, e, per quanto questo modo di procedere rappresenti un azzardo in termini di circolazione del virus, ha il vantaggio di fare bene al “colore”. Al contrario, facendo più tamponi molecolari, si rischia, nel breve, di vedere lievitare il numero di positivi giornalieri, e di conseguenza di vedere rafforzato il colore assegnato, ma alla lunga accorderebbe la possibilità di interrompere la catena di trasmissione del virus togliendogli così spazio. Semplificando per rendere meglio l’idea, trascurare il tracciamento e il sequenziamento può far bene al colore mentre, fatti come si deve, potrebbero far bene alla salute e concorrere a mettere in difficoltà il virus. Senza contare che consentirebbero di ottenere altri vantaggi, tipo: intercettare con più rapidità i focolai, evitandone la diffusione; monitorare con maggiore attenzione la circolazione delle varianti.

Di fatto, però, la strategia adesso seguita prevede un uso sempre più diradato dei tamponi molecolari, come è facile desumere dai numeri.

Nella settimana tra il 7 ed il 13 maggio sono stati complessivamente utilizzati nel nostro Paese 1.029.836 tamponi molecolari; la settimana successiva (14  - 20 maggio) 935.581, con una diminuzione quindi del 9,15 per cento; in quest’ultima settimana (21 – 27 maggio) 851.445, con una ulteriore diminuzione dell’8,99 per cento. Nel complesso, in sole due settimane la capacità di fare tamponi è diminuita di ben il 17,32 per cento. 

In Puglia si è stati ancor più parsimoniosi: nella prima settimana il calo è stato del 10,36 per cento e nella seconda addirittura del 15,22 per cento; in due settimane i tamponi molecolari processati risultano pertanto diminuiti del 24 per cento.

Il che fa ritenere che si destinino i tamponi molecolari prevalentemente a chi manifesta sintomi evidenti; molti meno per il tracciamento ed il sequenziamento. Così facendo, non solo si rischia di trovare la malattia quando è ad uno stadio più avanzato — il che spiegherebbe in parte perché il numero dei decessi continui ad essere alto, malgrado la consistente campagna vaccinale avviata dall’attuale esecutivo — ma si lascia l’iniziativa al virus.

Tanto per dare infine un possibile termine di paragone, nel Regno Unito, la cui popolazione è del 10% superiore alla nostra, vengono fatti in media un numero di tamponi molecolari all’incirca doppi di quelli processati da noi. E non credo che sia perché da quelle parti ci sia il vezzo di fare tamponi a vanvera.

In fondo è sempre la solita storia: badiamo all’aspetto contingente? oppure guardiamo un po’ più in là del nostro naso?

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