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La Benedetto Brin semisommersa

La Benedetto Brin semisommersa

"Benedetto Brin", anniversario dimenticato

Si tratta di una triste pagina di storia che ancora fa tremare i polsi, ma quel lunedì 27 settembre 1915, a Brindisi si profilava una splendida giornata di sole. Sulla banchina del lungomare Regina Margherita un buon numero di persone si era assiepato per assistere al rito dell’alzabandiera.

Si tratta di una triste pagina di storia che ancora fa tremare i polsi, ma quel lunedì 27 settembre 1915, a Brindisi si profilava una splendida giornata di sole. Sulla banchina del lungomare Regina Margherita un buon numero di persone si era assiepato per assistere al rito dell'alzabandiera. Alla banchina risultava ormeggiato l'incrociatore "Vittor Pisani" con alcune unità dello Stato Maggiore della Regia Marina.

Le corazzate erano sistemate nell'avamporto, mentre tra il canale Pigonati e Forte a Mare erano ancorate la "Dante Alighieri", la "Nino Bixio", la "Emanuele Filiberto" e la "Benedetto Brin" (14mila tonnellate di stazza), che era alla fonda nel porto medio, all'altezza di quella che poi sarebbe diventata la spiaggia di Fontanelle e poi Marimist.

Alle otto in punto, la cerimonia dell'alzabandiera si svolse sulle note della Marcia Reale, era poi consuetudine che la conclusione avvenisse al suono di una vivace marcetta, e fu proprio in quel momento che avvenne il cataclisma. Potente, furiosa, tragica, l'onda d'urto seminò disperazione e morte tra l'equipaggio della "Benedetto Brin" saltata per aria.

Il bilancio in vite umane fu disastroso, il numero delle vittime fu di 456 uomini: 433 marinai e 23 ufficiali, tra questi ultimi il contrammiraglio Ernesto Rubin de Cervin e il capitano di vascello Gino Fara Forni, comandante della nave. Si era in periodo di guerra e si diffuse subito la notizia di un vile attentato, ma ogni varco di accesso sottomarino al porto di Brindisi era ostruito da una rete metallica, costantemente controllata, tenuta tesa da galleggianti. La rete fu accuratamente ispezionata da esperti palombari che ne accertarono e testimoniarono l'assoluta integrità.

Tra la ridda delle varie ipotesi, la Divisione Generale di Artiglieria e Armamenti del Ministero della Marina di Roma prese in considerazione una lettera manoscritta del comandante Gino Forni, datata 4 luglio 1914 - Prot.2927/Ris., che denunciava la <<Deficienza di ventilazione e di refrigerazione della Santabarbara>>, posta, peraltro, nelle immediate adiacenze del vano motori.

Si stabilì anche che nel deposito munizioni vi era la partita n. 29 di balistite, esplosivo potentissimo composto da nitroglicerina e cotone collodio in parti uguali, fragorosissimo nello scoppio, con la caratteristica di bruciare senza fumo. Si pensò, per questo, ad un più che probabile processo di autocombustione.

Furono aperte quattro inchieste ministeriali e militari che non chiarirono nulla; fu escluso il dolo, furono esclusi il sabotaggio e l'avaria occasionale; si ventilò con toni smorzati l'attentato, ma si scrisse chiaramente che: <<L'esplosione è avvenuta in seguito a qualche imprudenza di coloro che, per servizio, dovevano in quell'ora trovarsi in "santabarbara", o per combustione spontanea degli esplosivi, tuttavia nessuno può fornire chiarimenti: i testimoni sono tutti scomparsi e gli esplosivi distrutti>>.

Un modo originale e sibillino, per archiviare l'infausto evento. Esplicativa la testimonianza dello storico e archeologo, canonico don Pasquale Camassa che, in una sua corrispondenza scrisse: "Nessuno sapeva nulla di preciso di cosa fosse successo. Un cordone di marinai tratteneva a stento i civili con lo sguardo diretto verso il Canale Pigonati, ma una fitta nebbia impediva di veder qualcosa. Tutto il popolo in un istante fu sulla banchina del porto. Sul volto di ciascuno si leggeva la profonda commiserazione, per le vittime dell'immane disastro".

Sta di fatto che a 98 anni dall'evento, Brindisi sembra pervicacemente distratta a ricordare il tragico Affaire Brin; non è difficile immaginare che in altre città marinare, annualmente, ci sarebbero state importanti manifestazioni a livello nazionale. Per il momento, qui, ancora nulla; è sperabile che si attenda il 2015, anno del centenario della calamità, per sollevare dall'oblio le numerosissime, innocenti vittime dell'ammiraglia della Regia Marina Italiana, "Benedetto Brin".

 

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