Venerdì, 24 Settembre 2021
Cultura San Vito dei Normanni

Un giallo ambientato a Roma, ma sognando la Puglia. Intervista all'autore

Dario Sardelli e il suo romanzo d'esordio "Il venditore di rose". Lo sceneggiatore e scrittore, originario di San Vito dei Normanni, vive da anni nel quartiere Tor Pignattara

SAN VITO DEI NORMANNI - Mentre nelle librerie viene esposto il suo romanzo d'esordio, "Il venditore di rose", l'autore Dario Sardelli si gode il mare nella "sua" Specchiolla. Già, perché da sanvitese doc lo sceneggiatore e scrittore predilige quei lidi. E se qualche bagnante volesse un giallo da leggere sotto l'ombrellone, al riparo dal caldo estivo, potrebbe scegliere proprio il romanzo di Dario Sardelli. L'autore, invece, legge tantissimo, "ma non sono un gran divoratore di gialli", chiosa sorridendo. "Il venditore di rose" è ambientato nel multietnico quartiere di Tor Pignattara, un quadrante di Roma dove la vita sembra scorrere come in un paese, non come in una metropoli. Il protagonista è il vice questore Piersanti Spina, uomo sensibile. Ma insensibile al dolore e alle sensazioni tattili, a causa di una malattia. Si muove, proprio come l'autore, per le strade del quartiere romano, tra acquedotti testimonianze di epoche passate e internet point.

Il venditore di rose-2

Dario Sardelli è nato a Mesagne 36 anni fa, ma la sua città è San Vito dei Normanni. Dopo il diploma, nel 2005, viene selezionato al Centro sperimentale per la cinematografia a Milano. Successivamente, a 21 anni, si sposta a Napoli, come sceneggiatore per "Un posto al sole". Finita questa esperienza, decide di trasferirsi nella Capitale. Con il tempo, inizia a fare l'autore comico (con Sabina Guzzanti e Maurizio Crozza) e diventa autore senior, con Serena Dandini. Nel frattempo, si laurea in Scienze della comunicazione, con una tesi sulla filosofia della scienza. Parallelamente svolge il mestiere di editor per una casa di produzione cinematografica, leggendo centinaia di sceneggiature. Una bella palestra, che lo forma. Adesso fa lo sceneggiatore (Canale 5, Rai 1). Sin da ragazzo, però, ha una volontà: fare lo scrittore. Dario Sardelli è riuscito a realizzarsi. Einaudi ha pubblicato quest'anno la sua prima fatica letteraria.

Perché proprio un giallo?

"Perché, lavorando per la televisione, è uno dei generi con cui più ho a che fare. Quando ho pensato a una storia da scrivere, ho pensato proprio a un giallo. Pensare una storia in questa chiave mi viene facile. Poi, il quartiere in cui vivo (Tor Pignattara, ndr) si presta molto al giallo, al noir. Ne succedono di ogni. Mi piace scrivere di ciò che conosco, per questo ho scelto di ambientare il romanzo in quel quadrante di Roma". 

Come vive un sanvitese a Tor Pignattara?

"Fino a qualche mese fa - ora mi sono spostato - vivevo a Villa Certosa, come Piersanti Spina. E' un po' come vivere a San Vito: casette basse di un piano, le signore che stanno fuori a pulire i fagiolini d'estate. Quando sono venuti i miei la prima volta a Roma hanno esclamato, testualmente, in sanvitese: 'Ma nui pinsamu che sta vinemu a Roma, invece amu vinutu a Santu Vitu'. Come colpo d'occhio è abbastanza simile. Sono andato a cercarmi a Roma il mio quadrante. Uno fa tanti giri e alla fine ritorna nei posti che gli sono più congeniali. Tor Pignattara, per me, ha il bello dei paesi. Non è spersonalizzante. Puoi creare legami e amicizie. Per altri versi, le diverse provenienze di chi è lì arricchiscono il tessuto, rispetto a un paese chiuso. Ho ricreato la mia San Vito a Roma".

Quanto c'è di Dario in Piersanti? E viceversa.

"Diciamo che Piersanti nasce da una mia paura: di non sentire a sufficienza. Io mi chiedo spesso se sfrutto al massimo, se mi godo la mia vita. Credo sia una questione dell'epoca in cui viviamo. Piersanti Spina non sente il dolore, è la materializzazione di una mia paura. E poi c'è anche la sua esorcizzazione: il vice questore è sensibile, per altri versi. In questo siamo simili, abbiamo un'attenzione spiccata nei confronti dell'altro. Spina non sente a livello epidermico, ma sente a un livello più profondo".

Il lettore simpatizza, solidarizza, empatizza con il protagonista. E' in cantiere un altro romanzo con Piersanti Spina?

"Sì. Ora sono impegnato a scrivere il secondo capitolo di questa saga. Credo lo si rivedrà abbastanza presto".

E invece che progetti ha lei per il futuro?

"Continuo a lavorare per la televisione. Ora sono alle prese con un progetto su Mediaset. E' un progetto che comincia da zero, posso metterci molto di mio, lo sento vicino alle mie corde. E poi c'è il secondo romanzo in cantiere".

Piersanti Spina sogna Ostuni. Lei sogna di tornare in Puglia?

"Ora passo molto tempo in Puglia e devo dire che mi stanno risaltando all'occhio tutti gli aspetti brutti e quelli belli. Bisogna uscire dalla demonizzazione o dalla mitizzazione della propria terra. Ci sono tanti aspetti belli, che mi porterebbero a vivere qui in pianta stabile. Altri aspetti mi porterebbero a fuggire a gambe levate. Diciamo che c'è un posto per tutte le età. Sicuramente ci tornerò, perché la Puglia mi chiama".

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