L'Ercole ritrovato, che forse resterà

BRINDISI – I brindisini hanno ritrovato l’Ercole. La statua scoperta 251 anni fa nei pressi di largo San Paolo è stata esposta stamane in una sala al primo piano del museo archeologico provinciale “Francesco Ribezzo”, nella sezione dedicata all’arte romana. L'Ercole resterà a Brindisi per i prossimi 18 mesi.

L'Ercole brindisino al Mapri

BRINDISI – I brindisini hanno ritrovato l’Ercole. La statua scoperta 251 anni fa nei pressi di largo San Paolo è stata esposta stamane in una sala al primo piano del museo archeologico provinciale “Francesco Ribezzo”, nella sezione dedicata all’arte romana. La pregiata scultura marmorea resterà nell’edificio di piazza Duomo per i prossimi 18 mesi. Dopo di che, dovrebbe rientrare presso il museo Archeologico di Napoli, dove per decenni è stata confinata nei sotterranei, completamente inaccessibile al pubblico.

Ma il commissario straordinario Cesare Castelli e la dottoressa Angela Marinazzo, direttrice emerita del Ribezzo, coltivano il sogno di trattenere l’opera per sempre. Lo hanno confessato stamattina, nel corso dell’inaugurazione dell’area espositiva dedicata al manufatto. La Marinazzo avrebbe voluto ottenere il prestito della statua già per il dicembre del 2012, in occasione dei 250 anni dal ritrovamento (l’opera, all’epoca, venne subito trasportata a Napoli per impreziosire la collezione di Ferdinando IV di Borbone, sovrano del Regno delle Due Sicilie).

“Da parte della Soprintendenza ai beni archeologici di Napoli e Pompei diretta dalla dottoressa Cinquantatre – dichiara la Marinazzo – è stata manifestata fin da subito piena disponibilità nei nostri confronti. Ma il lungo iter burocratico che accompagna il trasferimento di un’opera d’arte si è concluso solo in questi giorni”. Già fra il 2003 e il 2005, l’Ercole approdò al Ribezzo per un prestito di 24 mesi.

Allora come oggi, promotori e artefici dell’iniziativa sono stati Danilo Schifeo, ex presidente della circoscrizione Centro, e Pietro Caprioli, ringraziati pubblicamente da Castelli per la paziente attività diplomatica intessuta con le autorità campane, tutt’altro che generose nell’elargire in prestito i pezzi pregiati del proprio patrimonio. “Non è stato facile riportare qui la statua – ammette Castelli – ma ce l’abbiamo fatta”.

Il commissario straordinario punta sull’Ercole per un rilancio del museo Ribezzo, sul quale si è abbattuta senza pietà la mannaia della spending review (basti pensare che il personale, ormai da mesi, non ha le risorse per garantire l’apertura della struttura nei giorni festivi). “Il rientro della statua – afferma Castelli – può segnare un importante momento: deve essere un volano per rivitalizzare il turismo di questa terra e dare una nuova impronta alla provincia. L’Ercole, fra l’altro, farà conoscere meglio tutte le altre statue che nel sono conservate nel museo”.

Ma l’Ercole giovinetto che con la mano destra regge i pomi delle Esperidi e con la sinistra impugna una clava, da solo, non può fare il miracolo: occorre denaro fresco per riportare in auge le bellezze artistiche del Ribezzo. Come fare allora? Castelli spera nel sostegno dei privati e rilancia l’idea di cercare uno sponsor per il Museo. “Questa iniziativa – dichiara il commissario straordinario – è realizzabile. La sinergia fra pubblico e privato può essere la chiave di volta per il rilancio del nostro turismo”.

E le basi di questo progetto sono state poste proprio con il rientro dell’Ercole. E’ stata Confindustria, infatti, a sponsorizzare l’operazione. “L’associazione degli industriali – dichiara Giuseppe Marinò, presidente di Confindustria – ha sempre mostrato grande sensibilità per le iniziative di carattere artistico-culturale. Continueremo a fare la nostra parte”.

 

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