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Domenica, 5 Dicembre 2021
Scuola

"Clima di repressione e autoritarismo nelle scuole brindisine": studenti in piazza

Secondo l’Unione degli studenti Brindisi nelle scuole del brindisino si vive un “clima di repressione e autoritarismo”

BRINDISI – “Contro l'assenza di decisionalità, contro la mancanza di democrazia, contro ogni forma di repressione il 12 ottobre scenderemo in piazza e porteremo avanti le nostre rivendicazioni”. Secondo l’Unione degli studenti Brindisi nelle scuole del brindisino si vive un “clima di repressione e autoritarismo”: un dirigente scolastico ha cambiato il calendario delle lezioni interrompendole venerdì per riprenderle il sabato. Un altro vieta l’uso di telefoni cellulari anche durante l’intervallo. Per questo scendono in piazza, per rivendicare diritti e per essere ascoltati.

“Nell’istituto professionale Morvillo Falcone l’anno scolastico si apre con un clima di tensione dettato dalla personale scelta del dirigente scolastico di “spezzare” la settimana interrompendo le lezioni il venerdì e riprendendole il sabato. Questa decisione, non condivisa dagli studenti e della studentesse, dai genitori in più occasioni lamentatosi e dal corpo docenti, risulta poco comoda ed emblematica di un clima di repressione che in maniera preponderante ha messo piede nelle scuole”. Si legge in una nota.

“Inoltre tutto ciò risulta essere in piena linea con la Buona Scuola che accresce in maniera quasi eccessiva il ruolo del o della “Preside Dirigente” che prende provvedimenti avvalendosi unicamente della propria decisionalità”.

“Anche nel liceo scientifico E. Fermi una circolare regolamentare ha scosso gli studenti per la rigidità relativamente all’uso del cellulare (il cui utilizzo non è consentito nemmeno durante l’intervallo), alle uscite dalla classe e anche alla più banale richiesta di spostarsi per bisogni fisici si riceve un "no" come risposta”.

“Circolare regolamentare che non h visto in realtà minimamente la discussione o l'approvazione anche in questo caso da parte della popolazione studentesca del liceo. Non è più possibile tollerare questa repressione, abbiamo bisogno di essere ascoltati tutti e tutte, vogliamo una scuola che ci permetta di connettere didattica e svago, vogliamo un orario che rispetti i nostri bisogni". 

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